L'Italia ”è un Paese ricco di risparmio ma ancora povero di strumenti capaci di trasformarlo in investimenti produttivi. La ricchezza finanziaria delle famiglie supera i 6.000 miliardi di euro, di cui circa 1.500 miliardi restano fermi su conti correnti e depositi”. Lo ha evidenziato il vicepresidente di Confindustria per il credito, la finanza e il fisco, Angelo Camilli, che osserva: ”Anche gli enti previdenziali dispongono e di risorse rilevanti, con circa 400 miliardi tra fondi pensione e casse di previdenza. Nonostante i progressi degli ultimi anni, investono ancora poco in Italia e si concentrano soprattutto su titoli di Stato, con quote contenute in equity e debito di imprese quotate e investimenti ancora marginali in asset alternativi illiquidi. Si tratta di un potenziale enorme che può contribuire alla crescita delle imprese, allo sviluppo delle infrastrutture e al rafforzamento della competitività del Paese. Mobilitare anche solo una piccola quota di queste risorse potrebbe avere un impatto significativo sulla crescita del Paese. Orientando verso l'economia domestica, grazie alla leva fiscale, l'1% dei risparmi delle famiglie oggi depositati sui conti correnti e depositi si genererebbero circa 15 miliardi di euro, mentre una riallocazione pari al 2,5% delle risorse degli enti previdenziali potrebbe attivare ulteriori 10 miliardi, per un totale di circa 25 miliardi di euro potenzialmente destinabili allo sviluppo del sistema produttivo e infrastrutturale del Paese”.
Per questo, afferma Confindustria, ”occorre rilanciare e rafforzare strumenti come i Pir e introdurre in coerenza con le indicazioni europee, i conti di risparmio e investimento, orientati al medio-lungo periodo e capaci di indirizzare una quota maggiore del risparmio verso l'economia reale. Centrale anche il ruolo del sistema previdenziale: alcune innovazioni introdotte con la Legge di Bilancio puntano a favorire la previdenza integrativa e orientare, con comparti Life Cycle, gli investimenti degli iscritti lungo profili di rischio modulati sul loro orizzonte temporale, liberando risorse per investimenti di lungo periodo nell'economia reale, senza compromettere la tutela del risparmio previdenziale. Serve però un passo indietro sulle scelte in materia di portabilità del contributo datoriale, che rischia di scardinare un sistema che tutela i lavoratori con allineamento di interessi, costi contenuti e visione di lungo periodo. Centrale, infine, il ruolo dell'industria del risparmio gestito come ponte tra famiglie, investitori istituzionali e sistema produttivo”.
G.G.

