Giovedì 25 giugno 2026, ore 20:20

Attualità

Sanità integrativa: necessario potenziarla

Una sanità integrativa che riesce a coprire solo il 24% della popolazione a dispetto del 75% della media dell’Ue, e con un contributo medio per beneficiario di circa 190 euro, nettamente inferiore ai 260 euro medi dell’Europa: è il dato che riguarda l'Italia e che è emerso nel corso dell'audizione del ministro della Salute, Orazio Schillaci, davanti alla Commissione Affari sociali del Senato, nell’ambito dell’indagine conoscitiva dedicata alle forme integrative di previdenza e assistenza sanitaria e al loro contributo all’efficacia complessiva del sistema di welfare e di tutela della salute. “La sanità integrativa - ha detto Schillaci - rappresenta uno strumento complementare al Servizio sanitario nazionale e si configura come un elemento fondamentale per sostenere e implementare il nostro sistema di welfare, garantendo una copertura sanitaria sempre più completa per tutti i cittadini”. Una copertura che, non essendo garantita completamente dallo “welfare state”, è demandata anche al comparto privato, la cui spesa “viene stimata in circa 40 miliardi di euro, una misura molto inferiore rispetto alla media dei Paesi europei”. Per Schillaci, quindi, risulta fondamentale estendere i benefici della sanità integrativa a tutti i cittadini, con particolare attenzione ai nuclei familiari e ai pensionati, con una compartecipazione al costo e modalità agevolate, visto che al momento, “i pensionati rappresentano solo il 3% degli iscritti ai fondi integrativi sanitari, nonostante si tratti della fascia di popolazione che esprime il maggior bisogno di cure”. È nei loro confronti che andrebbe potenziata l'adesione a fondi di sanità integrativa, accantonando somme che poi andrebbero a sostenerli nella fruizione delle prestazioni nel momento in cui le cure risultano fondamentali: fondi che dovrebbero essere incentivati ad ampliare le prestazioni, in particolare quelle extra LEA, come l’assistenza odontoiatrica, le prestazioni per la non autosufficienza, la riabilitazione, l’assistenza psicologica, anche dedicando risorse per l’assistenza a lungo termine, ed estendendo la deducibilità fiscale “per incentivare una maggiore adesione al sistema da parte dei cittadini”.

E proprio il tema dei beneficiari è uno tra i più spinosi. Nel corso dell'audizione, infatti, è emerso che ad aderire ai fondi siano soprattutto lavoratori dipendenti, categorie protette dalla contrattazioni collettiva, contribuenti con reddito medio alto, a differenza di pensionati, disoccupati, lavoratori precari e soggetti economicamente più deboli, che ne beneficiano in misura minore. Secondo il ministro della Salute questo è un elemento che “Rischia di allontanare il sistema dalla logica universalistica del nostro Servizio sanitario, che ridistribuisce le risorse secondo il bisogno di salute”. Importante, secondo il ministro, che in questo lavoro di consolidamento della sanità integrativa, non si vadano ad intaccare i meccanismi di finanziamento del Servizio sanitario nazionale. “In questa prospettiva – ha concluso Schillaci - è necessario sviluppare un insieme organico di interventi finalizzati a creare sinergie strutturate tra Ssn e sanità integrativa”, implementando e valorizzando il fascicolo sanitario elettronico, anche per monitorare le prescrizioni e le prestazioni, per ridurre sprechi, duplicazioni e fenomeni distorsivi; istituendo un registro unico dei soggetti che erogano rimborsano prestazioni sanitarie, indipendentemente dal regime fiscale di loro appartenenza. “Rafforzamento della governance, maggior chiarezza delle regole, efficienza dei sistemi informativi e contrasto alle regolarità contributive - ha concluso Schillaci - sono le leve principali per consolidare il ruolo della sanità integrativa quale secondo pilastro complementare del Ssn in grado di rispondere in modo efficace alle esigenze presenti e future dei cittadini, in un panorama che sta cambiando in maniera molto rapida”.

Anna Taverniti

( 25 giugno 2026 )

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