Negli ultimi tempi il nome della Decima Mas è tornato al centro del dibattito pubblico. Ma cosa fu realmente questo reparto militare? E perché, a oltre ottant'anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, continua a essere richiamato nel linguaggio della politica? Ne parliamo con Matteo Pucciarelli, giornalista del quotidiano “la Repubblica”, autore del libro “Decima Mas – La vera storia” (Piemme).
Da dove nasce questa rinnovata attenzione verso la Decima Mas?
Siamo tornati a parlarne due anni fa, durante la campagna per le elezioni europee, quando Roberto Vannacci trasformò il ricordo della Decima Mas in uno slogan politico, con quel 'Metti una Decima' che ebbe una grande diffusione sui social e anche un certo successo elettorale. Quel riferimento non era casuale: Vannacci si rivolgeva ad un pubblico nostalgico o comunque di estrema destra.
Molti conoscono il nome, ma pochi sanno davvero come nacque. Quali sono le sue origini?
La Decima Mas venne formalmente costituita nel 1941 come reparto speciale della Marina militare italiana. Era un corpo d'élite composto da incursori altamente addestrati, incaricati di colpire le grandi navi nemiche all'interno dei porti con mezzi rivoluzionari per l'epoca, come i famosi siluri a lenta corsa, soprannominati 'maiali'. Attorno a questi uomini si costruì il mito dell'eroe capace di superare i propri limiti grazie al coraggio e all'innovazione tecnologica. Ovvero il genio italico contro le grandi potenze. C'era una forte componente nazionalista, alimentata anche dal richiamo alle imprese nel mare Adriatico durante la Prima guerra mondiale e alla figura di Gabriele D'Annunzio.
Dopo l’Armistizio la Decima si trasforma. In che modo?
Il vero punto di svolta arriva dopo l'8 settembre 1943, quando il comandante della Decima Mas Junio Valerio Borghese decide di schierarsi con i tedeschi ancora prima della nascita della Repubblica sociale italiana. Da quel momento la Decima Mas cambia completamente natura: diventa un reparto di terra al servizio dell'occupazione nazista e viene impiegata nella repressione antipartigiana e nella persecuzione degli oppositori politici. È questa trasformazione che segna definitivamente la sua storia.
Lei insiste molto sulle violenze commesse contro i partigiani e la popolazione civile. Cita nomi e cognomi di ufficiali che si sono macchiati di violenze inaudite, fino alla tortura. È un aspetto ancora poco conosciuto.
Esatto. Quando si parla della Decima Mas spesso ci si limita all'immagine degli incursori o all'epopea militare, mentre si dimentica ciò che avvenne dopo l'8 settembre. I suoi reparti parteciparono a rastrellamenti, torture, rappresaglie e violenze contro i civili, operando spesso insieme alle SS e alla Wehrmacht. È significativo che, nel dopoguerra, perfino i vertici dei nazisti in Italia abbiano sostenuto che ci sono state circostanze in cui dovettero mettere un freno alle violenze della Decima Mas.
Eppure una parte degli uomini della Decima Mas fece una scelta completamente diversa.
Sì, ed è una pagina importante perché dimostra che la storia non è mai tutta uguale. Molti appartenenti al reparto decisero di restare fedeli al Regno d'Italia: “Per il Re e la Bandiera” era il motto della prima Decima Mas. Costoro al Sud diedero vita al reparto Mariassalto, che si mise al servizio degli alleati.
Parliamo di Junio Valerio Borghese. Che figura era?
Veniva da una delle più importanti famiglie nobili italiane, che alla storia aveva dato dei vescovi e un Papa. Borghese riuscì a costruire una struttura militare estremamente autonoma, tanto da diventare una minaccia anche per Mussolini. Non a caso nel 1944 fu arrestato a Salò per poi essere liberato su pressione dei nazisti. Si considerava interprete di un fascismo più puro, di un ideale che era stato diluito e tradito dalla burocrazia e dai politicanti del regime. Questa autonomia contribuì a renderlo una figura centrale anche dell'estrema destra del dopoguerra.
Con la Liberazione questa storia sembrerebbe chiudersi. In realtà non è così.
Infatti. La vicenda non termina il 25 aprile 1945. Borghese comprende molto presto che il nuovo scenario sarà quello della Guerra Fredda e dell'anticomunismo. Viene salvato e poi protetto dagli americani e molti uomini che avevano fatto parte della Decima Mas continueranno ad avere un ruolo nelle strutture clandestine create negli anni successivi, come Gladio. È una continuità che aiuta a capire molte vicende della storia italiana del dopoguerra.
Nel libro si parla della strage di Portella della Ginestracompiuta, l’1 maggio 1947, dalla bandaGiuliano tra i contadini siciliani che stavano celebrando la Festa dei lavoratori. Morirono 11 persone. Cosa c’entra la Decima Mas?
Ci sono documenti che indicano collegamenti tra suoi ex appartenenti e il gruppo criminale di Salvatore Giuliano. Alcuni reduci addestrarono i banditi e nell’azione furono impiegate anche armi provenienti dalla Decima Mas. Si può dire che la strategia della tensione cominciò probabilmente subito dopo la fine della guerra. L’idea era quella di provocare una reazione delle forze socialcomuniste per poi scatenare la repressione e restaurare l’ordine. La strage di Portella della Ginestra avviene dopo la vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali in Sicilia, tenutesi il 20 aprile 1947, e va vista in questa ottica.
Borghese fu l’ideatore di un colpo di Stato che si sarebbe dovuto tenere neldicembre del1970 ma che poi sfumò. Nel libro ne parla diffusamente.
La vicenda resta misteriosa. Era tutto pianificato, Borghese aveva già preparato il discorso da fare alla Nazione e non si sa che cosa l’abbia fermato all’ultimo momento. Comunque fuggì subito in Spagna dove morì nel 1974 e anche sulle cause del suo decesso rimangono molti dubbi.
Arriviamo all'oggi. Com'è possibile che la Decima Mas troviancoraspazio nel dibattito politico? O che un Comune non dedichi una piazza aGiacomo Matteotti, deputato socialista fatto assassinare da Mussolini, perché considerato “divisivo”?
Perché la storia è diventata un campo di battaglia ideologico. Ad un certo punto si è cominciato a sostenere che bisognava rispettare tutti i morti, anche i militi della Repubblica di Salò. Poi si è parlato di 'opposti estremismi', mettendo sullo stesso piano fascisti e partigiani. Oggi siamo giunti a una terza fase ancora più avanzata, in cui si discute il valore stesso dell'antifascismo e si arriva perfino a definire un martire come Giacomo Matteotti una figura divisiva. È il risultato di un lungo processo di revisione della memoria storica.
È un fenomeno globale?
Certamente, lo osserviamo negli Stati Uniti, in Germania, in Francia e in altri Paesi. Il recente summit internazionale sugli “Antifa” organizzato a Washington dal Segretario di Stato americano Marco Rubio rientra in questo progetto politico. Oggi l'antifascismo viene spesso descritto come un'organizzazione da sorvegliare, quando in realtà rappresenta un sentimento, un principio fondante delle democrazie nate dopo la Seconda guerra mondiale. Considerare l'antifascismo una minaccia significa mettere in discussione l'idea stessa di democrazia e il rifiuto della violenza come strumento della politica.

