Mercoledì 14 gennaio 2026, ore 19:49

Libri

Il tema della guerra nel mondo ellenico

di ELIANA SORMANI

Polemos è il titolo dell’ultimo saggio scritto da Giuseppe Zanetto e pubblicato dalla casa editrice Laterza, in cui il docente universitario di letteratura teatrale della Grecia Antica, affronta il tema della guerra nel mondo ellenico, facendo tesoro della storiografia e delle voci altissime della letteratura, dall’epica alla tragedia. Il titolo riprende in senso astratto il concetto di conflittualità che è alla base della vita reale del mondo greco, espresso nel Frammento 53 da Eraclito in cui egli afferma “Palemos di tutte le cose è padre, di tutto poi è re, e gli uni manifesta come dei, gli altri invece come uomini; gli uni fa esistere come schiavi, gli altri come liberi”; una formulazione che non indica la guerra in senso stretto, ma la contrapposizione in cui si trasforma e si forma tutto ciò che esiste, una guerra in senso metaforico che crea la vita, che crea il divenire. Una sorta di tensione positiva. Il frammento va interpretato come parte integrante del principio di movimento che sta alla base della dottrina eraclea: “la realtà è travolta in un incessante divenire, nulla rimane uguale a se stesso, questa inesorabile trasformazione è prodotta dall’alternanza dei contrari: giorno e notte, luce e tenebra, sazietà e fame, amore e odio, piacere e dolore”, come suggerisce il professor Zanetto nel suo libro, il cui prologo si apre proprio con la citazione di Eraclito. Questo significato del termine spiega la percezione greca della vita come sfida. La guerra in Grecia è, in fondo, una situazione naturale, inevitabile e, come tale, viene affrontata in modo pragmatico nella realtà dei conflitti che percorrono l’intera sua storia, così come viene cantata nella letteratura e nell’epica classica. Omero, poeta greco per eccellenza, inizia la sua “Iliade” con il termine “ménin”, ira, l’ira di Achille, che è una reazione agli insulti e alle prepotenze di Agamennone e che produce effetti gravissimi portando gli Achei a subire grandi sconfitte nella guerra contro Troia, prima che l’e roe riprenda di nuovo le armi per vendicare la morte di Patroclo. I greci considerano d’altro canto la guerra di Troia l’inizio della loro storia e Omero non fa altro che rappresentare il loro pensiero, alcuni secoli dopo lo scontro tra achei e troiani, con lo scopo di dare origine tra le polis greche ad un’i dentità culturale comune, identità che durante il medioevo ellenico era andata perduta. La guerra tuttavia nel mondo ellenico non è mai esaltata come principio supremo di civiltà, poiché la guerra, pur capace di portare con sé valori eroici individuali, porta con sé anche molti mali: povertà, morte, dolore (è una sventura che Zeus manda agli uomini), e proprio per questo non mancano nella cultura greca voci che celebrano la pace, da Aristofane, convinto sostenitore della pace, a Esiodo che ne “Le opere e i giorni”, presenta la pace come il premio di Zeus per la città giusta, mentre la guerra come la maledizione divina mandata a colpire la città violenta e prevaricatrice. L’Iliade stessa si conclude con un atto di pietà e di pace. Il libro “Pole mos” , che si apre proprio con un approfondimento della guerra di Troia, è suddiviso in dieci capitoli, tre dei quali definiti dall’autore “intermezzi” incentrati su quelli che si possono definire i tre grandi conflitti greci (le Guerre persiane, La guerra del Peloponneso, La campagna d’Asia di Alessandro Magno). L’autore offre uno sguardo approfondito su come i Greci guardavano alla guerra, “espressione di un’in quietudine che li spinge a cercare costantemente strade nuove affrontando cimenti e correndo rischi”, espressione di un bisogno di espandersi a causa delle povertà di risorse della loro terra, espressione di un bisogno delle polis di sopravvivere l’una accanto all’altra con il rischio continuo di prevaricazione dell’una sull’altra; espressione di un forte sentimento identitario, determinato dall’appartenenza a stirpi diverse difficilmente mescolabili (il sangue dorico non si mescola facilmente con quello ionico). Con un linguaggio semplice e con una sintassi fluida, ricca di citazioni e di coinvolgenti narrazioni tipiche di un esperto narratore, Giuseppe Zanetto affronta quelle che sono le conseguenze di ogni conflitto, portando il lettore a riflettere sul presente attraverso il passato, poiché le dinamiche che caratterizzano una guerra sono immutabili e si ripetono nel tempo: dalle conseguenze economiche che una guerra contempla, alle spese necessarie a sostenerla, dal ruolo delle donne in un conflitto, al rapporto con il mondo divino, fino ad analizzare i crimini, gli eccessi e le regole presenti ieri come oggi in uno scontro armato. La guerra viene scandagliata in ogni suo aspetto, da quello più barbaro e violento, a cui lo stesso Achille non riesce a sottrarsi, che va oltre il razionale, a quello più umano, che porta alla pietà e alla compassione verso il nemico, che fa riscoprire ad Achille la sua umanità.

Polemos è un libro sicuramente di grande attualità, in un’epoca come la nostra di grandi squilibri geopolitici, dopo anni in cui sembrava regnare la pace ogni giorno si aprono nuovi focolai di guerra proprio come se “Polemos tritasse le città e i popoli nel suo mortaio, mentre Eirene/Pace è ancora prigioniera”, come ci dice Giuseppe Zanetto nelle ultime righe del suo saggio, citando un passo presente nella commedia “La Pace” di Aristofane in cui il protagonista sull’Olimpo vede il demone della guerra Polemos che, nelle vesti di un cuoco infernale, tiene prigioniera Eirene (demone della pace), in un grande mortaio, concludendo che ora “sta a noi liberare Eirene con la forza delle braccia e della mente”.

Giuseppe Zanetto, Polemos. La guerra in Grecia, Editori Laterza, Ottobre 2025, pagg.262, euro 18,00

( 14 gennaio 2026 )

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