Mercoledì 4 febbraio 2026, ore 17:48

Libri

Un diario struggente

di ENZO VERRENGIA

L’editrice Nord riporta nelle librerie un classico della fantascienza più avanzata malgrado sia apparso per la prima volta un sessantennio fa. È “Fiori per Algernon”, di Daniel Keyes, ascesa e caduta di un individuo ritardato sottoposto ad un esperimento biochimico che dovrebbe espandere le sue capacità intellettive, come già accaduto a un topo, Algernon, del quale gli scienziati Nemur e Strauss hanno triplicato le capacità cognitive. Il malcapitato si chiama Charlie Gordon, un uomo delle pulizie, che racconta le sue tribolazioni in un diario. Eccone uno stralcio della fase iniziale, quando a stento possiede rudimenti espressivi: «Ho paura. Molte persone che lavorano qui e le infermiere e le persone che mi fanno i test sono venute a portarmi le caramelle e augurarmi buona fortuna. Spero che tu abbia buona fortuna. Ho la mia zampa di coniglio, la mia moneta e il mio ferro di cavallo di fortuna. Ma un gatto nero è passato davanti a me quando ero venendo all’o spedale». Suscita pietà e tenerezza. Lo segue Alice Kinnian, insegnante della scuola per adulti con difficoltà di apprendimento. Oggi si direbbe “di sostegno”. Con lei Charlie intreccia una relazione.

Daniel Keyes attinge alle sue esperienze dirette con alunni ipodotati e sviluppa l’idea narrativa di base in un racconto scritto nel 1958 e uscito l’anno dopo. Quindi ne dilata l’impianto in un romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1966. Un successo immediato che prelude al film “Charly”, nella versione italiana “I due mondi di Charlie”, diretto a Ralph Nelson e sceneggiato da Stirling Silliphant, successivamente vincitore dell’Oscar per il copione de “La calda notte dell’ispet tore Tibbs”. Sul grande schermo, la vicenda incolla gli spettatori alle poltrone grazie alle interpretazioni di Cliff Robertson, che vince l’Oscar come migliore attore nel 1969, e Claire Bloom. Ma il trionfo in cinemascope deve tutto al libro.

Daniel Keyes imprime alla sostanza fantascientifica della trama un andamento introspettivo che lo lega all’evoluzione di questo genere letterario in corso tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60. Le esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki, l’inizio della corsa all’esplorazione del cosmo, i voli supersonici surclassano le invenzioni dell’avvenirismo praticato dai veterani della science fiction. Ormai lo spazio è stato conquistato dalle navicelle e dai satelliti americani e russi. Adesso bisogna esplorare quello interno. Lo chiamano “inner space”. Emergono nomi come quelli di James Ballard, Harlan Ellison, Robert Sheckley. La fantascienza imbocca due direzioni affiancate: l’analisi della personalità e i mutamenti sociali.

Daniel Keys coniuga magistralmente le due cose in “Fiori per Algernon”. Da un lato, la possibilità di modificare la struttura psicologica delle persone. Decenni prima che con i chip, si può farlo per via chimica. La pozione jekylliana di Nemur e Strauss o proprio la droga.

Philip Dick la assume per curarsi dalla schizofrenia. La CIA la sperimenta su soggetti da utilizzare per scopi reconditi. Charlie Gordon è la vittima di un’ennesima variante demiurgica della scienza. Una creatura di Frankenstein mite e innocente. Tutto questo, però, accade perché la società occidentale si avvia verso una deriva etica, scaricando lungo la strada i valori, l’uma nesimo, la spiritualità alla stregua di zavorra. E nessuno può subire questo processo meglio di Charlie Gordon Assurto al picco della sua nuova identità, scrive: «Ho riletto frequentemente i miei rapporti di progresso e ho visto plasmati in loro il mio analfabetismo, la mia ingenuità infantile, lo spirito della mia mente limitata che si affaccia da una stanza oscura attraverso il foro della serratura alla sfolgorante luce dell’e sterno. Vedo che, anche nella mia goffaggine, sapevo che ero inferiore e che le altre persone avevano qualcosa di cui io ero privo, qualcosa che mi era stato negato. Dalla mia cecità mentale pensavo che quel qualcosa era collegato in qualche modo alla facoltà di leggere e scrivere, e ero sicuro che, se fossi riuscito a padroneggiare quelle abilità, avrei ottenuto anche in modo automatico l’intelligenza.» Molto più avanti, il trionfo di Charlie nel proprio “inner space”, è lapidario: «Non devo lasciarmi trasportare dai miei sentimenti». Ormai ha acquisito il tratto distintivo della grandezza razionale: la capacità di tenere a freno l’emotività.

La regressione che dovrà affrontare, documentata riga per riga, è l’a troce monito di Daniel Keyes alla specie umana. José Ortega y Gasset sosteneva che il barbaro è verticale, non viene da fuori perché sorge dall’interno. Così sono caduti i grandi imperi, così accadrà sul piano antropologico a una stirpe che dopo l’apogeo precipiterà ai primordi, similmente a Charlie Gordon.

Daniel Keys, Fiori per Algernon, Nord 2025, pp. 315, Euro 19,00

( 4 febbraio 2026 )

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