Per la prima volta dalla sua inaugurazione a Milano a Palazzo Citterio dal 30 gennaio al 26 luglio 2026 viene ospitata una mostra fotografica, un omaggio a Giovanni Gastel, protagonista assoluto della fotografia contemporanea, vissuto e pienamente inserito nel tessuto della vita cittadina milanese, di cui faceva parte, non solo per nascita, ma per matrice culturale, famigliare, sociale e creativa, e da cui trae origine il suo stile e il suo guardo.
Giovanni Gastel nasce infatti nella città lombarda nel 1955 in un ambiente aristocratico: la madre è Ida Pace Visconti di Modrone, sorella di Luchino Visconti, mentre il padre è Giuseppe Gastel, noto imprenditore milanese. Prima ancora di entrare nel mondo artistico, il suo sguardo si forma intorno al lago di Como e alla sua casa di Cernobbio, che come lui stesso scrive “da sempre è un luogo dell’anima più che un posto geografico”. Un “luogo fatato” dove assorbe l’antica eleganza, l’amore per l’arte e per la natura e il senso della luce che trasforma spazi, oggetti e persone. Fin da ragazzo mostra una vocazione artistica, affascinato sia dalla scrittura come dalla fotografia. Il suo primo incontro con il mondo artistico avviene in ambito teatrale, dove entra a far parte di una compagnia sperimentale, influenzato anche dall’espe rienza di registra dello zio Luchino Visconti, padre del Neorealismo. A soli 16 anni pubblica il suo primo libro di poesie “Kasbah” e nel 1972 inizia a fotografare. La vera svolta nella sua carriera fotografica tuttavia avviene solo nel 1981, quando la sua agente Carla Ghiglieri lo avvicina al mondo della moda. Tra il 75 e il 76 comincia a produrre “still life” per la casa di aste Christie’s e tra gli anni Ottanta e Novanta, contemporaneamente al boom del “Made in Italy”, raggiunge l’apice del successo, collaborando con le principali case di moda italiane e straniere, tra cui Ferragamo, Krizia, Missoni, Versace, Dior, Nina Ricci, Guerlain.
Durante la sua carriera collabora con più di 50 testate, pubblica più di 170 copertine e produce più di 500 tra campagne e cataloghi per diverse maison di moda e grandi firme di beauty, gioielli e design. Al mondo della moda dedica una parte importante della propria produzione artistica, come si vede anche in mostra. Per lui, come dichiara “la fotografia di moda vive di un bizzarro equilibrio tra comunicazione commerciale, molto palese, e comunicazione artistica, senza essere né una cosa né l’altra. E’ un equilibrio, come uno slalom: qualcuno mette i paletti poi io devo correre molto veloce”. Partendo dalla moda, Gastel sviluppa un punto di vista personale, uno stile tutto suo, che nasce dalla libera sperimentazione e dalla sua vena artistica e che si nutre non solo della scrittura poetica, ma anche da profondi travagli esistenziali. Come dichiara Germano Celant in una monografia dedicatagli “il suo è un lirismo soggettivo che gli permette di trovare un proprio stile che si può a tutti effetti definire un anti stile, che non finisce mai in un inutile formalismo estetizzante, persino quando tra gli Ottanta e il Duemila, in epoca pop, le sue immagini miravano, soltanto a rappresentare la bellezza ideale dei prodotti di consumo e delle creazioni di moda.” Gastel stesso dirà “Lo stile è nell’errore, non nel gusto. Bisogna entrare nell’estetica della macchina a tal punto da costringerla a fare cose sbagliate” ed è proprio l’errore a rendere le sue immagini magiche, eterne sottraendolo alla morte, a differenza delle fotografie di denuncia o ideologiche che alimentano la storia.
Il suo impegno nel mondo della fotografia non si limita all’attività di scatto, infatti a partire dagli anni Novanta, entrato a far parte dell’asso ciazione AFIP, crea circa sessanta lectio magistralis dei maggiori fotografi italiani e internazionali, contribuendo alla diffusione e conoscenza della fotografia nel mondo. A partire dal 2000 il suo interesse si rivolge anche al genere del ritratto (a cui è dedicata un’ampia sezione della mostra milanese), posando il suo sguardo sui volti del mondo della cultura, del design, dell’arte, della moda, della musica, dello spettacolo e della politica come Barack Obama, Ettore Sottsass, Monica Bellucci, Roberto Bolle e tanti altri personaggi incontrati duranti i suoi 40 anni di carriera. Molte sono anche le sue pubblicazioni poetiche come saggistiche, frutto del suo costante interesse verso il mondo della scrittura. Muore improvvisamente nel 2020 durante l’e mergenza Covid, lasciando un grande vuoto non solo tra le persone che l’hanno amato ma soprattutto nella città di Milano, che aveva trovato in lui uno dei pochi fotografi capaci di immortalarla con gli occhi del cuore.
