Intanto in una intervista televisiva, la ministra del Lavoro Calderone è tornata sul decreto Primo maggio: ”Non ci siamo sostituiti alle parti sociali, alla contrattazione. Questo è importante sottolinearlo. Noi riconosciamo l'autonomia. I sindacati e le organizzazioni datoriali ci avevano chiesto di proteggere il confronto per definire tra loro il nuovo sistema di regole: lo abbiamo rispettato, però abbiamo voluto mettere l'accento sul fatto che per noi non si tratta di salario minimo, ma di salario giusto. Vale a dire una tipologia di contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Abbiamo detto che i lavoratori devono essere pagati bene e che le aziende, per poter usufruire dei benefici che lo Stato accorda quando ci sono delle assunzioni che meritano delle agevolazioni, devono poter garantire almeno quel trattamento economico complessivo, appunto quel salario giusto”. ”.
La Cgil sostiene che il decreto porta a bordo incentivi per le imprese e nulla per i lavoratori. Calderone risponde: ”In legge di bilancio 2 miliardi di euro sono andati a favore dei lavoratori e del loro reddito. Abbiamo messo la tassazione agevolata sugli aumenti contrattuali, premi di risultato, straordinari, lavoro notturno e festivo”.
Giampiero Guadagni
