Lunedì 8 giugno 2026, ore 17:09

Mostre

Un artista troppo a lungo dimenticato dalla critica

di ELIANA SORMANI

Dopo poco più di due anni la Pinacoteca di Brera torna ad ospitare nelle sue sale un’interessante e suggestiva mostra di ricerca, in omaggio a Giovanni Agostino da Lodi, uno dei protagonisti del Rinascimento italiano, a cui fin ad oggi, non era mai stata dedicata una monografica e di cui la stessa Pinacoteca possiede l’unica opera firmata (“Doppio ritratto – San Pietro e Giovanni Evangelista”). Adempiendo al suo obiettivo “di valorizzare il proprio patrimonio, cercando nelle pieghe della storia dell’arte elementi di novità, significati non ancora evidenziati, ulteriore bellezza, senza cedere alle facili logiche del già visto e già noto”, come dichiara il suo direttore Angelo Crespi, la mostra porta alla luce gli esiti delle ultime ricerche e interpretazioni legate a questo pittore, troppo a lungo dimenticato dalla critica.

L’allestimento, nato dopo un anno e mezzo di lavoro, si sviluppa al centro di tre grandi sale del museo milanese (le stanze dedicate al Rinascimento veneto e lombardo), in cui a raggiera sono esposte 46 opere, autografe e di autori coevi, tra cui diverse avute in prestito da importanti istituzioni museali nazionali e stranieri, in dialogo tra di loro e con le opere esposte in modo permanente nella Pinacoteca, dando l’im pressione al visitatore di un’unica unità narrativa.

Curata da Maria Cristina Passoni, Cristina Quattrini e da un prestigioso comitato scientifico, la monografica cerca di restituire il ritratto dell’affascinante pittore rinascimentale sulla base dei pochi dati biografici ad oggi conosciuti, evidenziando i tratti comuni con le opere degli autori attivi tra la fine del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento tra Milano e Venezia, riprendendo e aggiornando gli studi che sullo stesso erano iniziati ad emergere all’inizio del Novecento, momento in cui la critica lo aveva riscoperto e identificato con il nome di Pseudo Boccaccino. In una splendida carrellata di opere che vanno da Bramantino ad Alvise Vivarini, da Giorgione a Dürer, da Lotto a Romanino, emergono così i tratti di un pittore che pur mantenendo i propri caratteri originali (matericità, brillantezza di colore ...) ha saputo guardare e assorbire diversi tratti della pittura dei grandi maestri con cui era entrato in contatto, divedi nendo una figura ponte tra la Milano di Leonardo e Bramantino e la Venezia di Giovanni Bellini e Giorgione, come emerge dal titolo stesso della mostra “Giovanni Agostino da Lodi. Un pittore itinerante tra Leonardo e Giorgione”. Ad oggi, la formazione di Giovanni Agostino da Lodi è ancora avvolta dal mistero e oggetto di ricerca, pur essendo possibile, ma non dimostrato, che egli sia “l’Agostino di Bramantino” o “l’Agostino milanese” menzionato da Giovanni Paolo Lomazzo e Paolo Morigia. Di lui inizia a parlarne nel 1890 Wilhelm von Bode, che ne riunisce il primo nucleo di opere attribuendole ad un certo Pseudo Boccaccino, artista dalla cultura composita, milanese e veneziana. Per indubbie ragioni di somiglianza una serie di opere tra cui “La Madonna con il bambino e San Sebastiano” della Galleria Estense di Modena (presente in mostra) erano state attribuite a Boccaccio Boccaccino. Nonostante nel 1912 fosse stata presentata da Francesco Malaguzzi Valeri, la tavoletta con i Santi Pietro e Giovanni Evangelista (?) con la firma di Giovanni Agostino da Lodi, oggi di proprietà di Brera, ancora per molto tempo viene messa in dubbio la sua identificazione con lo pseudo Boccaccino. Solo dopo la pubblicazione nel 1987 del disegno dell’”Allegoria della Prudenza” (presente in mostra), correlato da uno scritto cinquecentesco con il nome del pittore, gli si attribuiscono tutte le opere fino ad allora ascritte allo Pseudo Boccaccino.

Dal finire degli anni Ottanta si assiste ad un fiorire di studi su di lui, sulla base delle premesse fondamentali emerse dalle ricerche del Prof. Ballarini. La sua presenza è attestata a Venezia nel 1489, ma non si conosce quando egli sia giunto nella città lagunare. Si nota però nelle sue opere una forte influenza di Dürer, come emerge ad esempio in mostra in una piccola “Sacra Famiglia”; non si registrano invece le novità apportate dai tedeschi e presenti a Venezia nelle facciate di Giorgione e Tiziano, come non vi sono segni di interesse nelle sue opere verso Sebastiano del Piombo, a significare che potrebbe aver soggiornato per una breve stagione a Venezia per poi essere tornato a Milano. La prima sezione della mostra è dedicata alla ricostruzione dell’identità del pittore attraverso un’ana lisi comparata delle sue pitture. La seconda sezione apre invece un focus sulla presenza di Giovanni Agostino da Lodi a Venezia.