La mostra milanese, dal titolo “Giovanni Castel. Rewind” curata da Umberto Frigerio, oggi è un atto di restituzione culturale della città lombarda fatto con affetto verso un fotografo che ha contribuito con la sua opera a diffondere quell’immagine di Milano capitale della Moda, che oggi è conosciuta in tutto il mondo, e questo come suggerisce il titolo, ripercorrendo, proprio come fosse un nastro che si riavvolge su stesso, l’in tero percorso creativo di Giovanni Gastel, attraverso le sue parole, i suoi pensieri e le sue poesie, per restituire al pubblico non solo l’immagine di un fotografo, ma quella di un uomo. Ad accogliere le oltre 250 immagini, oggetti, scritti, pensieri, di cui è costituita la mostra, è l’ampio open space posto al secondo piano del settecentesco Palazzo milanese.
Qui è stato creato un percorso che alterna alla sua caratteristica spaziale aperta ambienti più raccolti e gallerie, in cui sono stati affrontati temi diversi, ognuno adattato alle dimensioni dei diversi spazi per poter rappresentare l’uni verso complesso e articolato dell’artista: le prime influenze estetiche, provenienti dall’ambiente famigliare attraverso gli still-life ironici, le nature morte che prendono vita, le polaroid di grande formato, le foto per la moda, i ritratti di tanti personaggi e amici, le sperimentazioni continue, la ricerca di nuovi linguaggi fotografici, fino alle sezioni di carattere tematico, tra cui, a chiusura del percorso, quella dedicata ad un progetto inedito “Le Madonne Candelore”, realizzato da Gastel con Simone Guidarelli, parte di un progetto più ampio rimasto incompiuto a causa della morte del fotografo. Un lavoro che nasceva dal desiderio di reinterpretare, in chiave contemporanea, una figura iconica della storia dell’arte, come era la Madonna, sottraendola però a ogni riferimento strettamente religioso. La Madonna infatti dei due artisti non allude al culto, bensì all’arche tipo universale di femminilità e di presenza umana: un’i cona di bellezza universale. Il visitatore passando attraverso le diverse sperimentazioni e tecniche fotografiche, tra cui le sue preziose e uniche opere su fondo oro, create attraverso la sovrapposizione di una foglia d’oro ai supporti fotografici, a cui è dedicata una delle prime sezioni della mostra, fino alle sue polaroid definite dallo stesso “fratello mio e compagno di viaggio … . Miliardi di polaroid, miliardi di scatti unici e irripetibili, poesia dell’attimo che non tornerà e originale unico per sempre”, entra a contatto con il concetto di eleganza ed eterna bellezza , continuamente ricercate da Gastel, indipendentemente dalle committenze e dagli scopi della sua fotografia, sempre frutto di un rapporto intellettuale con il mondo.
Ad arricchire il percorso della mostra, sulle mura perimetrali, anche tra le finestre che si affacciano su via Brera e sul giardino interno di Palazzo Citterio, si dipana un racconto fatto per “icone”, immagini delle opere di Gastel che sono già parte dell’immaginario collettivo, mentre una serie di gigantografie delimitano le “nuove gallerie” insieme alla parole dell’artista, accompagnando il visitatore ad entrare direttamente nell’a nima del fotografo, passando attraverso le sue inquietudini e le sue angosce, frutto di una fragilità tutta umana, che nonostante tutto non si rassegna, ma combatte cercando nella bellezza una ragione di vita. La proiezione di un video, anch’esso inedito, completa il ricco e immaginifico percorso, in cui realtà e favola si uniscono per creare immagini senza tempo.
Come dichiara Angelo Crespi, direttore di Brera “Giovanni Gastel si può dire appartenga alla schiera dei fotografi improbabili, dunque degli artisti, che creano mondi magici in cui vige la legge dell’eterno ritorno, nulla muore, tutto si rinnova uguale”.
Giovanni Gastel. Rewind, Milano-Palazzo Citterio, 30 gennaio- 26 luglio 2026

