Giovedì 7 maggio 2026, ore 19:54

Libri

Omaggio alla Città Eterna

di ELIANA SORMANI

Roma Caput Mundi, Roma città eterna, Roma città Santa, e ancora, “ Roma non solo una città da visitare, ma da vivere, respirare, capire”, come ci suggerisce Giuseppe Balducci nel suo breve testo dal titolo “Riflessi di Roma”, inserito come conclusione al raccolta di saggi “Roma perduta”, scritti da Mario Praz e curata da lui. Un breve testo, quest’ultimo, uscito con la casa editrice Nino Aragno nel 2025, in cui sono riuniti gli articoli pubblicati da Mario Praz sul supplemento “Libri” di “Paese sera” negli anni Sessanta, che da solo potrebbe guidare il visitatore ad osservare con uno sguardo diverso ciò che oggi Roma conserva del suo passato, tra rovine antiche, palazzi barocchi, obelischi, piazze e fontane. Tutti elementi oggi nascosti dietro il traffico delle auto in corsa, o in sosta, tra la noncuranza del turista, affascinato esclusivamente dalla grandiosità dei suoi principali monumenti e poco avvezzo a cercare le bellezze nei piccoli romantici angoli urbani.

Mario Praz nei suoi articoli si sofferma proprio su queste bellezze nascoste agli occhi dei tanti, riportando in vita molti luoghi e aneddoti legati al passato e al presente di Roma, con una sottile ironia e con un certo sarcasmo, capace di rendere la lettura vivace e piacevole.

Diciotto articoli scritti nell’arco di circa un decennio, ricchi di citazioni colte, che spaziano dalla letteratura (Montaigne, Joyce, Hawthorne, Henry James, D’Annunzio) alla musica, dalla pittura (Piranesi, Beloborodoff ...) al cinema, fino all’aneddotica, per descrivere un mondo che negli anni si è trasformato, ma che rimane presente nella stratificazione dei suoi luoghi, come qualcosa di eterno, come eterna e senza tempo è l’atmosfera che si respira tra le vie e nei quartieri della capitale italiana. Dai numerosi articoli proposti emerge allora una nostalgica, ma nello stesso tempo realistica ed innamorata visione di quella che era Roma “quando il viandante poteva, quando che volesse, appartarsi un poco dalle non molte vie battute da un moderato traffico, e trovarsi nell’atmosfera ideale pei nobili sogni e le esaltanti rievocazione.” Una città perduta, negli anni del consumismo, quando le auto hanno iniziato ad invadere le sue vie, trasformando le sue piazze in “ceste di uova”, in cui diviene impossibile cogliere l’essenza e la bellezza degli antichi edifici, persino al pittore più esperto, a differenza di quanto era possibile fare nel passato. Nella sua analisi Mario Praz fa emergere tutte le sue conoscenze di esperto antiquario, di critico d’arte, lui che aveva trasformato la sua casa di Via Giulia in un vero e proprio museo di oltre 1200 oggetti antichi, che, da meticoloso collezionista, aveva acquistato nel corso di oltre sessant’anni di vita e che in seguito, dopo la sua morte, sono andati a costituire un vero e proprio museo presso la sua ultima abitazione romana di palazzo Primoli, oggi aperta al pubblico come “Casa Museo Mario Praz”. Lui, come pochi altri, amava la città in cui era nato nel 1896 e in cui aveva deciso di trascorrere gran parte della sua vita, dopo aver passato diversi anni lontano da lei, per ragioni prima famigliari e poi lavorative. Il padre apparteneva ad una famiglia cattolica svizzera, originaria di Zermatt, che nel 1500 si era trasferita in Val d’Aosta a causa delle persecuzioni religiose; la madre invece discendeva dai conti di Marsciano. Nato a Roma nel 1896, Mario Praz aveva tuttavia trascorso la sua infanzia in Svizzera a causa del lavoro del padre, prima di trasferirsi, nel 1900, in seguito alla sua morte, con la madre a Firenze, presso il nonno materno. Dopo un breve periodo di ristrettezze economiche, grazie ad un secondo matrimonio della madre con un ricco medico, ebbe la possibilità di frequentare le migliori scuole fiorentine e laurearsi in Giurisprudenza a pieni voti, per poi proseguire gli studi di Lettere e laurearsi con una tesi su Gabriele D’Annunzio. Grazie ai rapporti con l’ambiente artistico degli aristocratici inglesi trasferiti a Firenze, iniziò presto la sua carriera di anglofilo, scrivendo una serie di articoli di critica letteraria sul periodico inglese “The London Mercury” e iniziando a dedicarsi alla traduzione di opere inglesi. Nel 1923 si trasferì in Inghilterra, dove ottenne l’inca rico di lettore di italiano presso l’Università di Liverpool fino al 1931, viaggiando nel tempo libero per l’Europa. Strinse amicizia con Montale e con T.S. Eliot, con i quali aveva continui contatti. Nel 1931 dopo la morte della madre, per due anni ricoprì contemporaneamente la cattedra di italiano a Manchester e di Letteratura inglese (la prima ad essere istituita in Italia) presso l’Università La Sapienza di Roma.

La sua vita personale fu abbastanza dolorosa: nato con una malformazione al piede, subì diversi interventi, che tuttavia lo lasciarono claudicante per tutta la vita; nel 1933 si sposò con Vivyan Eyles e dal matrimonio nacque una figlia nel 1938, che tuttavia dopo la separazione dei genitori, avvenuta nel 1943, visse prevalentemente con la madre.

Mario Praz morì a Roma, la città che tanto aveva amato e a cui aveva dedicato diversi saggi, nel 1982. Tra i tanti testi da lui scritti, “Roma perduta”, costituisce oggi un vero e proprio omaggio non solo al suo autore, che è riuscito a mantenere vivo per tutta la sua vita un dialogo continuo tra passato e presente, ma soprattutto alla città di Roma, la città del “nonostante tutto”, come la definisce lui stesso, capace di far vivere al visitatore emozioni e sogni, tenendo “ancora avvinte a sé le corde sensibili del nostro cuore, come se essa ci fosse più familiare, come se fosse più intimamente la nostra patria del luogo medesimo dove siam nati”.

Mario Praz, Roma perduta, a cura di Giuseppe Balducci, Nino Aragno editore, 2025, pp. 131, Euro 15,00

( 7 maggio 2026 )

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