Mercoledì 8 luglio 2026, ore 13:56

Rapporto Inapp 

Formazione continua tornata ai livelli pre Covid 

Nel 2024 il tasso di partecipazione degli adulti alla formazione è stato del 10,4%, in forte crescita rispetto agli ultimi anni, se consideriamo che nel 2004 questo era appena al 6,3%. È quanto emerge dal XXV Rapporto sulla Formazione Continua in Italia, curato dall'Inapp, l’Istituto per l'Analisi delle Politiche Pubbliche, per conto del Ministero del Lavoro. In questo scenario un ruolo chiave lo hanno svolto i 20 Fondi paritetici interprofessionali che nel 2024 hanno gestito oltre 850 milioni di euro (+9% rispetto all'anno precedente), con l'adesione di circa 780mila imprese pari a 10,5 milioni di lavoratori. Si è confermato inoltre strategico il Fondo Nuove Competenze che ha avuto un finanziamento di circa 1,2 miliardi di euro e ha coinvolto oltre un milione di lavoratori, in costante crescita rispetto alle precedenti edizioni (800 mila nella seconda e 720 mila nella prima). Nel 2024 i progetti di formazione continua hanno così coinvolto oltre 1,7 milioni di lavoratori dipendenti, segnando un avanzamento rispetto agli 1,6 milioni dell'anno precedente e al milione e 300mila del 2021. In un arco di cinque anni, la platea dei lavoratori formati è cresciuta di oltre 400mila unità, tornando sostanzialmente ai livelli pre-Covid. Per il 2025, proprio in virtù della spinta derivata dalla terza edizione del Fondo Nuove Competenze ci si attende un consolidamento della crescita, che può spingere i lavoratori coinvolti nella formazione finanziata dai Fondi Interprofessionali intorno ai 2 milioni.
La formazione si sta trasformando non solo nei numeri, ma anche nei contenuti e nelle modalità. Circa un quarto delle aziende che utilizza sistemi di Intelligenza Artificiale li impiega a supporto della formazione. Nello specifico, il 36,8% utilizza l'IA per produrre materiali didattici personalizzati, il 32,1% per adattare i percorsi alle esigenze dei partecipanti e il 28,9% per individuare i fabbisogni di competenze. Le aziende utilizzano sempre più la formazione per contrastare le difficoltà di recruiting: oltre un terzo delle imprese (37,1%) che segnala criticità nel reperimento del personale attiva percorsi di riqualificazione, mentre il 30,4% punta sull'aggiornamento. Si diffondono modelli flessibili come il microlearning e le Academy di filiera, che favoriscono la creazione di ecosistemi collaborativi tra imprese, sistema formativo e territori. Nonostante la crescita degli investimenti, permangono alcuni divari strutturali nell'accesso alla formazione. L'età genera un gap di 11,4 punti percentuali tra under 35 (18,2%) e over 50 (6,8%), e disuguaglianze riguardano anche il genere, sebbene la contrazione della partecipazione con l'avanzare degli anni colpisca in modo analogo e trasversale sia uomini che donne. Persistono inoltre divari territoriali e dimensionali: investe in formazione circa il 70% delle grandi imprese, mentre la quota scende a meno di un terzo tra le microimprese.
Il Rapporto pone l'accento sulla necessità di una governance partecipata tra Ministero del Lavoro, Fondi Interprofessionali e stakeholder, basata sulla co-programmazione per allineare i fabbisogni di competenze alle transizioni in atto. Una spinta decisiva in questa direzione è rappresentata dal Decreto 115/2024 che consente l'estensione dei servizi di individuazione, validazione delle competenze anche ai Fondi paritetici interprofessionali e dalle Nuove Linee guida che ampliano le loro competenze dando la possibilità di agire su nuovi target e individuare risorse aggiuntive allo 0,30%. Particolare rilievo è attribuito al Fascicolo Socio Lavorativo, strumento destinato a svolgere una funzione strategica per invertire la logica degli interventi di politica attiva.
Sottolinea il presidente dell’Inapp Forlani: ”Oltre al recupero del numero dei lavoratori coinvolti nei programmi di formazione continua promossi dai Fondi interprofessionali, deve essere segnalato anche l'incremento della sensibilità verso l'importanza di accrescere le competenze per soddisfare i fabbisogni professionali richiesti dalle imprese con la progettazione dei percorsi formativi brevi e l'attenzione alle competenze green e digitali. Ma esiste un forte gap tra la crescita dei fabbisogni di formazione e di adeguamento delle competenze, in particolare nei comparti di attività economica caratteristiche dalla presenza di piccole e microimprese, che deve essere affrontato ampliando il ruolo dei Fondi interprofessionali verso le politiche attive del lavoro e l'offerta formativa generata con modalità flessibili e personalizzate per favorire in rapido reinserimento delle persone in cerca di lavoro”.
Giampiero Guadagni

( 8 luglio 2026 )

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