Dunque, dopo le forti critiche sollevate in maniera compatta da Cgil, Cisl e Uil e dall'opposizione, che ha anche abbandonato l'esame in commissione, l'emendamento presentato dai relatori di maggioranza - Nisini (Lega), Rizzetto (FdI) e Tenerini (FI) - è stato riformulato: nella nuova versione votata, rimane la parte sul Trattamento economico complessivo che si compone delle voci retributive e anche del welfare contrattuale; ma in entrambi i casi si aggiunge il richiamo esplicito ai contratti collettivi sottoscritti dalle sigle maggiormente rappresentative. Salta invece la parte sui contratti equivalenti, vale a dire quei contratti minori che assicurando un trattamento economico complessivo equivalente, appunto, ai contratti leader, potevano accedere comunque ai bonus per le assunzioni. La nuova versione non smorza il no delle opposizioni, secondo cui non si chiude affatto la porta ai contratti pirata; e viene anche lamentata l'invasione di campo sulle regole del sistema contrattuale, sui cui è in corso un confronto tra le parti sociali. La protesta si estende al metodo: ”Con il riorso sistematico al voto di fiducia è svilito il ruolo del Parlamento”, affermano in coro Pd. M5S, Avs, Iv e Azione.
Difende la soluzione il presidente della commissione Lavoro e relatore Rizzetto per il quale ”mette d'accordo tutti, stante il fatto che c'è già nel decreto un principio di equivalenza, quindi viene garantita la pluralità sindacale”. Rizzetto auspica che poi che sugli ambito del Tec le parti arrivino nel più breve tempo possibile ad un accordo.
Quanto agli altri punti del testo, sfuma la modifica che era stata chiesta dalla Lega sulla retroattività degli aumenti contrattuali per i contratti scaduti. Mentre passa la riformulazione che fa salire al 50% (rispetto al 30% del testo base) dell'inflazione Ipca l'adeguamento retributivo, come anticipo forfettario, nei casi di contratto non rinnovato entro 9 mesi (e non più 12 mesi) dopo la scadenza.
Altra novità: la durata massima complessiva dei tirocini extracurricolari all'interno di imprese appartenenti allo stesso gruppo ”non può eccedere i dodici mesi, fermi restando i limiti previsti dalla legislazione vigente”. Lo prevede la riformulazione di un emendamento di Marattin (Partito Liberaldemocratico).
Afferma la viceministro del Lavoro Bellucci: ”Con il nuovo Decreto Lavoro si compie un passo decisivo verso la stabilità e la certezza del diritto nelle relazioni industriali del nostro Paese. Con il salario giusto diamo nuove risposte ai lavoratori e rafforziamo la contrattazione”. Per Bellucci ”la nuova norma recepisce quanto stabilito nella definizione del Trattamento Economico Complessivo all'interno del Patto della fabbrica del 2018, sottoscritto da Cgil, Cisl e Uil. Si tratta di una scelta politica e giuridica precisa: rimettere al centro della scena la contrattazione collettiva di qualità. Il provvedimento mira a fare chiarezza nel mercato del lavoro, contrastando il fenomeno dei contratti 'pirata' e offrendo un quadro di riferimento solido sia per le imprese che per i lavoratori. Il ruolo del Ministero e del Governo non è quello di sostituirsi alle parti sociali, ma di valorizzarne l'autonomia e il lavoro di regolazione già tracciato. Oggi garantiamo che la competizione tra imprese non si giochi al ribasso sui diritti dei lavoratori, ma sulla produttività e sull'innovazione”.
Giampiero Guadagni
