Per la maggioranza è una svolta nelle politiche abitative, per le opposizioni solo propaganda.
Il provvedimento prevede l’istituzione della Cabina di monitoraggio del programma, presieduta dal presidente del Consiglio dei ministri o dal ministro delle infrastrutture e dei trasporti, a cui partecipano anche Anci, Comuni e Regioni interessate dagli interventi; rappresentanti delle associazioni degli enti di edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata. Previsto un fondo rotativo di garanzia destinato alla copertura del rischio di morosità incolpevole, con una dotazione iniziale pari a 22 milioni di euro per il 2026, 2 milioni per il 2027 e alimentato con quota parte dei canoni di locazione versati dai conduttori degli alloggi di Erp. In sede referente è stato introdotto un articolo che include tra le categorie prioritarie esclusivamente ammesse all'accesso al Fondo di garanzia per la prima casa: le persone con disabilità permanente e il componente di un nucleo familiare in cui conviva da almeno 2 anni un familiare, che sia figlio o figlia ovvero fratello o sorella del richiedente, con disabilità permanente. Si rifinanzia il fondo per gli alloggi degli studenti universitari fuori sede, istituito dalla legge di bilancio per il 2021, nell'ordine di 8,5 milioni di euro per l'anno 2026. Normata anche la possibilità di riscatto degli alloggi di edilizia residenziale pubblica esistenti. Al fine di contrastare il disagio abitativo, si autorizza il dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri a sottoscrivere nell'anno 2026 quote per un importo pari a 100 milioni di euro del Fondo Housing Coesione istituito dalla società Invimit Sgr Spa. Queste le risorse destinate al programma, come emerge dal dossier pubblicato dalla Camera: un'autorizzazione di spesa complessiva di 970 milioni di euro per il periodo 2026-2030.
In sostanza il Piano Casa si fonda su tre pilastri. Il primo è l’edilizia residenziale popolare. Nell'immediato, ossia entro un anno dall'approvazione del decreto, si punta al recupero di 60mila alloggi popolari attualmente inutilizzabili, con uno stanziamento di 1,7 miliardi di euro, integrabili con i fondi per la rigenerazione urbana, e prevede la nomina di un commissario straordinario.
Il secondo pilastro è l’housing sociale. Un pacchetto di semplificazioni e una concentrazione delle risorse per 3,6 miliardi di euro gestito da Invimit per creare alloggi a canone calmierato.
Il terzo Pilastro è costituito dagli investimenti privati. Lo Stato assicura al privato che vuole investire semplificazioni burocratiche, procedure veloci, come la nomina di un commissario straordinario per investimenti superiori a 1 miliardi di euro. In cambio i costruttori destineranno almeno il 70% degli edifici all'edilizia convenzionata, con prezzi scontati di almeno il 33% rispetto al mercato. Formula del rent to buy: non si paga più a vuoto l'affitto, ma si paga l'affitto di una lunga locazione e poi si può riscattare l'immobile.
Sempre lunedì scorso con un decreto del Presidente del Consiglio è stato nominato il Commissario straordinario che si occuperà delle case popolari: l'architetto Felice Squitieri, consulente tecnico per la Pa e commissario Via e Vas del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, sarà il nuovo Commissario straordinario per la ricognizione dei fabbisogni e il programma di interventi in materia di edilizia residenziale pubblica e sociale. Resterà in carica fino al 31 dicembre 2027 con un compenso lordo complessivo di circa 490mila euro, potrà avvalersi di un sub-commissario e una struttura di supporto e potrà operare a mezzo di ordinanza, in deroga a ogni legge diversa da quella penale, fatti salvi il codice antimafia e quello dei beni culturali e vincoli inderogabili derivanti dall'appartenenza all'Ue.
Giampiero Guadagni
