Ecco quindi il nuovo ”salario giusto”, legato alla contrattazione collettiva nazionale, che aprirà la porta agli incentivi. Niente fondi pubblici invece, a chi sottoscrive contratti pirata e sottopaga i lavoratori. Una linea che rimarca anche la ministra del Lavoro Calderone, che difende il lavoro di qualità e stabile, e assicura che con le parti sociali ”le interlocuzioni ci sono e il Governo ascolta”. Si tratta di un ”punto di partenza per un'alleanza, un patto con le parti sociali”, rilancia la premier.
Il testo individua i criteri per il salario giusto, che prende a riferimento il trattamento economico complessivo (non solo il salario ma anche le altre voci contrattuali) e richiama i contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative - un punto dirimente per Cgil Cisl e Uil - , rispetto ai quali la retribuzione non può essere inferiore. Un modo per contrastare il dumping. La norma - sottolinea Palazzo Chigi - favorisce la concorrenza leale e valorizza l'autonomia di sindacati e datori, evitando l'imposizione di un salario minimo fissato per legge e lasciando alla contrattazione la definizione delle voci retributive.
Tra le misure debuttano anche sgravi contributivi per le imprese che mettono in campo strumenti per la conciliazione tra lavoro e vita familiare, ottenendo una certificazione ad hoc: ci sono fino a 50mila euro annui per ogni azienda. Conti alla mano, gli incentivi all'occupazione sono per l'esattezza 934 milioni, di cui 497,5 milioni solo per i giovani e la stima di 52.400 assunzioni previste. Al nastro di partenza dunque i nuovi bonus per le assunzioni - fino a fine anno - di giovani, donne e nelle aree Zes, oltre a un nuovo incentivo per la trasformazione dei contratti da tempo determinato a indeterminato. In particolare per l'assunzione stabile delle lavoratrici svantaggiate è riconosciuto, per massimo ventiquattro mesi, l'esonero del 100% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro fino a 650 euro mensili; cifra che sale a 800 euro se residenti nelle regioni della Zes. Per gli under 35 il tetto è di 500 euro mensili, che aumenta a 650 euro nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria, Sardegna, Marche e Umbria. Per tutte le altre assunzioni in area Zes l'esonero è pari a 650 euro mensili. Altra novità riguarda i rider: l'accesso alla piattaforma digitale può avvenire con Spid, Carta di identità elettronica (Cie), Carta nazionale dei servizi (Cns) oppure con un account rilasciato dalla stessa piattaforma con un sistema di autentificazione a più fattori. L'obiettivo è quello di rafforzare le tutele per i ciclofattorini ed evitare la proliferazione dell'utilizzo di un account.
In attesa di leggere il decreto Primo Maggio nella sua versione definitiva, la Cisl esprime ”grande soddisfazione per gli elementi illustrati in conferenza stampa dal governo e dalla indicazione della premier Meloni circa la volontà di rendere il provvedimento approvato il primo passo di un Patto sociale per rilanciare retribuzioni, tutele e occupazione di qualità”. Lo afferma in una nota la segretaria generale Fumarola, per la quale ”è importante aver confermato e rafforzato con un miliardo aggiuntivo gli incentivi per le assunzioni di giovani, donne e lavoratori in area Zes. Determinante che queste risorse vengano riconosciute alle aziende che applicano i Ccnl stipulati dalle parti sociali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, come indicato in queste settimane dalla Cisl. Si indica finalmente una soglia contrattuale di dignità salariale che sia di riferimento per individuare i buoni contratti e distinguerli da quelli in dumping, che impongono sottosalario e sfruttamento”. In sostanza, osserva Fumarola, ”chi oggi applica contratti al ribasso dovrà adeguarsi al trattamento economico complessivo previsto dai contratti veri, quelli sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil. È un passaggio importante anche sul piano simbolico, perché dà finalmente attuazione all'articolo 36 della Costituzione e fissa un riferimento concreto di dignità del lavoro. Passi in avanti anche negli incentivi per la stabilizzazione dei lavoratori attraverso l'esonero contributivo e le norme che aumentano le tutele per i riders. Sono tasselli importanti che ora vanno collegati a una strategia complessiva qualificata con un accordo della responsabilità, in cui governo, sindacato confederale e sistema delle imprese operino insieme su riforme e investimenti che rilancino, insieme, salari e produttività, formazione e innovazione, buona flessibilità organizzativa e contrattazione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.
Intervenendo in tv la numero uno del sindacato di Via Po ha aggiunto: ”Un salario minimo di nove euro per legge "potrebbe essere un appiattimento verso il basso perché potrebbe incentivare alcune imprese ad applicare solo la soglia salariale e quello non è un salario degno, quindi il salario minimo legale è assolutamente sbagliato”. Il contratto ”non è soltanto parte salariale ma include anche una serie di elementi: dalla sanità integrativa, dal welfare, dalle ferie”.
Giampiero Guadagni
