Martedì 7 luglio 2026, ore 19:48

Magnifica Humanitas 

IA, starci dentro senza perdersi 

Nei rumors della vigilia si parlava di Enciclica sull’Intelligenza artificiale. In realtà la ”Magnifica Humanitas” mette al centro la persona umana al tempo dell’IA. In questo senso cosa comunica il documento magisteriale di Robert Prevost? Conquiste ha interpellato Bruno Mastroianni, esperto di comunicazione, filosofo, formatore, docente di Teoria e pratica dell’argomentazione digitale presso l’Università di Padova. Collabora con RaiPlay come social media strategist; gestisce gli account social di RaiTeche e ha curato quelli di alcune trasmissioni come Superquark, Techetechete, La Grande Storia.
Prof. Mastroianni, nella sua Enciclica Papa Leone parlando di intelligenza artificiale afferma che il punto critico alla luce della dottrina sociale non è l'uso della tecnica in sé, ma la visione che vi soggiace. E sottolinea: il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un sistema per uno scopo buono o cattivo; ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano. Quali sono le domande giuste da fare?
Papa Leone ci sta ricordando che la tecnologia dà forma alla nostra vita. Soprattutto quando si tratta di tecnologie digitali e intelligenti che incidono sulle nostre interazioni, sul linguaggio e sulla diffusione delle informazioni. Siamo di fronte ad alcune domande fondamentali: che forma stiamo dando al nostro vivere sociale? Come stiamo ridisegnando il nostro rapporto con il linguaggio e la conoscenza? La questione degli scopi è come se fosse successiva e subordinata alla struttura di senso (più o meno adeguata o carente) che soggiace dietro alle tecnologie. Per rappresentarla con un’immagine, è come se fossimo delle cozze immerse in un’acqua tecnologica. Le cozze tendono a prendere la consistenza dell’acqua: dalla sua qualità e struttura dipende che forma prenderà il mollusco. E, come ci insegna Aristotele, la forma è fondamentale, perché ci dice qualcosa di ciò che siamo.
Il Papa, nel linguaggio che stiamo imparando a conoscere, chiede di “disarmare l'intelligenza artificiale”. Disarmarla, precisa, non significa rinunciarci. Come utilizzare la IA per custodire la persona umana ed evitare di oscurare dimensioni fondamentali della nostra vita e delle nostre relazioni? C'è insomma una strada perché il web diventi anche un terreno di incontro e non solo di scontro?
Di questo se ne parlava anche prima della IA e ci si chiedeva se l’iperconnessione, gli smartphone e i social sarebbero potuti diventare terreno di incontro e non solo di scontro. Abbiamo visto che la situazione è complessa e non facilmente riducibile a “tecnologia buona” e “tecnologia cattiva”. Credo che con l’IA la questione sia ancora più evidente. In fondo, ciò che va storto sui social è legato al delegare agli algoritmi e all’economia dell’attenzione la fruizione e la produzione di contenuti. Quando siamo “trasportati” finiamo per perdere alcune dimensioni fondamentali per comunicare, conoscere ed essere. L’IA acuisce questo rischio perché la delega delle nostre funzioni cognitive e linguistiche è incoraggiata dai modelli di business che ci sono dietro. Insomma, benissimo come dice il Papa sul “disarmare”; ma aggiungerei che, collegato ad esso, ci deve essere anche un costante “attrezzare” l’essere umano a non vivere di deleghe del suo pensiero.
Secondo i dati più recenti relative alle richieste su internet, i sistemi automatizzati hanno per la prima volta e anche nettamente superato l'intervento umano. È allora già caduto definitivamente nel vuoto l'appello del Papa per un rallentamento nell'uso della IA?
Senz’altro l’attuale modello di business dei servizi basati sull’IA sembra andare in tutt’altra direzione rispetto al rallentare. Questo sovraccarico di attività automatizzate è composto non solo dalle ricerche e dalle elaborazione di risposte, ma lo incontriamo anche in moltitudini di contenuti artificiali che si diffondono sui social, spesso di qualità scarsa. Siamo insomma nel pieno di uno scenario in cui le relazioni tra esseri umani e informazioni non possono prescindere dai bot e dai sistemi intelligenti. La sfida è quindi farsi domande complesse su cosa sia una relazione autentica quando il modello non è più umano-umano, ma include nella dinamica la presenza di uno o più bot in azione. Il rallentare può essere una prima via per ridurre il sovraccarico, allo stesso tempo occorre anche trovare vie vivibili per starci dentro senza perdersi.
E nel frattempo esiste un rischio di atrofia cognitiva? Stiamo già perdendo capacità critica affidandoci sempre più spesso alla IA?
Sì, dico sempre che l’IA ancora prima di sostituirci, ci smaschera: quando deleghiamo ai sistemi intelligenti la fatica cognitiva e il processo di elaborazione del senso, stiamo rivelando la nostra pigrizia e il nostro cattivo rapporto con il tempo. L’illusione di fare prima, di eliminare la resistenza e lo sforzo cognitivo, ci parlano di una fragilità tutta umana. Ora, c’è un certo business che vuole sfruttare proprio questa fragilità, così come ci sono intenti politici che sono pronti a cavalcarla. Dall’altra, però, rimangono sempre gli esseri umani che, se adeguatamente educati e motivati, quello sforzo cognitivo possono imparare a tenerselo stretto, lasciando alla macchina i compiti ripetitivi e quantitativi.
Il Papa chiede risposte anche alla politica. In Italia è ferma la proposta di legge che mira ad impedire l'utilizzo dei social media ai minori di 15 anni. Qual è la sua opinione al riguardo?
La legge è già in ritardo. I social sono ormai un fenomeno assestato, per nulla nuovo, con una certa storia alle spalle. E poi è una legge di divieto che, seppure legittimo e doveroso, rappresenta un’azione di difesa e non “all’attacco”. Avremmo bisogno dalla politica soprattutto di visione e prospettiva, di capacità di guidare quale disegno vogliamo dare alla nostra vita tramite le tecnologie. La politica, però, potrà maturare maggiore sensibilità al riguardo solo di pari passo con l’aumento della sensibilità dei cittadini sul tema. La pressione sul consenso e sul voto sarebbe cruciale. Mi chiedo: quanti cittadini oggi votano uno o l’altro partito considerando quali politiche digitali e tecnologiche applicheranno?
Infine, qual è oggi e quale presumibilmente potrà essere in futuro l'impatto della IA sul mondo del lavoro?
Siamo già oltre l’impatto, siamo alla fase successiva in cui l’IA è già penetrata in tutte le attività umane. Questa intervista la stiamo facendo a mano, come ai vecchi tempi, ma quasi nessuno più lo farebbe. È un male? No, se si sa cosa si vuole dire e si è titolari del processo di scrittura e del senso. In molti lavori succederà proprio questo: saranno sostituibili le attività tecnico/quantitative, diventeranno sempre più rilevanti le competenze di leadership, di pensiero critico e di governance dei processi. Se non ci sarà un’accurata riforma di tutto il sistema educativo, dalla scuola dell’obbligo alla formazione più avanzata, molte persone rischieranno di rimanere tagliate fuori.
Giampiero Guadagni

( 7 luglio 2026 )

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