La favolosa Elsa (Elliot, 2025) di Renzo Paris è un’al tra ricostruzione del tempo andato, di quell’e poca straordinaria dal secondo dopoguerra agli anni Ottanta, contrassegnata dalla scuola romana. Poeti e romanzieri che hanno fatto la storia del Novecento: Moravia, Pasolini, Penna, Rosselli, Siciliano, e naturalmente Elsa Morante.
Paris è l’ultimo esponente di questa scuola e nel nuovo, bellissimo libro, descrive la maga e la sua ombra. Un’amici zia durata nove anni e che continua nei ricordi e nei sogni di Paris anche oggi. “Quando l’ho conosciuta, aveva abbandonato i vestiti dell’ele ganza borghese. Preferiva indossare, come una zingara andalusa, gonne lunghe e preferibilmente scure, fino a coprire i piedi. Gli scialli colorati, annodati in gola, coprivano i ciuffi di capelli bianchi che la ossessionavano fin da ragazza. Gli occhi miopi le davano un’aria trasognata”. Era nata a Roma nel 1912 nel quartiere popolare di Testaccio e morì a Villa Margherita nel 1985. Il padre biologico, Francesco Lo Monaco, lavorava alle poste e la madre, ebrea, faceva la maestra elementare. A diciotto anni andò a vivere da sola, rifiutando d’insegnare e circondandosi di gatti di razza. La febbre della Morante contagia Paris, che della scrittrice (scrittore o poeta, come si autodefiniva) menziona il mimetizzarsi in mezzo ai capelloni seduti sui gradoni di Piazza di Spagna, che dormivano nel grande parco di Villa Borghese, che rifiutavano ogni tipo di conformismo. Una dei tanti aspetti insoliti della pazza, della furiosa, per chi la frequentava assiduamente. Alla “imperatrice dei suoi sudditi” bastava uno sguardo per capire se una persona fosse intelligente. Paris la notò la prima volta in un ristorante di Trastevere e menziona le battute sarcastiche, le risate sonore, la passione di Dario Bellezza per questa donna che finì per respingerlo brutalmente dopo averlo battezzato come il nuovo Rimbaud. E poi il controverso rapporto con il marito Alberto Moravia, di fatto cacciato di casa da via dell’Oca. Pier Paolo Pasolini considerava la Morante un’intel lettuale, ma i loro punti di vista non coincidevano mai. Pasolini era un diverso perché poeta, “poesia cioè natura”, per Elsa, della quale rimangono in particolare due grandi libri: L’isola di Arturo e La Storia, che fecero molto discutere e crearono scontri tra i critici, consensi e prese di posizioni altrettanto contrarie. Ma Paris ricorda anche Il mondo salvato dai ragazzini come un’o pera straordinaria, un inno alla giovinezza dei “felici pochi”. Scrive su La Storia: “Di quel romanzo si parlava ovunque. A scanso di equivoci, su «Paese Sera» Elsa, come ho già detto, aveva propalato con ironia di considerarsi la più grande scrittrice d’avanguardia. Ricordo la prima recensione di Natalia Ginzburg in cui confessò addirittura d’aver pianto”. E poi gli amori: ovviamente per Moravia, per Luchino Visconti, che le telefonava a mezzanotte, soprattutto per il pittore americano Bill Morrow, che si suicidò precipitando nel vuoto da un grattacielo di New York. Paris stabilisce un dialogo costante con la Morante, anche di tipo confessorio, in un ospedale dove è ricoverato il figlio Alessandro, e la sua richiesta d’aiuto è una sorta di preghiera laica intensissima. “A me sembra di essere invecchiato di colpo di cent’anni, di avere un corpo raggrinzito e con poca energia”. Di nuovo l’am biente romano, quello piacentino, l’intreccio di relazioni a fasi alterne, le frequentazioni della Morante con Garboli, Cecchi, Porta, Spatola, con i rappresentanti del Gruppo ’63. Tra le altre Infine l’am missione di Paris: il ritenersi un anarchico come lei, di non appartenere ad alcun gruppo o clan una volta caduti gli ideali del Sessantotto in cui aveva creduto. L’io brucia, scrive l’autore, immaginando ancora la maga avvicinarsi nella notte. La favolosa Elsa chiude la trilogia dedicata alle figure femminili, dopo quelle su Laura Betti e Amelia Rosselli. La scrittura è la solita: limpida, letteraria, interiore. Mai sofisticata, mai celebrativa. Un ritratto fedele, perché la memoria è il pane per i denti del narratore che non delude le aspettative.

