La piaga degli incendi in Sardegna raggiunge sempre livelli drammatici. La devastazione operata dai roghi quando non riduce in cenere attività economiche ( l’anno scorso 3752 ettari di boschi e pascoli alberati in 57 eventi di rilievo) e mette sul lastrico intere famiglie, cambia per decenni i connotati di un bene paesaggistico . A volte l’avanzata del fuoco si trasforma in tragedia. Il 28 luglio 1983 vicino a Tempio (SS) morirono 9 persone e altre 15 rimasero ferite in un incendio che distrusse 18 mila ettari di terreno. Le fiamme nell’isola non si generano per caso. Un report del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, dopo aver sottoposto ai raggi X oltre 14 mila eventi verificatisi negli ultimi trent’anni, ha stabilito la natura dolosa di 9738 roghi a fronte di 2319 di natura colposa. Una tendenza che non sembra diminuire: negli ultimi cinque anni sono stati contati 619 incendi dolosi contro 299 colposi, dovuti a imprudenza, distrazione o fatalità. Ma quale è il motivo che spinge una mano nascosta a collocare micce a scoppio ritardato tra cespugli, nel sottobosco e anche nelle cunette delle strade di penetrazione agraria? Dal 2020 all’anno scorso la causa di questa criminale azione sarebbe da ricercare, il 30% delle volte, nei conflitti e nelle vendette connesse al pascolo e ai rapporti tra allevatori e pubblica amministrazione. Seguono piromania ( 20% ), creare allarme nel sistema antincendi (13%), favorire l’apertura o il rinnovo dei pascoli (13%),ripulire terreni agricoli (7%). Sono di natura colposa, invece, gli incendi che tra fine maggio e i primi dello scorso mese di giugno hanno allarmato il corpo forestale regionale e richiesto perfino l’intervento degli aerei Canadair per spegnere le fiamme. "Le abbondanti precipitazioni invernali hanno favorito - ha fatto sapere il Corpo forestale di Vigilanza ambientale della Regione - un incremento significativo della biomassa vegetale, determinando un contesto che richiede la massima prudenza nello svolgimento di attività potenzialmente idonee a generare inneschi suscettibili di espandersi in incendio". Molti degli incendi dei giorni scorsi sarebbero riconducibili a lavorazioni agricole. Un patto tra istituzioni, territori, forze impegnate sul fronte della prevenzione e mondo produttivo per contrastare una piaga che ogni estate divora migliaia di ettari, cancella produzioni agricole, mette a rischio allevamenti, distrugge biodiversità e lascia ferite profonde nelle comunità locali è stato chiesto nell’incontro “Insieme contro il rischio incendi. Spegniamo l’incendio, accendiamo la consapevolezza”, ideato e promosso da Coldiretti Nuoro Ogliastra che ha riunito nel capoluogo barbaricino, attorno allo stesso tavolo, Regione, Prefettura, Provincia, Comune, Protezione civile, Corpo forestale, Vigili del fuoco, scuola e rappresentanti del mondo agricolo e allevatoriale. Secondo Coldiretti nella lotta agli incendi il ruolo di agricoltori e allevatori assume un valore strategico."Le aziende agricole rappresentano un presidio permanente del territorio, contribuiscono alla manutenzione delle campagne, mantengono vivi i territori più fragili e spesso costituiscono il primo argine contro degrado, abbandono e rischio incendi - sottolinea il direttore di Coldiretti Nuoro Ogliastra, Alessandro Serra - dove ci sono presenza umana, aziende attive e comunità che vivono il territorio ogni giorno, aumenta la capacità di controllo e prevenzione e diminuiscono le condizioni che favoriscono il propagarsi delle fiamme". La Cisl funzione pubblica chiede un intervento politico immediato e non più rinviabile per assicurare il massimo dell’efficienza al sistema antincendio sardo. "Bisogna rafforzare - dice Massimo Cinus, segretario regionale della FP cislina - in modo strutturale la componente terrestre e la capacità di bonifica; garantire una reale continuità operativa del concorso aereo anche nei periodi di transizione; valorizzare pienamente il ruolo tecnico-operativo del Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale quale struttura centrale di protezione civile. Ogni ulteriore rinvio nell’adozione di misure strutturali di adeguamento del sistema espone il territorio regionale a un livello di rischio non più compatibile con gli attuali scenari climatici e operativi". Entro il mese di giugno la flotta aerea regionale schierata in assetto completo sarà composta da 12 elicotteri: 9 elicotteri leggeri, con capacità media di carico pari a 900 litri d'acqua, un elicottero medio-pesante AB412 con capacità di 1.200 litri e 2 elicotteri pesanti Super Puma, in grado di trasportare fino a 4.000 litri. A supporto del sistema regionale opererà anche il servizio antincendio nazionale, che metterà a disposizione tre Canadair con base a Olbia e due elicotteri pesanti AW139 dell'Esercito Italiano e dell'Aeronautica Militare schierati negli aeroporti di Decimomannu ed Elmas.
Mario Girau

