Dal 2001 il 2 giugno, Festa della Repubblica, è tornato ad essere un giorno festivo nazionale. Per motivi economici nel 1977 la Festa era infatti stata spostata alla prima domenica di giugno; il ripristino venne fortemente voluto dall’allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi. E sempre per impulso di Ciampi dal 2001, il 7 gennaio, si celebra la Festa del Tricolore.
La data del 2 giugno, giorno della celebrazione della nascita della Repubblica e dell’affermazione della sovranità popolare; insieme al 25 aprile, Festa della Liberazione e al 4 novembre, anniversario della vittoria nella prima guerra mondiale e Giornata dell’Unità nazionale, sono nella visione di Ciampi un trittico di memoria e valori che, nella loro complementarità, costituisce l’ossatura della pedagogia costituzionale della Repubblica. Il tricolore diventa così emblema di coesione sociale, di unità nella diversità e di fedeltà ai principi costituzionali, che non solo legano il presente al passato, ma orientano l’iden tità collettiva verso una prospettiva futura condivisa. Una impostazione che attribuisce alla Festa della bandiera una funzione costituzionale e pedagogica di lungo periodo. Non adesione ad un’identità chiusa, ma partecipazione consapevole a una comunità politica fondata sui principi di libertà, uguaglianza e solidarietà.
La vicenda della bandiera italiana viene ricostruita nel libro “Il tricolore della Repubblica. Una storia istituzionale”, pubblicato da Studium e scritto da Maria Teresa Antonia Morelli, professoressa associata di Storia delle istituzioni politiche all’Università degli Studi Link di Roma. Il lavoro della professoressa Morelli propone appunto una ricostruzione storico-istituzionale e giuridica del percorso attraverso cui la bandiera italiana risalta come simbolo dell’identità nazionale e parte integrante del patto repubblicano.
La prima attestazione storica dell’impiego del tricolore italiano si fa risalire al 6 novembre 1796, quando viene utilizzato come insegna dai reparti militari italiani aggregati alle forze napoleoniche nel corso della prima campagna d’I talia condotta da Napoleone Bonaparte. La genesi cromatica del vessillo trova una spiegazione concreta nel contesto politico-militare del tempo: il verde riprende il colore delle uniformi della Legione Lombarda, mentre il bianco e il rosso richiamano i colori araldici tradizionali del Comune di Milano. L’uffi cializzazione politica del tricolore come simbolo della libertà repubblicana avviene il 7 gennaio 1797, quando, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, il Parlamento della Repubblica Cispadana, riunito a Reggio Emilia, proclama formalmente il vessillo a tre bande di verde, bianco e rosso quale “Bandiera Cispadana”. Attraverso un’ampia e rigorosa consultazione di fonti molteplici, con speciale attenzione ai documenti d’archivio, il libro di Maria Teresa Antonia Morelli restituisce il dibattito e il clima in Assemblea costituente che conduce alla formulazione dell’articolo 12, inserito tra i principi fondamentali della Costituzione. La ricerca si sviluppa sulla definizione della bandiera dell’Unione europea nonché sul percorso di elaborazione e approvazione dell’Emblema repubblicano, fino alla definitiva riappropriazione istituzionale e popolare del Tricolore per merito della presidenza Ciampi. Attuando il dettato costituzionale emerge la portata istituzionale e simbolica del Tricolore quale segno rappresentativo condiviso di unità, solidarietà e uguaglianza, capace di riflettere la memoria, le tensioni e le trasformazioni della Repubblica contemporanea.
Nel flusso dei capitoli del libro, scrive nella sua prefazione il Rettore dell’Università Lumsa di Roma Francesco Bonini, la storia istituzionale del Tricolore nell’Italia repubblicana risulta strutturata in due parti, rispettivamente in ordine alle questioni dell’elaborazione e dell’attua zione della Costituzione.
Il primo percorso, relativo alla menzione in Costituzione della bandiera, si sviluppa rapidamente, tanto in commissione quanto in Aula. L’iter dell’em blema occupa tutto il corso dei lavori della Costituente, prorogatio compresa. Fissata la decisione costituzionale si apre il lungo tempo dell’attuazione. Viene ricostruita la definizione e la messa in opera delle disposizioni normative sull’esposi zione della bandiera e anche sulla produzione delle bandiere delle regioni e degli enti locali. Ed è presentata anche la normativa sulla repressione dei reati connessi, con un significativo sguardo comparativo. Ma l’Au -trice illustra con altrettanta profondità anche il percorso che potremmo definire sostanziale di attuazione della Costituzione. Percorso stimolato non soltanto dalla progressiva riappropriazione popolare della bandiera, che ha la sua data emblematica nell’affermazione della nazionale di calcio ai mondiali del 1982. Ma anche da due fatti propriamente costituzionali: l’U nione Europea e l’approva zione di una serie di Costituzioni, nella seconda metà degli anni Settanta, e poi dei primi anni Novanta, in cui il riferimento alla bandiera è ripreso sull’esempio di quelle italiana e francese dell’immediato dopoguerra. Nell’esergo del libro la professoressa Morelli cita il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky: “Le istituzioni servono alla reciproca fiducia. Se questa è la definizione, allora i simboli politici sono istituzioni: anzi, sono istituzioni nel senso più pregnante”.
Maria Teresa Antonia Morelli, Il tricolore della Repubblica. Una storia istituzionale, Studium 2026, pp.176, euro 15

