Lunedì 2 marzo 2026, ore 17:46

Arte

Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento

di MARIA LUCIA SARACENI

L’Umbria celebra l’ot tavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi con la mostra in programma dal 14 marzo al 14 giugno alla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia. “Giotto e San Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento” racconta una felice congiuntura nella storia della cultura che ha avuto per teatro l’Um bria tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento. L’esposizione si sofferma sul momento epocale in cui il carisma di Francesco incontra il genio di Giotto per dare vita a una rivoluzione che segna la nascita dell’arte moderna; nell’ultima parte del XIII secolo, infatti, si assiste al passaggio da un linguaggio forbito e stilizzato, in debito con la tradizione bizantina, della cosiddetta “maniera greca”, alla rivoluzione figurativa promossa dal maestro fiorentino, capace di imbrigliare e restituire la realtà e i suoi affetti con una coerenza e una credibilità fino ad allora del tutto inedite. Protagonista principale, ma non assoluto, di questo trapasso è proprio Giotto di Bondone che, intorno al 1290, irrompe nel cantiere della chiesa superiore della Basilica di San Francesco ad Assisi, dove papa Niccolò IV aveva dato inizio a una stagione di fervore decorativo senza precedenti, per dotare l’edificio, sino ad allora spoglio, di un’orna mentazione adeguata al ruolo di scrigno delle spoglie dell’alter Christus.

È proprio nella cittadina umbra che il talento del giovane Giotto si manifesta con forza dirompente, dapprima, presumibilmente nelle controverse Storie di Isacco, poi nella Legenda francescana, aprendo la strada a un codice nuovo e di fatto rivoluzionando la pittura precedente attraverso l’introduzione, in maniera ancora empirica, eppure perfettamente razionale, di uno spazio profondo e misurabile, abitato da corpi e oggetti dotati di un volume specifico, di una tangibile corporeità. In mostra, questa fase giovanile di Giotto sarà rappresentata da due capolavori di incommensurabile portata, tra i più alti vertici dell’intera sua produzione.

Per il loro valore programmatico e per l’influsso esercitato sull’arte del Trecento, la Madonna di San Giorgio alla Costa, concessa in prestito dalla Diocesi di Firenze, e il Polittico di Badia delle Gallerie degli Uffizi di Firenze sono infatti testi di rilevanza assoluta nella storia dei linguaggi figurativi. Queste tavole sono solo alcune delle opere che in mostra illustrano lo stile di Giotto negli stessi anni in cui lavora alla Basilica di San Francesco. La centralità di Assisi e della “fabbrica” francescana rimase intatta ancora per alcuni anni. Fondamentale a tal proposito, l’arrivo di altre due presenze clamorose, sul calare del secondo decennio del Trecento: Simone Martini e Pietro Lorenzetti, che dalla loro Siena portano l’eleganza più rarefatta e la passione più travolgente, lavorando rispettivamente nella Cappella di San Martino (affreschi di Simone Martini, 1315-1317 circa), e nel transetto sinistro e nella cappella di San Giovanni Battista (affreschi di Pietro Lorenzetti, 1319-1320 circa).

Al pari di Giotto, sono loro gli attori principali della rassegna, con opere eseguite negli anni in cui furono attivi nella Basilica di San Francesco, come la Madonna col Bambino dell’Opera del Duomo di Orvieto, paradigma della raffinatezza senza pari di Simone Martini, o la Madonna di Monticchiello di Pietro Lorenzetti, dalla Pinacoteca di Pienza. Il percorso espositivo, suddiviso in otto sezioni, ripercorre tutta questa straordinaria stagione, attraverso oltre 60 opere, realizzate da Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti, negli anni in cui furono attivi sui ponteggi della Basilica francescana, in dialogo con quelle coeve dei maestri del territorio, capaci di reagire prontamente, con originalità, al loro esempio. Nell’ottica di valorizzare la grande tradizione artistica dell’Umbria, l’inizia tiva fornisce al visitatore l’oc casione di estendere lo sguardo su un patrimonio diffuso in tutto il territorio regionale, fino alle località più remote.

La rassegna si apre con la sezione interamente dedicata all’attività di Giotto al tempo del suo esordio ad Assisi, in cui si potrà osserdi vare la bolla del 1288 di papa Niccolò IV, che segna l’inizio dei lavori di decorazione della chiesa superiore, e la Madonna di San Giorgio alla Costa, capolavoro giovanile in cui il pittore mostra una padronanza già assoluta di mezzi espressivi e tecnici. Il Polittico della Badia Fiorentina documenta una ulteriore evoluzione di Giotto verso la conquista della realtà in pittura. Al suo fianco, s’incontrano alcuni lavori dei suoi primi seguaci umbri: il Maestro del Farneto, il Maestro della Croce di Gubbio e il Maestro di Cesi, con una sequenza di grandi croci dipinte. Attorno alla Madonna col Bambino di Giotto dell’Ashmolean Museum di Oxford si sviluppa una riflessione su quanto gli influssi giotteschi siano stati accolti nella pittura e miniatura nella valle spoletana e a Perugia; in questa sezione si presenta inoltre un trittico perugino del Maestro di Paciano, ricostruito per la prima volta nella sua originaria totalità.

L’itinerario prosegue analizzando la “svolta gotica” imposta alla decorazione della Basilica di San Francesco nella chiesa inferiore, grazie all’attività più matura di Giotto e alle opere di Simone Martini, di cui si riuniscono le prove orvietane (Madonna col Bambino, Angeli e Benedicente; Madonna col Bambino e santi), e a quelle di Pietro Lorenzetti, del quale saranno proposte alcune tavole giovanili provenienti dai Musei Diocesani di Cortona (Madonna col Bambino in trono tra Angeli; Crocifissione) e di Pienza (Madonna col Bambino).

La lezione di Giotto, quindi di Simone Martini e Pietro Lorenzetti, ebbe un impatto decisivo e intenso sui pittori d’origine umbra, cresciuti all’ombra del cantiere francescano e nei maggiori centri culturali della regione, da Perugia a Gubbio, da Assisi a Montefalco, da Foligno a Spoleto, da Orvieto a Terni.

Il percorso espositivo ha il suo ideale completamento negli affreschi dipinti dai protagonisti della mostra nella Basilica di San Francesco ad Assisi, e nel Museo del Tesoro del Sacro Convento, dove si può ammirare il magnifico calice dell’orafo Guccio di Mannaia donato al santuario da Niccolò IV, il Papa a cui si deve la promozione in tempi rapidissimi della decorazione pittorica della chiesa superiore del complesso.

La mostra vuole conferire apporti rilevanti allo studio di queste tematiche centrali della storia dell’arte, attraverso azioni significative come la ricostruzione di complessi smembrati, la presentazione di opere mai esposte al pubblico, l’effettua zione di numerosi restauri e indagini diagnostiche e la realizzazione di un video immersivo incentrato sulla Basilica di San Francesco ad Assisi, tramite il quale riproporre, grazie alle più moderne tecnologie, i percorsi visivi che erano stati pensati dalla committenza per i pellegrini che si recavano a pregare

sulla tomba del Santo.

( 2 marzo 2026 )

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Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento

La mostra su Giotto e San Francesco alla Galleria Nazionale di Perugia

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