Lunedì 8 giugno 2026, ore 20:33

Salario giusto 

Dl lavoro, scontro sull'emendamento dei relatori 

Modifiche e scontro sul decreto lavoro, entrato in vigore il primo maggio con il debutto del salario giusto e il vincolo per gli incentivi all'occupazione. Un emendamento dei relatori di maggioranza al testo, all'esame della commissione della Camera, rivede il capitolo della contrattazione definendo il Trattamento economico complessivo e inserendo anche i contratti equivalenti (rispetto a quelli firmati dalle sigle più rappresentative) per accedere ai bonus. Netto il no che arriva dall'opposizione, Pd in testa, e da Cgil, Cisl e Uil. Plaudono invece Ugl e Cisal.
L'emendamento in questione, presentato dai relatori Nisini (Lega), Rizzetto (FdI) e Tenerini (FI), interviene sulla definizione del Trattamento economico complessivo, il riferimento proprio per determinare il salario giusto, mettendo sullo stesso piano tutte le voci retributive (comprese le mensilità aggiuntive e le indennità) e il welfare contrattuale. E, inoltre, riconosce i bonus per le assunzioni anche ai contratti minori che assicurano un Tec “equivalente” a quello dei contratti leader. Una doppia modifica che scatena una pioggia di critiche. In questo modo, secondo la lettura dei tre sindacati, il Trattamento economico complessivo non viene più lasciato alla contrattazione ma di fatto viene definito per legge, incidendo così sull'autonomia delle parti sociali; e inoltre si riapre la porta ai contratti pirata perché, a loro parere, stabilire l'equivalenza sulla base di retribuzione e welfare insieme significa anche poter dare meno salario e più welfare.
Dura la reazione di Cgil Cisl e Uil.
Per la segretaria generale della Cil Fumarola “sbagliato nelle intenzioni, inefficace nella forma, l'emendamento dei relatori al decreto primo maggio rischia di trasformarsi in un pasticcio, anche interpretativo, di cui nessuno davvero sente il bisogno”. Aggiunge la numero uno del sindacato di Via Po: “Nessun lavoratore può ricevere una retribuzione e un trattamento economico e normativo inferiore a quelli regolati nei contratti nazionali sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil: la competizione va fatta piuttosto verso l'alto, con buona pace dei 'pirati' che sottoscrivono accordi in dumping sulla pelle delle persone”. L'emendamento “non modifica, infatti, quanto disposto dallo stesso articolato il quale, giustamente, stabilisce che solo i contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative possono definire le voci che compongono il trattamento economico complessivo. È il pilastro stesso del provvedimento, conquistato e approvato proprio per dare solide gambe contrattuali non solo ai vincoli per gli sgravi regolati dallo stesso decreto primo maggio ma anche allo spirito dell'articolo 36 della Costituzione”. E riferendosi al confronto in corso Fumarola osserva: “Insieme alle parti sociali rappresentative stiamo lavorando ad un accordo che individui senza equivoci le componenti obbligatorie del Tec. L'entrata in scena di questo emendamento non può, né deve snaturare l'impianto complessivo del decreto: bisogna evitare ogni misura che possa generare confusione o prestarsi a interpretazioni fuorvianti”.
Per il segretario generale della Cgil Landini “l'emendamento del Governo al decreto primo maggio entra a gamba tesa sulle regole del sistema contrattuale e così al contrario di quanto propagandato si legittimano i contratti pirata”.
Contraria anche la Uil: "Non lo condividiamo. Sul Trattamento economico complessivo lasciate lavorare le parti sociali”.
Sul fronte politico, vanno all'attacco i capigruppo del Pd nelle commissioni Lavoro e Bilancio della Camera, Scotto e Guerra: “L'emendamento fa rientrare dalla finestra i sindacati minori che erano usciti dalla porta. È un colpo alla contrattazione. Altro che salario giusto, siamo davanti al principio che qualsiasi salario è giusto anche se non in linea con l'articolo 36 della Costituzione. Anche perché pagare i lavoratori con strumenti di welfare, privi di contribuzione e di quota del Tfr, non è come pagarli con la voce retributiva vera e propria”.
Giampiero Guadagni

( 6 giugno 2026 )

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