Lunedì 15 giugno 2026, ore 20:48

Chiesa

Il viaggio di Papa Leone XIV in Spagna, un pellegrinaggio ricco di implicazioni socioculturali

Il viaggio di Papa Leone XIV in Spagna costituisce un evento di fondamentale importanza per il successore di Papa Francesco e per il futuro della Chiesa universale. Avviene dopo l’enciclica “Magnifica Humanitas”, base dei suoi interventi apostolici. Prima di entrare nel merito, vorrei però ricordare qualche dato su questo straordinario paese della penisola iberica. La Spagna ha quasi 50 milioni di abitanti e una superficie di oltre 500 mila chilometri quadrati. Gli abitanti residenti nati all’estero sono il 17% (in Italia il 10,9). La lingua spagnola è la lingua più diffusa per numero di paesi in cui si parla: tutti i paesi dell’America Latina (tranne il Brasile), negli Stati Uniti oltre 50 milioni di persone (in particolare Florida e California). Negli ultimi anni le sue politiche sociali sono tra le più avanzate. Nel campo della letteratura abbiamo rilevanti scrittori e scrittrici conosciuti in tutto il mondo, basti pensare a Fernando Aramburu (col capolavoro “Patria”), Rosa Montero, Almudena Grandes, Javier Cercas (autore del libro sul viaggio di Papa Francesco in Mongolia), Carlos Ruiz Zafon. Il periodo post-franchista, iniziato con la morte del caudillo nel 1975, è stato gestito con un certo equilibrio. Nel 1977 durante il governo di Adolfo Suarez (e del Re Juan Carlos I) furono avviate le prime libere elezioni con successiva elaborazione di una Costituzione democratica che sceglie la forma istituzionale della “Monarchia parlamentare”. Il Parlamento è composto dalla Camera dei deputati e dal Senato. Gli anni ’80, dal 1982 al 1996, videro l’affermazione dello storico Partito socialista (Psoe) sotto la presidenza di Felipe Gonzales, seguito dal governo di destra di Aznar del Partito Popolare. L’alternanza prosegue col socialista Zapatero (2004-2011). L’11 marzo 2004, tre giorni prima delle elezioni politiche, un terribile attentato ad opera del terrorismo islamico colpisce diverse stazioni del treno diretto alla stazione Atocha di Madrid provocando 192 morti e oltre 2mila feriti. In un primo tempo Aznar accusa gli estremisti dell’Eta, ma subito dopo vengono accertati i veri autori. Nel 2007 si approva la legge sulla memoria (rinnovata nel 2022) per rendere giustizia alle vittime del golpe militare franchista, della guerra civile e della dittatura. Intanto anche la Monarchia cambia e nel 2014 Felipe VI succede a Juan Carlos. Arriviamo così all’attuale premier socialista Pedro Sanchez al governo (con diverse coalizioni) dal 2018. Come ovunque in Europa non tutto è rose e fiori. In poco tempo emerge il partito di estrema destra Vox (inizialmente da una scissione del Partito popolare), nazionalista e antimigranti. Rimangono storici problemi delle comunità autonome, in particolare i Paesi Baschi (ricordiamo la guerriglia dell’Età) e la Catalogna dove nel 2017 si tiene un referendum sull’indipendenza considerato illegale dal governo centrale e la polizia interviene contro i votanti. Per risolvere la questione viene emanata una legge di amnistia, molto controversa, per gli attivisti politici implicati nelle lotte per l’autonomia. Ritorniamo al viaggio di Papa Leone che comprende aspetti religiosi (celebrazioni delle messe, visite ai luoghi devozionali, tutti seguiti da una folla immensa) e interventi che toccano il cuore dell’attualità, come, per la prima volta da parte di un Papa, il discorso in parlamento trasformato in una vera e propria prolusione di etica politica. Decisa presa di posizione contro le guerre in corso e contro ogni idea di “guerra giusta”, richiamo ai cristiani e a tutti gli uomini e donne di buona volontà, che non ci si può definire seguaci di Cristo, senza schierarsi dalla parte degli oppressi, dei deboli, dei rifugiati, dei migranti, vicino a ogni persona sofferente. È il richiamo alla radicalità del Vangelo. Costruire la pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, uguale