Il primo dipinto datato dell’au tore “La lavanda dei piedi” presente in originale in mostra, risale al 1500, dipinto si pensa destinato ad una confraternita e realizzato a Venezia dopo una sua presunta permanenza a Milano, vista l’influenza del Bramantino e di Leonardo da Vinci, da cui riprende vari aspetti prospettici. Le opere di questo periodo Veneziano, riflettono il suo legame con Giorgione, il cui confronto è possibile grazie anche alla presenza del capolavoro del pittore veneto “Le tre età”, legame evidente anche nella presenza del tema dei paesaggi, non ancora di carattere naturalistico, ma mitologico come emerge da due pitture esposte nella monografica. A Venezia si dedica a diverse opere di devozione privata in cui all’interno di rappresentazioni sacre compaiono i committenti. Interessanti sono anche le sue Madonne dai tratti nordici, con i lunghi capelli a boccoli e le raffigurazioni di Gesù Bambino riprese da Dürer, che era stato a Venezia probabilmente tra 94 e il 95 e di cui Giovanni Agostino conosceva quasi sicuramente le stampe. Presumibilmente, poichè le opere milanesi non risultano datate, tra il 1505 e il 1508 si trova a Milano, dove ritorna nel 1510, anno a cui risale la pittura della sua splendida “Assunzione della Vergine” della Pinacoteca Ambrosiana, ma non si sa quando sia ritornato neppure qui. Nel secondo decennio del Cinquecento, a cui è dedicata la quarta sezione della mostra, si presume egli si trovi a Milano, poiché la sua pittura risente l’influenza del Bramantino, di Bernardino Luini e Marco d’Oggiono da cui riprende la monumentalità della linea in aggiunta agli elementi veneziani e dureriani. Si sa per certo che nel 1511 è coinvolto a Milano nelle controversie che agitano la corporazione dei pittori e che egli si trova in una posizione di spicco tra gli artisti milanesi, vista la sua elezione fra i procuratori della fazione che vuole rendere autonomi i pittori, fazione guidata da Zenale e Bramantino. Le prime opere di questa fase esposte in mostra come l’”Adorazione dei Magi”, e “La sacra famiglia” sono caratterizzati da una accentuazione espressiva e da una forte drammaticità, cosa che è ancora più evidente nella sua “Salomè”, ben diversa nelle soluzioni da quella del Salario e di Luini, con cui è messa in dialogo in mostra, incentrata esclusivamente sul volto di San Giovanni lasciando sullo sfondo la Salomè stessa. Sempre nella quarta sezione della mostra le curatrici hanno voluto mostrare come in due occasioni la strada di Giovanni Agostino da Lodi si sia intrecciata sia con il Bergognone, con il quale dipinge un trittico presente fino al 1782 nella Certosa di Parma e di cui oggi sono state rinvenute solo due delle tre tavole , così come con l’atti vità di Marco d’Oggiono in occasione dell’”Adorazione dei Magi” e del “Battesimo di Cristo” in Brera, erroneamente creduti parte del polittico dell’altare maggiore della chiesa di Santa Maria della Pace di Milano, opere dipinte prevalentemente da Giovanni Agostino da Lodi, fatta eccezione per la testa e le mani della Vergine e per l’incarnato del bambino nell’Adorazione dei magi e la figura di Cristo nel Battesimo. La monografica si conclude con una sezione (quinta) dedicata a disegni a matita rossa eseguiti dal pittore lombardo, prevalentemente opere da collezione e non preparatorie (fatta eccezione per un arciere e per un angelo annunciante), opere da cui emergono la precisione e le eccezionali doti pittoriche dell’artista. Si tratta prevalentemente di teste, in cui l’au tore riesce a fare emergere lo stato d’animo dei soggetti caricandoli anche di una resa nella luce che risente dell’influenza di Giorgione. Tra questi disegni emerge l’”Allegoria della prudenza”, opera che ha confermato, grazie al foglio accompagnatorio, la tesi relativa all’i dentità del pittore, dimostrando oltretutto la sua fama in Veneto anche oltre il periodo della sua permanenza a Venezia.

La mostra, carica di un fascino e di una bellezza tutte rinascimentali, riesce ad essere, grazie alla presenza di una pluralità di autori, non solo una monografica incentrata su un unico soggetto, ma un’esposi zione di ben più ampio respiro, indirizzata a ricostruisce il contesto artistico veneziano e milanese tra la fine del Quattrocento i primi anni del Cinquecento attraverso i suoi principali esponenti, di cui Giovanni Agostino da Lodi, ne assorbe diversi tratti e li personalizza, dando origine ad uno stile stratificato, proprio ed originale.

Giovanni Agostino da Lodi. Un pittore itinerante tra Leonardo e Giorgione, Milano-Pinacoteca di Brera, 26 maggio-13 settembre 2026.

( 8 giugno 2026 )

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Alla Pinacoteca di Brera la mostra Giovanni Agostino da Lodi. Un pittore itinerante tra Leonardo e Giorgione

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