Il Canale di Sicilia ha una storia ultramillenaria, è uno specchio d’acqua relativamente stretto, strategico fin dall’antichità perché è una delle principali vie marittime tra l’Africa e l’Europa. Ma oggi è anche una delle più importanti rotte di immigrazione, con i gommoni e i barchini che partono dalla Libia e dalla Tunisia verso l’Italia. Qualcuno lo ha definito il “cimitero del mare” perché in queste acque sono morte migliaia di persone, molte delle quali rimaste sui fondali. Questo tratto di Mediterraneo è al centro del libro “Mare aperto”, uscito l’anno scorso e ora ripubblicato da Einaudi in edizione tascabile, scritto dal giornalista del Post Luca Misculin. Storia, scienza, natura, attualità, politica, economia: il tema è approfondito da tanti punti di vista diversi.

