Confindustria chiede al governo e alle parti sociali di impegnarsi per 'liberare' 20 miliardi da destinare alla crescita sforbiciando la 'giungla' di spese fiscali che erode 120 miliardi di base imponibile. È l'appello lanciato dal leader degli industriali, Emanuele Orsini, nel corso della relazione all'assemblea annuale di Confindustria. L'Italia, ha osservato Orsini, "è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati, ma esistono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile. Lanciamo una proposta al Governo e alle parti sociali. Lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d'essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme.
E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola". "È un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione. Significa anche riaprire il capitolo di una seria revisione della spesa pubblica - ha ammonito Orsini - per incidere su privilegi ed equilibri consolidati. Cambiare questo stato di cose richiede fiducia e coraggio politico"."Noi siamo quello che decidiamo di fare. È il tempo del coraggio". È il messaggio finale lanciato dal presidente di Confindustria.
"Abbiamo il privilegio di poter essere coraggiosi in pace e non in guerra come invece succede a popoli a noi vicini: usiamo il coraggio per continuare a costruire sviluppo, competitività e opportunità. - afferma Orsini - Questa è l'unica via capace di generare futuro, coesione sociale e benessere diffuso. Noi siamo convinti che l'Italia, quando riesce a esprimere il meglio di se', sappia percorrere questa via con la stessa responsabilità, ambizione e determinazione che anima le nostre imprese. E noi crediamo nella fiducia, nel coraggio e nella responsabilità".
L'Europa è sempre più necessaria ma deve cambiare strada e marcia", ha scandito Orsini. "L'Europa deve cambiare strada e deve cambiare passo, e tocca a noi, ai suoi cittadini, tracciare il percorso. Nessun Paese europeo ha le risorse politiche ed economiche per affrontare da solo le sfide che abbiamo davanti: geopolitiche, tecnologiche, climatiche, demografiche. Gli Stati Uniti e la Cina le affrontano con massicci investimenti pubblici e privati, anche sul piano militare, e con politiche protezionistiche. La dimensione europea e' l'unica in grado di reggere l'urto. Noi crediamo nell'Europa.
Ma siamo molto preoccupati per le scelte dell'Unione in questi ultimi anni. Un punto su tutti: Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività". Secondo Orsini "Siamo soffocati dall'assenza di competitività e dalle fragilità che ogni giorno aumentano". Poi l’intervento dellla presidente del consuglio, Giorgia Meloni: "Voglio soprattutto rivolgere un saluto e un ringraziamento particolare al presidente della Repubblica. Lo dico al di là delle formalità: penso che la presenza del capo dello Stato ricordi alla nazione intera, ancora una volta, quanto importante sia il ruolo che l'industria italiana ricopre, non solo dal punto di vista economico, ma anche sul fronte storico, identitario, culturale e reputazionale".
"Quando lo stato crea le condizioni favorevoli il Sud sa rispondere con energia e può diventare traino per il Paese. Non è una questione meridionale, è da sempre una questione nazionale e ci riguarda tutti", ha sottolineato la premier. . Parlando della Zes Meloni ha spiegato che si stanno "studiando meccanismi tecnici per applicare a tutto territorio nazionale e affiancare questa misura ad un altra in ottica di investimenti, il meccanismo di iperammortamento".
Però "ci sono le condizioni per arrivare ad un accordo sindacati-Confindustria per contrastare i contratti pirata", ha ribadito la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ricordando il confronto in corso. "Stiamo lavorando alacremente e crediamo di poter raggiungere questo obiettivo in tempi ragionevolmente brevi", ha affermato. Fumarola rimarca che "stiamo facendo un lavoro importante e penso che il primo tassello di quel patto sia stato sicuramente il decreto Primo maggio. Ora bisogna evolvere perché noi dobbiamo incentivare nuovi investimenti, aumentare la produttività, redistribuirla sui salari, perché anche Orsini ha fatto presente quanto ci sia una questione salariale nel nostro Paese, investire in formazione non soltanto per i lavoratori ma anche per le imprese per gestire al meglio l'innovazione e l'intelligenza artificiale. Ma ora bisogna passare ai fatti. Allora, quella responsabilità alla quale Orsini ha fatto riferimento bisogna esercitarla già da domani insieme al governo, alle parti imprenditoriali e sindacali".
Rodolfo Ricci
