Il modello è quello già applicato per gli alloggi universitari legati al Pnrr, con una serie di semplificazioni e la nomina di un commissario.
Le misure poggiano su tre pilastri. Il primo prevede un programma straordinario di interventi per il recupero e la manutenzione del patrimonio attuale di edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata. L'obiettivo del programma è recuperare e rendere disponibili circa 60 mila alloggi popolari, ora non assegnabili perché in condizioni non adeguate e che richiedono interventi di ristrutturazione e rifacimento degli impianti essenziali. Per l'attuazione di tali interventi si prevede un pacchetto di semplificazioni e la nomina di un Commissario straordinario che dovrà attuare il piano di recupero e manutenzione, dopo aver definito gli interventi insieme agli Enti che gestiscono gli alloggi popolari. Inoltre, si realizzerà un programma di riscatto di immobili Erp da parte degli assegnatari e la realizzazione di nuove case popolari, senza consumo di suolo, per la locazione a lunga durata con la facoltà di riscatto predefinita. Il secondo pilastro del Piano prevede la concentrazione, in un apposito strumento finanziario gestito da Invimit Sgr, delle risorse di derivazione europea e nazionale che sono oggi destinate all'housing sociale e all'emergenza abitativa nei vari livelli di governo. Nell'ambito del Fondo di investimento verranno creati comparti specifici dedicati a ciascuna Regione o Provincia autonoma, in modo da garantire che le risorse vengano utilizzate per le esigenze specifiche del territorio di riferimento. Complessivamente, le risorse pubbliche messe a disposizione dell'intervento sono pari a oltre dieci miliardi di euro. Il terzo pilastro crea le condizioni per attivare gli investimenti privati nell'attuazione del Piano Casa, con l'obiettivo prioritario di costruire alloggi da affittare o vendere ai cittadini a prezzi calmierati. Si introducono quindi semplificazioni burocratiche e procedure rapide per gli investitori e si prevede, tra l'altro, per gli investimenti superiori al miliardo di euro, la nomina di un Commissario straordinario che dovrà rilasciare un provvedimento unico di autorizzazione. A fronte di tali semplificazioni, il privato dovrà in cambio garantire, su 100 alloggi realizzati, almeno 70 alloggi in edilizia convenzionata, da vendere o affittare a un prezzo scontato di almeno il 33% rispetto a quello di mercato. Le procedure semplificate e accelerate saranno applicate esclusivamente alla quota di alloggi di edilizia integrata, mentre sulla restante quota si continuerà ad applicare la disciplina ordinaria”.
Commenta la leader Cisl Fumarola: “Apprezziamo queste prime indicazioni perché pensiamo che il tema della casa sia un tema molto sensibile per i lavoratori, per le famiglie, per le famiglie immigrate e io credo che recuperare un patrimonio che era in qualche modo compromesso e rimetterlo a nuovo, immaginare (e ci sono risorse importanti da quello che abbiamo sentito) di costruire 100.000 nuovi alloggi nei prossimi 10 anni penso che si vada nella direzione giusta. Certamente leggeremo nel dettaglio il decreto per capire poi se ci sono degli elementi che a noi magari non vanno bene e lo faremo come sempre stando sul merito delle questioni”.
Da parte sua il segretario generale della Uil Bombardieri dice: “Non è il piano Fanfani, però è un passo avanti, un tentativo di intervenire su un problema molto forte per i lavoratori e le lavoratrici, soprattutto nel tentativo di dare un costo agevolato sia degli affitti che dei mutui”.
Giampiero Guadagni
