Sabato 7 novembre 2026, ore 4:39

Rapporto 

Sud, crescita economica. Ma è allarme demografico 

Il Mezzogiorno rischia di perdere quasi 7,4 milioni di abitanti entro il 2080, passando dagli attuali 19,7 milioni a 12,3 milioni. È la stima contenuta nel rapporto ”Sud Vivo. La sfida demografica come risorsa nazionale”, promosso dalla Fondazione con il Sud e illustrato alla presenza del Capo dello Stato Mattarella. Il rapporto fotografa le criticità demografiche ed economiche dell'area, ma evidenzia anche esperienze e potenzialità di sviluppo. Tra il 2001 e il 2023 il Sud ha già perso circa 730mila residenti, mentre oltre 220mila giovani sono emigrati all'estero tra il 2011 e il 2024. Il rapporto segnala tuttavia indicatori positivi: negli ultimi anni il Mezzogiorno ha registrato una crescita cumulata del 9,5%, superiore alla media nazionale. La quota di imprese ad alta crescita supera quella italiana in tutte le regioni meridionali. Sono inoltre quasi 50mila le organizzazioni del Terzo settore iscritte al Runts, il registro unico nazionale del terzo settore e circa 3.500 le startup innovative presenti nell'area. Tra le risorse individuate figurano anche l'accoglienza e l'economia sociale. Nel Mezzogiorno si concentra il 65% dei progetti e il 55% dei posti del Sistema Accoglienza Integrazione. Il rapporto documenta diverse esperienze originali e di successo di rigenerazione territoriale: dalla rinascita del Rione Sanità a Napoli, con oltre 130 giovani coinvolti nelle attività culturali e turistiche; a CasaPaese a Cicala, in Calabria; fino a Beehive a Trapani, che ha contribuito alla creazione di 56 posti di lavoro qualificato e al rientro di 26 siciliani. Restano significative le disuguaglianze. Nel 2025 il tasso di occupazione femminile tra i 20 e i 64 anni è pari al 41% nel Mezzogiorno, contro il 58% della media nazionale. Pesano inoltre salari più bassi, precarietà lavorativa e carenze nei servizi pubblici, fattori che continuano ad alimentare la partenza dei giovani qualificati.
Intervenendo alla presentazione, Mattarella ha auspicato che ”chi nasce nel Meridione possa scegliere liberamente di restarvi, possa tornarvi se ha fatto esperienza altrove e possa aggiungersi chi viene da fuori per arrivare qui. Questa è una chiave di sviluppo per l'intero Paese, è interesse nazionale dell'Italia”. E ha rinnovato l'appello a uno sviluppo che garantisca il futuro dei giovani, in un quadro di crescente allarme demografico.
La campagna Sud Vivo individua quattro direttrici per contrastare lo spopolamento: nascere, restare, tornare e arrivare. L'obiettivo è creare condizioni favorevoli alla permanenza e all'attrazione di nuovi abitanti attraverso lavoro dignitoso, servizi, accoglienza e valorizzazione delle competenze. Per la Fondazione con il Sud, la rigenerazione demografica rappresenta una questione nazionale. Il rapporto indica nella collaborazione tra istituzioni, enti locali e Terzo settore la strada per consolidare le esperienze già avviate e trasformarle in politiche strutturali di sviluppo.
Il dato sullo spopolamento, peraltro, preoccupa sempre di più gli italiani. Il 73% della popolazione considera allarmante in particolare l'emigrazione dei giovani del Sud verso l'estero o il Centro-Nord. Trasversale a tutto il Paese, invece, l'allarme per la denatalità, che preoccupa otto italiani su dieci. È quanto emerge dall'indagine Demopolis, realizzata appunto per la Fondazione con il Sud.
Per contrastare lo spopolamento, il 62% degli intervistati auspica una collaborazione tra istituzioni, imprese e privato sociale. Tra le misure ritenute più efficaci figurano la creazione di opportunità occupazionali nei territori (69%), gli incentivi fiscali per imprese e giovani (61%), il miglioramento della mobilità e dei trasporti pubblici (56%), il sostegno all'acquisto e alla ristrutturazione della prima casa nei piccoli borghi (54%) e il potenziamento dei servizi sanitari, educativi e assistenziali (51%). Per il 76% degli italiani la rigenerazione territoriale deve puntare su quattro direttrici: favorire la natalità, creare lavoro, incentivare il rientro dei talenti e attrarre nuovi residenti. Una visione condivisa dall'87% degli intervistati al Sud. Il 19% ritiene invece inevitabile lo spopolamento e invita a concentrare gli investimenti sui servizi essenziali.
Commenta il segretario confederale Cisl Angelo Marinelli: ”I dati del rapporto impongono una riflessione e una risposta strutturale: 730mila residenti persi tra il 2001 e il 2023 e una possibile riduzione della popolazione di quasi il 38% entro il 2080 rappresentano una sfida nazionale ed europea”. Al tempo stesso ”la crescita del pil meridionale, superiore negli ultimi anni a quella del Centro-Nord, conferma il valore delle leve di fiscalità di sviluppo messe in campo, degli investimenti pubblici, del Pnrr e della coesione. Va trasformata in lavoro stabile, sicuro e adeguatamente retribuito, soprattutto per giovani e donne, il cui tasso di occupazione è pari al 41%. La partenza dei giovani qualificati trasferisce inoltre altrove competenze e benefici dell'investimento pubblico e familiare nella formazione, lasciando irrisolti i divari territoriali”. Aggiunge Marinelli: ”Il rifinanziamento del credito d'imposta Zes Unica e gli incentivi alle assunzioni previsti dalla legge di bilancio sono strumenti positivi: integrati con formazione, politiche attive e investimenti in infrastrutture e politiche industriali devono generare occupazione duratura e crescita delle filiere locali. La continuità degli investimenti oltre il Pnrr richiede coordinamento tra fondi europei, Fsc e Zes e una politica di coesione forte, che sostenga lavoro e servizi anche nella prospettiva del ’Right to Stay’ europeo. È il senso del Patto sociale Cisl: impegni condivisi tra Governo e parti sociali su salari, produttività, industria e welfare, valorizzando contrattazione e partecipazione. Contrastare lo spopolamento significa anche valorizzare il Mezzogiorno come hub produttivo, energetico, logistico e volano di sviluppo euromediterraneo. Una scelta decisiva per il futuro dell'Italia, la coesione europea e lo sviluppo condiviso del Mediterraneo”.
Giampiero Guadagni

( 6 novembre 2026 )

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