La base non c’è più. Impantanata in Iran, come nelle migliori tradizioni dal Vietnam in poi, l’America di Trump non solo non ha mai ricominciato a essere great again, ma rischia ora di diventare sempre più marginale nel Grande Gioco. E per questo più pericolosa. Il secolo americano è davvero alla fine e il tycoon ne è il curatore fallimentare, l’assistente (in)consapevole di un suicidio assistito? Mentre la Cina si accredita al mondo come potenza equilibratrice dei vari interessi, l’America attuale appare la summa inevitabile e grossolana delle amministrazioni che, da Reagan a Trump, hanno contribuito alla costruzione del gigante - liberista - di carta, stretto tra la balcanizzazione del Medio Oriente e la necessità di rendere credibile un modello economico che ha aumentato le disuguaglianze e impoverito le classi medie. La base Maga è stanca. La guerra israelo-americana contro l’Iran va avanti da 5 mesi senza una strategia. La maggioranza degli americani sono convinti che Trump sia ormai condizionato dai ricatti di Netanyahu. E tra 100 giorni, il presidente potrebbe ritrovarsi con una Camera controllata dai democratici che potrebbe così ribaltare gli equilibri del suo secondo mandato. A poco più di 3 mesi dalle elezioni di medio termine, Trump gode di un indice di gradimento del 39 per cento, secondo una media dei vari sondaggi calcolata dal New York Times. Alcune fluttuazioni sembrano strettamente legate alla situazione in Iran, osserva Newsweek, secondo cui la popolarità di Trump aumenta ogni volta che il cessate il fuoco tra USA e Iran regge, e diminuisce quando viene violato. Il malcontento per la guerra trascina quello per il potere d’acquisto. Il costo della guerra viene scaricato sul portafoglio dei contribuenti. Ecco perché secondo un sondaggio CBS News/YouGov, il 64 per cento degli americani considera le prospettive economiche statunitensi “abbastanza negative” o “molto negative”, e il 59 ritiene addirittura che la situazione stia “peggiorando”. La rabbia è principalmente diretta contro Donald Trump, che in campagna elettorale aveva promesso di combattere l'inflazione, di cui incolpava l'amministrazione democratica di Joe Biden. Il 78 per cento degli intervistati ritiene che il presidente non sia “sufficientemente attento” alla necessità di abbassare i prezzi di beni e servizi; il 58 arriva addirittura ad affermare che le sue politiche stiano “peggiorando” la situazione finanziaria dei cittadini. Improbabile che in 100 giorni possa riscoppiare l’amore tra il tycoon e gli americani, e che la basa Maga possa ricompattarsi. Lo sa pure Trump che sta tentando una mossa disperata per limitare i danni. Il presidente vuole modificare la legge elettorale e ricorrere alla Corte Suprema dopo essere stato bloccato da un tribunale distrettuale federale. Il dipartimento di giustizia ha presentato una mozione d'urgenza per sospendere la sentenza che ha impedito a Trump di raccogliere i database degli elettori e di attuare nuove regole per il voto per corrispondenza in vista delle elezioni del 3 novembre. Per il tribunale, infatti, Trump ha ecceduto i suoi poteri con il suo ordine esecutivo, poiché, secondo la Costituzione e la legge federale, spetta agli Stati decidere come organizzare le proprie elezioni.
Pierpaolo Arzilla

