Gli immigrati in Italia passeranno da circa 432mila del 2025 a 423mila nel 2030, per poi ridursi a 372 mila nel 2050 e risalire a 404mila nel 2080. Gli emigrati per l'estero si attestano invece intorno a 144mila nel 2025, 176mila nel 2030, 169mila nel 2050 e 183mila nel 2080. Il saldo migratorio estero rimane positivo lungo tutto l'orizzonte previsivo: da circa 296mila persone nel 2025 scende a 247mila nel 2030 e a 204mila nel 2050, per poi tornare a crescere fino a 221mila nel 2080. Tuttavia, sottolinea l’Istat, il contributo migratorio non compensa le perdite derivanti dal saldo naturale negativo, neanche negli anni in cui il saldo migratorio raggiunge livelli più elevati. Nello scenario mediano, le nascite si mantengono su livelli stabili fino al 2030 (355mila nati annui). Si scende poi a 335mila nel 2050 e a 281mila nel 2080. Sebbene l'incertezza associata alle nascite aumenti nel tempo, la futura natalità non riuscirà a riequilibrare la dinamica naturale. Infatti, i decessi aumenteranno significativamente, passando da 652mila nel 2025 a 708mila nel 2030 e raggiungendo un picco di 869mila nel 2058. Tale evoluzione riflette i cambiamenti attesi nella struttura per età: le numerose generazioni oggi adulte entreranno via via nelle età anziane, determinando un incremento dei decessi anche in virtù degli ipotizzati miglioramenti nella sopravvivenza.
Italia ha deciso di prorogare fino al 15 settembre i controlli alle frontiere aree e marittime con la Spagna che erano stati introdotti il primo agosto, a causa della crisi migratoria nell'exclave spagnola in Marocco di Ceuta. Lo ha annunciato il Viminale spiegando che le valutazioni alla base del provvedimento sono state comunicate dal ministro dell'Interno Piantedosi al collega spagnolo Grande-Marlaska ”nel corso di un costruttivo confronto telefonico”. La Spagna aveva già chiesto a Roma senza successo di revocare le restrizioni e ha risposto introducendo a sua volta dall'8 agosto controlli per i viaggiatori provenienti dall'Italia, una misura che resterà in vigore fino al 7 settembre. Venerdì scorso il ministro degli Esteri spagnolo Albares aveva nuovamente accusato Roma di ”mancanza di solidarietà” e di aver utilizzato la crisi migratoria per ottenere un vantaggio politico. La proroga dei controlli, ha spiegato il Viminale, è stata decisa ”in linea con l'analisi effettuata dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, in ragione del permanere degli elementi di valutazione che erano stati alla base della loro reintroduzione lo scorso 1 agosto, ma al contempo anche tenendo conto delle iniziative già avviate dalla Spagna, insieme all'Unione Europea, affinché in quell'area la situazione possa avviarsi a una prossima normalizzazione”. Piantedosi aveva già fatto sapere che la revoca sarebbe dipesa dal venir meno dei rischi per la sicurezza italiana.
La politica si divide sulla decisione del Governo. Per la maggioranza la proroga dello stop di Schengen è una misura prudenziale e necessaria, che tiene conto del fatto che la crisi di Ceuta non è mai rientrate. L’opposizione va all’attacco. Per Italia Viva ”il Governo mette in campo un’altra arma di distrazione di massa” E per il M5S ”l’Italia con il Governo Meloni sta diventando lo zimbello d0’Europa”.
La questione migranti è una delle principali insidie per il Governo Meloni (che in settimana diventerà il più longevo nella storia repubblicana) alla ripresa dopo la pausa estiva. In primo piano c’è naturalmente la manovra, che si intreccia con le misure sull'energia e le spese militari, le incertezze geopolitiche e quelle di politica interna. Si annuncia intenso il negoziato all'interno del Governo sulle misure contro il caro carburanti, che si studiano in parallelo a quelle finanziabili grazie ai 14 miliardi di flessibilità concessi dall'Ue. Molto dipenderà dall'eventuale uscita dalla procedura di infrazione, per cui si attende l'aggiornamento Istat dei dati di finanza pubblica, il 22 settembre.
Giampiero Guadagni
