Prima di ogni altra cosa, c’è un interrogativo attorno al quale ruota l’intera questione, contenuto nella prima parte del testo di Giacomo Veni "Dilemma digitale. L’etica nell’era dell’intelligenza artificiale": “Immaginate di essere in una biblioteca nel 1950 – si legge nel libro –. Un matematico inglese, dallo sguardo assorto e dalla voce tagliente, scrive di macchine che pensano. È Alan Turing. E si sta ponendo una domanda che sembra semplice, quasi ingenua: ‘Le macchine possono pensare?’. Non lo sa ancora, ma quella domanda cambierà il mondo. Oggi, settant’anni dopo, mentre dialoghiamo con ChatGPT, la stessa domanda risuona con nuova urgenza. L’intelligenza artificiale che conosciamo non è nata ieri: ha radici profonde, intuizioni geniali, fallimenti clamorosi e ritorni inaspettati. Per capire dove stiamo correndo – e se forse dovremmo rallentare – ho deciso di tornare all’inizio”.

