Intervenendo alla presentazione, Mattarella ha auspicato che ”chi nasce nel Meridione possa scegliere liberamente di restarvi, possa tornarvi se ha fatto esperienza altrove e possa aggiungersi chi viene da fuori per arrivare qui. Questa è una chiave di sviluppo per l'intero Paese, è interesse nazionale dell'Italia”. E ha rinnovato l'appello a uno sviluppo che garantisca il futuro dei giovani, in un quadro di crescente allarme demografico.
La campagna Sud Vivo individua quattro direttrici per contrastare lo spopolamento: nascere, restare, tornare e arrivare. L'obiettivo è creare condizioni favorevoli alla permanenza e all'attrazione di nuovi abitanti attraverso lavoro dignitoso, servizi, accoglienza e valorizzazione delle competenze. Per la Fondazione con il Sud, la rigenerazione demografica rappresenta una questione nazionale. Il rapporto indica nella collaborazione tra istituzioni, enti locali e Terzo settore la strada per consolidare le esperienze già avviate e trasformarle in politiche strutturali di sviluppo.
Il dato sullo spopolamento, peraltro, preoccupa sempre di più gli italiani. Il 73% della popolazione considera allarmante in particolare l'emigrazione dei giovani del Sud verso l'estero o il Centro-Nord. Trasversale a tutto il Paese, invece, l'allarme per la denatalità, che preoccupa otto italiani su dieci. È quanto emerge dall'indagine Demopolis, realizzata appunto per la Fondazione con il Sud.
Per contrastare lo spopolamento, il 62% degli intervistati auspica una collaborazione tra istituzioni, imprese e privato sociale. Tra le misure ritenute più efficaci figurano la creazione di opportunità occupazionali nei territori (69%), gli incentivi fiscali per imprese e giovani (61%), il miglioramento della mobilità e dei trasporti pubblici (56%), il sostegno all'acquisto e alla ristrutturazione della prima casa nei piccoli borghi (54%) e il potenziamento dei servizi sanitari, educativi e assistenziali (51%). Per il 76% degli italiani la rigenerazione territoriale deve puntare su quattro direttrici: favorire la natalità, creare lavoro, incentivare il rientro dei talenti e attrarre nuovi residenti. Una visione condivisa dall'87% degli intervistati al Sud. Il 19% ritiene invece inevitabile lo spopolamento e invita a concentrare gli investimenti sui servizi essenziali.
Commenta il segretario confederale Cisl Angelo Marinelli: ”I dati del rapporto impongono una riflessione e una risposta strutturale: 730mila residenti persi tra il 2001 e il 2023 e una possibile riduzione della popolazione di quasi il 38% entro il 2080 rappresentano una sfida nazionale ed europea”. Al tempo stesso ”la crescita del pil meridionale, superiore negli ultimi anni a quella del Centro-Nord, conferma il valore delle leve di fiscalità di sviluppo messe in campo, degli investimenti pubblici, del Pnrr e della coesione. Va trasformata in lavoro stabile, sicuro e adeguatamente retribuito, soprattutto per giovani e donne, il cui tasso di occupazione è pari al 41%. La partenza dei giovani qualificati trasferisce inoltre altrove competenze e benefici dell'investimento pubblico e familiare nella formazione, lasciando irrisolti i divari territoriali”. Aggiunge Marinelli: ”Il rifinanziamento del credito d'imposta Zes Unica e gli incentivi alle assunzioni previsti dalla legge di bilancio sono strumenti positivi: integrati con formazione, politiche attive e investimenti in infrastrutture e politiche industriali devono generare occupazione duratura e crescita delle filiere locali. La continuità degli investimenti oltre il Pnrr richiede coordinamento tra fondi europei, Fsc e Zes e una politica di coesione forte, che sostenga lavoro e servizi anche nella prospettiva del ’Right to Stay’ europeo. È il senso del Patto sociale Cisl: impegni condivisi tra Governo e parti sociali su salari, produttività, industria e welfare, valorizzando contrattazione e partecipazione. Contrastare lo spopolamento significa anche valorizzare il Mezzogiorno come hub produttivo, energetico, logistico e volano di sviluppo euromediterraneo. Una scelta decisiva per il futuro dell'Italia, la coesione europea e lo sviluppo condiviso del Mediterraneo”.
Giampiero Guadagni
