Venerdì 19 giugno 2026, ore 21:13

Enciclica 

“Confessioni” sull’Enciclica 

Quando l’8 maggio 2025 il Cardinale americano Robert Prevost è stato eletto Papa, il primo nella storia proveniente dall’Ordine degli Agostiniani, la scelta del nome è stato un chiaro riferimento a Leone XIII. Per due motivi. Uno, il più evidente e anche dichiarato: l’omaggio al Pontefice della Rerum Novarum, il documento che nel 1891 ha segnato l’inizio del magistero sociale della Chiesa. Il secondo motivo è che Gioacchino Pecci, Leone XIII, era nato a Genazzano, vicino Roma, celebre per il Santuario della Madonna del Buon Consiglio, da sempre affidato ai frati Agostiniani. E la prima uscita di Papa Leone XIV è stata appunto la visita a questo santuario, due giorni dopo l’elezione.
E dunque, come avvio di una serie di interviste e di riflessioni sulla ”Magnifica Humanitas” Conquiste ha interpellato Padre Gabriele Pedicino, Priore della Provincia italiana degli Agostiniani.
Padre Pedicino, la prima citazione della “Magnifica Humanitas” è tratta dall'inizio delle Confessioni di Sant'Agostino: “Ci hai fatti per te, il mio cuore non ha posa finché non riposa in te”. Qual è l'impronta del Vescovo di Ippona nella prima Enciclica del primo Papa agostiniano?
L'Agostino delle Confessioni parte dall'esperienza concreta dell'uomo: il desiderio di felicità, la ricerca della verità, la fatica del lavoro, l'inquietudine del cuore. Allo stesso modo Papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas sembra voler porre al centro la dignità della persona umana come essere aperto all'infinito, che non trova compimento né nelle cose né nel successo, ma nell'incontro con Dio e nella comunione con i fratelli con i quali si condivide la stessa terra e lo stesso cielo.
Il filo rosso dell'Enciclica è l'appello a “restare umani”: dunque la persona al centro, anche nel tempo dell'intelligenza artificiale. Ogni fase del progresso, scrive il Papa, ha mostrato anche il volto ambiguo di strumenti capaci di arrecare danno quando non orientati al bene. In cosa consiste per Agostino il vero progresso?
Nell’enciclica il Papa cita Agostino anche al numero 130 quando afferma che dobbiamo Interrogarci sul progresso e sul nostro modo di interpretarlo e viverlo. E parla dei due amori della Città di Dio: ”Due amori fecero due città: la città terrena l’amore di sé fino al disprezzo di Dio, la città celeste l’amore di Dio fino al disprezzo di sé”. ”Come in tutta la storia umana - scrive il Papa - anche oggi questi due amori lottano nel nostro cuore per il predominio”. Per Sant'Agostino il vero progresso non coincide anzitutto con l'avanzamento delle conoscenze, della tecnica o delle strutture sociali, ma con la crescita integrale della persona nella verità e nell'amore. Agostino non disprezza il sapere umano — anzi, ne riconosce il grande valore — ma ricorda che ogni conquista può diventare sterile o persino pericolosa se non è accompagnata da una corrispondente maturazione umana e spirituale. Alla luce di questa prospettiva, l'appello di Papa Leone XIV a «restare umani» assume una chiara tonalità agostiniana. Le innovazioni tecnologiche, compresa l'intelligenza artificiale, rappresentano certamente una forma di progresso; tuttavia, esse non garantiscono da sole un miglioramento dell'uomo. Agostino direbbe che una società può accumulare immense conoscenze e straordinari strumenti tecnologici, ma regredire umanamente se perde il senso della verità, della giustizia, della compassione e della responsabilità.
Andando anche oltre la costruzione delle nuove tecnologie, Papa Prevost interroga tutti quanti sul futuro dell'umanità. E raccoglie in questo senso la sfida del Vescovo di Ippona: “Noi siamo i tempi”, se sono buoni o cattivi dipende da noi. Possiamo dire che questo è anche un appello ai cristiani ad impegnarsi nel sociale?
In fondo, sia Agostino sia Leone XIV ricordano che il futuro non è qualcosa che semplicemente accade: è una realtà che viene plasmata dalle scelte quotidiane delle persone. Per questo la domanda posta dall'Enciclica non riguarda soltanto le tecnologie che stiamo creando, ma il tipo di uomini e di donne che stiamo diventando. Ed è proprio qui che si colloca la responsabilità dei cristiani nella storia. Se l'intelligenza artificiale, l'economia globale e le trasformazioni culturali stanno ridisegnando il mondo, la domanda decisiva è quale umanità vogliamo costruire e quale contributo i credenti sono chiamati a offrire. L'eredità agostiniana porta, infatti, a superare ogni forma di passività o di rassegnazione. Per Sant’Agostino, la fede non allontana dalla storia, ma spinge a viverla con maggiore responsabilità. Il cristiano non è chiamato a rifugiarsi in una dimensione privata della religione; è chiamato, piuttosto, a essere lievito!
Papa Leone cita Sant'Agostino anche parlando di pace: “Vuoi dunque la pace? Pratica la giustizia!”. Un appello disarmato, disarmante ma finora purtroppo inascoltato. Quali sono i cardini agostiniani della giustizia che favorisce la pace?
Uno dei concetti più originali di Agostino è l'ordo amoris: la vita giusta consiste nell'amare le cose nel modo giusto e nella giusta misura. Le guerre, le ingiustizie e le divisioni nascono spesso da amori disordinati. Al numero 215, Papa Leone, non cita solo Sant’Agostino ma anche San Giovanni Paolo II: ”Esiste una stretta relazione tra giustizia di ciascuno e la pace di tutti”. E anche questa affermazione è molto agostiniana perché ci dice che la pace è questione di cuore, di un cuore abitato dalla caritas, che mette tutto al posto giusto.
Infine, Padre Pedicino, mi permetta una domanda personale: che effetto le ha fatto l'elezione un anno fa al Soglio di Pietro di un suo confratello? E come si è ridefinito il rapporto con Robert Prevost divenuto Papa Leone XIV?
Quando il Signore ci dona un Papa, il cuore del credente è sempre grato. E’ il segno della fedeltà di Dio. Certo questa volta la gratitudine è stata sopraffatta da una grande emozione: avere per la prima volta un Pontefice del nostro Ordine. Il mio rapporto con il Santo Padre? Invariato. L’ho conosciuto 25 anni fa, io ero un giovane studente e lui Priore Generale. E’ stato presente alla mia Ordinazione Sacerdotale, ci è capitato di viaggiare insieme. Allora c’era da parte mia grande rispetto per la sua autorità e un atteggiamento di figliolanza verso un padre al quale si voleva obbedire, oggi nei suoi confronti permangono in me gli stessi atteggiamenti.
Giampiero Guadagni

( 19 giugno 2026 )

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