Nel primo viaggio apostolico in Africa, dal 13 al 23 aprile, Papa Leone XIV ha affrontato le grandi questioni che attraversano un Continente la cui importanza nella vita della Chiesa universale è costantemente in crescita. L'Africa conta il 20% dei cattolici e questa cifra potrebbe raddoppiare entro il 2050.
Ma questo lungo viaggio, secondo molti commentatori ed esperti di cose vaticane, ha detto molto altro ancora e anche qualcosa di inedito del primo Papa americano. Ne parliamo con Andrea Gagliarducci, Vatican Analyst per Catholic News Agency/ EWTN e vaticanista di Aci Stampa.
Qual è il bilancio complessivo di questi dieci giorni in Africa di Papa Leone XIV ?
Il primo bilancio l’ha fatto certamente lo stesso Leone XIV, nella conferenza stampa sul volo di ritorno per Roma, quando ha sottolineato che, prima di tutto, è andato come pastore della Chiesa universale. Ed è importante sottolineare questo aspetto. Il Papa è andato in quattro Paesi dalle situazioni peculiari – l’Algeria, dove i cattolici sono una minoranza tra le minoranze; il Camerun, dove la Chiesa è impegnata per la pace; l’Angola, dove la Chiesa è viva; la Guinea Equatoriale, dove gli squilibri economici sono enormi. Sarebbe facile e scontato dire che ha portato un messaggio di pace, il che è stato chiaro sin dai suoi primi discorsi. Io credo però che il viaggio abbia rappresentato, prima di tutto, una chiamata alla responsabilità dei cattolici. Il Papa ha dato i principi, ma ha soprattutto chiesto di impegnarsi per il bene comune. Non c’è un indirizzo politico. C’è la richiesta di aderire ad una visione del mondo e renderla concreta.
A Malabo, in Guinea Equatoriale, Leone XIX - di fronte ad autorità politiche, corpo diplomatico e società civile - ha definito la dottrina sociale della Chiesa la bussola che aiuta ad orientarsi nelle cose nuove. Proprio su questo tema è attesa la prima Enciclica di Papa Prevost. Anche alla luce di quanto ha detto in Africa, quali potrebbero esserne i cardini e appunto le cose nuove?
Vediamo che Leone XIV inserisce sempre nei discorsi un riferimento all’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale ridefinisce i parametri umani. Cosa succede, infatti, quando è una macchina a decidere se sparare o meno in una guerra? Sono tante questioni, che riguardano non solo la pace e la guerra, ma la vita. E io credo se ne parlerà nell’enciclica. Ma questa attesa enciclica, che dovrebbe intitolarsi Magnifica Humanitas, cercherà di offrire una nuova visione della Dottrina Sociale della Chiesa, con i medesimi principi di sempre – lo sviluppo umano integrale, il bene comune, la destinazione universale dei beni – calati in questa realtà che pone nuove sfide. Parlando al Partito Popolare Europeo lo scorso 25 aprile, Leone XIV ha anche auspicato un ritorno all’“analogico” nella pratica politica. Cioè, un ritorno al contatto umano. Mi sembra un tema centrale.
Una delle immagini più forti del viaggio è certamente quella nel cortile del penitenziario di Bata, sempre in Guinea Equatoriale: balli, canti, il grido Libertà sotto il diluvio da parte dei detenuti con sandali e uniformi zuppe di pioggia. Che messaggio arriva da quell'incontro?
Il messaggio di una Chiesa che guarda a tutti, tutti, tutti, per dirla con una espressione cara a Papa Francesco, e citata anche da Leone XIV nella conferenza stampa di ritorno dall’aereo. È una Chiesa che vive nel Vangelo, e che, proprio perché centrata su Cristo, non può non occuparsi dei più derelitti e diseredati. È una Chiesa che non ha bisogno di fare proclami politici: sta lì dove c’è bisogno che stia. Sta lì dove ci si chiede dov’è finito Dio. Dio è proprio lì, sotto la pioggia, tra i carcerati. E la presenza del Papa rende concreta questa visione.
La visita in Africa era iniziata con l’invettiva anti-papale di Donald Trump a proposito della guerra in Iran. In volo rispondendo ai giornalisti Leone XIV ha detto di non avere alcuna intenzione di dibattere con il presidente americano. Pace, migrazioni, dignità umana: quale evoluzione è immaginabile nei rapporti tra Stati Uniti e Santa Sede?
Non credo ci sia una evoluzione immaginabile, perché le prospettive saranno sempre diverse. Ma può valere non solo tra Santa Sede e Stati Uniti, ma tra Santa Sede e tutti gli Stati. Gli Stati perseguono interessi personali, economici, territoriali ed egemonici, talvolta, mentre la Santa Sede non ne ha. C’è, per la Santa Sede, la bussola della Dottrina sociale della Chiesa, e c’è da cercare un equilibrio tra quello che dice la Dottrina sociale e il modo in cui questa viene praticata. Da qui, la chiamata alla responsabilità. Al di là delle relazioni, sono i cattolici negli Stati Uniti a essere chiamati in causa per la loro creatività nel gestire il divario tra legittimo interesse nazionale e possibili squilibri di potere. È quello che ha detto, indirettamente, il Papa, quando, di fronte al proclama di Trump che avrebbe cancellato una civiltà (quella iraniana), ha chiesto a tutti i cittadini di scrivere alla loro rappresentante in Congresso per chiedere la pace.
Il 14 maggio Papa Leone visiterà l'Università La Sapienza di Roma. Dopo quanto accaduto nel 2008, quando Benedetto XVI dovette rinunciare a partecipare all'inaugurazione dell'anno accademico dell'ateneo per le proteste di una parte del corpo docente e di gruppi di studenti, possiamo parlare di ricucitura del rapporto con il mondo accademico?
Più che una ricucitura, è un tentativo di evangelizzazione. Quando la visita è stata annunciata, è apparso chiaro che il Papa compie prima di tutto una visita pastorale. La presenza di Leone XIV a La Sapienza non sana l’ingiustizia che Benedetto XVI ha patito, ma di certo testimonia che questo pontificato vuole parlare al mondo della cultura. In effetti, durante il viaggio in Africa ci sono stati almeno due incontri con il mondo accademico, che hanno testimoniato l’attenzione di Leone XIV per le questioni di pensiero. In questi incontri, il Papa delinea anche la sua visione di una cultura cattolica. Anche in questo caso, il tema principale sarà la responsabilità.
Giampiero Guadagni

