James Fenimore Cooper (1789-1851) viene considerato il vero padre del romanzo di frontiera americano e il più diretto precursore del western moderno. Quando iniziò a scrivere, gli Stati Uniti erano una nazione ancora giovane. L’espansione verso occidente era appena iniziata, ma il desiderio di costruire una letteratura autenticamente americana era già molto forte. Fino ad allora gli autori statunitensi avevano guardato soprattutto ai modelli inglesi, ambientando spesso le proprie storie in Europa. Cooper fu tra i primi a comprendere che il vero patrimonio narrativo del nuovo Paese si trovava nelle sue foreste, nei grandi laghi e nelle terre di confine. Nel 1821 pubblicò “The Spy”, ottenendo un notevole successo. Ma fu soprattutto con il ciclo dei “Leatherstocking Tales” ('I racconti di Calza di Cuoio') che pose le basi di una nuova forma narrativa. La serie comprende cinque romanzi pubblicati tra il 1823 e il 1841: “The Pioneers” (1823), “The Last of the Mohicans” (1826), “The Prairie” (1827), “The Pathfinder” (1840) e “The Deerslayer” (1841). L’eroe della saga è Natty Bumppo, conosciuto anche con soprannomi come Leatherstocking, Hawkeye, Pathfinder o Deerslayer a seconda delle diverse fasi della sua vita. Natty influenzò generazioni di scrittori. Uomo solitario, abilissimo cacciatore e tiratore, conosce profondamente la natura, vive ai margini della società e mantiene un forte codice morale personale. Il prototipo di molti futuri protagonisti del western, dal cowboy errante allo sceriffo riluttante, fino ai personaggi interpretati da Gary Cooper, John Wayne o Clint Eastwood. La loro forza deriva dalla coerenza con i propri principi.
Un altro elemento innovativo fu il modo in cui Cooper rappresentò la frontiera. Nei suoi romanzi non è semplicemente un luogo geografico, ma uno spazio di transizione in cui entrano in contatto due mondi, quello europeo dei coloni e quello delle popolazioni native. La frontiera diventa un laboratorio morale nel quale i personaggi sono costretti a ridefinire continuamente la propria identità. Particolarmente complessa è la rappresentazione degli Indiani d'America. Pur risentendo dei limiti culturali del proprio tempo, Cooper evitò spesso di ridurli a semplici antagonisti. Figure come Chingachgook e suo figlio Uncas, protagonisti de “L’ultimo dei Mohicani”, sono tratteggiate con dignità, coraggio e nobiltà d’animo. Mentre alcuni personaggi europei mostrano avidità, fanatismo e crudeltà. Cooper comunque rimane figlio della cultura americana dell’Ottocento e ne condivide il principio: l’espansione della civiltà bianca è inevitabile. Tuttavia osserva con malinconia la scomparsa della wilderness e delle culture indigene. In questo senso i suoi romanzi possiedono una vena elegiaca che li distingue da molta narrativa western successiva, più orientata all'azione.
Il capolavoro rimane “The Last of the Mohicans”. Ambientato durante la guerra franco-indiana, il romanzo intreccia avventura, amore, guerra e riflessione storica. La celebre figura di Magua, antagonista animato da motivazioni complesse e personali, dimostra quanto Cooper fosse interessato a costruire personaggi lontani dal semplice stereotipo del “cattivo”.
La figura di Cooper superò rapidamente i confini degli Stati Uniti. In Europa venne tradotto quasi subito, conquistando lettori in Francia, Germania, Italia e Russia. Honoré de Balzac lo ammirava apertamente, mentre Jules Verne riconobbe il proprio debito nei confronti della sua narrativa d'avventura. Persino il tedesco Karl May, il futuro creatore di Winnetou e Old Shatterhand, costruì buona parte del proprio immaginario leggendo Cooper. Va notato che Cooper scriveva quando il West classico non esisteva ancora. Le sue storie si svolgono prevalentemente nei boschi dello Stato di New York, lungo la valle del fiume Hudson o nelle regioni dei Grandi Laghi. I grandi allevamenti del Texas, le mandrie, le città di frontiera, i marshal e i pistoleri sarebbero arrivati molto più tardi. Eppure quasi tutti gli ingredienti fondamentali del western erano già presenti: il conflitto tra civiltà e natura, l’eroe solitario, la frontiera come spazio di libertà, il viaggio, il duello morale prima ancora che quello armato. Per questo motivo gli studiosi parlano spesso di “proto-western”. Cooper non racconta ancora il Far West che conosciamo mediante il cinema, ma inventa il linguaggio narrativo che renderà possibile la sua nascita. I suoi romanzi trasformano eventi storici e cronache di frontiera in mitologia, offrendo al pubblico personaggi destinati a sopravvivere ben oltre il loro tempo.
Sarà però solo nella seconda metà dell’Ottocento, con l’avanzata della ferrovia, la conquista delle Grandi Pianure e soprattutto la nascita dell’edi toria popolare, che il western diventerà un vero fenomeno di massa. A quel punto entreranno in scena i “dime novel”, Buffalo Bill e i primi grandi autori capaci di trasformare la storia del West in una leggenda mondiale. Ma quella è già la terza tappa del nostro viaggio.