dignità di tutti gli esseri umani, bene comune, destinazione universale dei beni. Prevost affida ai giovani una missione: essere umani, uomini e donne in carne e ossa, non apparenze, ma volti affidabili, cercatori di giustizia come del pane quotidiano. Altrimenti, corriamo il rischio di essere efficaci nella produzione, ma incerti sul perché, a quale scopo, con chi e per chi si produce. E qui ricordo il nostro motto di militanti degli anni ’70 “come, cosa, dove produrre”. In questo contesto, la Chiesa, consapevole sia dei propri successi che dei propri errori nel corso della storia, desidera rimanere in dialogo con il mondo contemporaneo. E proprio perché il termine “cultura” evoca il concetto di “coltivazione”, siamo chiamati a chiederci cosa stiamo seminando oggi, cosa sta fiorendo e cosa sta appassendo silenziosamente nella nostra società; quali valori stiamo preservando e quali stiamo lasciando morire. Sono domande profonde, necessarie e che non possono essere ignorate. Nei vari ambiti dell’attività umana dobbiamo prestare attenzione al linguaggio che si utilizza: scritto, orale e, nell’ambiente digitale, anche quello delle immagini; perché la comunicazione non è mai neutra. Ogni espressione comunica, trasmette; può ferire o guarire, distruggere aspettative o aprire nuovi orizzonti, seminare divisione o risvegliare la speranza nella possibilità di costruire insieme qualcosa di genuinamente umano. Questa Chiesa, ribadisce il Papa citando Paolo VI, “esperta in umanità” insiste sul fatto che “le strutture economiche e istituzionali sono giuste solo nella misura in cui servono lo sviluppo integrale della persona”. È un invito a tessere reti nuove che armonizzino tutti gli ambiti della vita, per una cultura che custodisca la memoria e favorisca il dialogo, l’educazione promuova la ricerca della verità con spirito critico, l’arte susciti stupore e generi emozioni nobili (come a Barcellona davanti alla Sagrada Familia, opera del grande visionario, il Venerabile Antoni Gaudì), l’impresa riconosca la dignità della persona e il lavoro continui a essere motore di speranza. Questa è una delle grandi eredità della Spagna: aver unito l’azione storica alla lucidità della ragione morale. Tale contributo, nato sulle rive del Tormes, ha superato le aule e le biblioteche ed è entrato a far parte di una coscienza più ampia, condivisa dalla comunità internazionale, che continua a chiedersi come costruire la pace sul riconoscimento della persona e non sull’imposizione della forza. Il progresso offre possibilità meravigliose, e oggi lo vediamo in modo particolare nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie; ma la tecnologia in sé stessa non è neutra, perché assume il volto di chi la concepisce, la finanzia, la regola e la utilizza, per questo, di fronte alle trasformazioni del nostro tempo, il nostro discernimento deve concentrarsi sul posto che occupa la persona umana nelle nostre decisioni e su come si prospettano oggi, in modo nuovo, la dignità del lavoro, la solidarietà, la politica sociale e il bene comune. Ricostruire oggi significa riconoscere che, nella pluralità di voci e di visioni che talvolta ricorda la dispersione delle lingue, esiste comunque una possibilità luminosa: quella di edificare insieme, trasformando la diversità in una risorsa e facendo dell’ascolto e del dialogo il terreno comune su cui far crescere giustizia e fraternità. E la conclusione del suo viaggio al porto di Arguineguin nell’isola della Gran Canaria e al centro degli sbarchi dei migranti a Tenerife non poteva essere più significativa. Un arcipelago dove essi cercano l’approdo verso l’Europa. Mi inchino, ha detto il Papa, davanti alla vostra dignità, il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza per tutti, per i paesi di origine, per quelli di transito e per l’Europa: tutti in qualche modo siamo migranti, tutti siamo pellegrini in cammino.

Salvatore Vento

( 15 giugno 2026 )

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