Martedì 1 settembre 2026, ore 20:53

Medio Oriente

Dopo un mese di tregua gli Usa riprendono a bombardare l’Iran

Sono bastati strani movimenti in un sito militare per riprendere gli attacchi. Dopo 1 mese di tregua, nella notte tra domenica e lunedì le forze statunitensi hanno colpito l'isola iraniana di Larak, nello Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito dal capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom). Secondo Hawkins le guardie rivoluzionarie islamiche si stavano preparando a lanciare razzi e a dispiegare nuove mine marine a Hormuz dopo la bonifica da parte degli USA di tutte le rotte di navigazione. Il raid ha causato 2 morti, secondo l’agenzia iraniana Irna. Washington ritiene che Larak sia utilizzata, di fatto, dagli ayatollah come casello di pedaggio, imponendo alle navi il pagamento di tariffe per il transito a Hormuz. I nuovi attacchi arrivano in concomitanza con il vertice tra Vladimir Putin e Xi Jinping in Kirghizistan per il 25esimo anniversario dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, a cui partecipa anche il presidente iraniano Massoud Pezeshkian. La rappresaglia di Teheran non si è fatta attendere. La repubblica islamica ha lanciato missili verso Aqaba e la base di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono ospitate forze dell'esercito Usa: lo riferiscono fonti arabe citate dall'agenzia iraniana Fars. Le stesse fonti, riprese anche da altri media iraniani, hanno parlato di “diverse esplosioni” in alcuni punti della Giordania. Inoltre, alcuni droni iraniani hanno invaso lo spazio arabo degli Emirati Arabi Uniti. Per Amman si tratta di una “flagrante violazione della sovranità” del Paese, “una minaccia alla sicurezza, stabilità e integrità territoriale, una pericolosa escalation e una manifesta violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite”, secondo una dichiarazione del ministero degli esteri citata dall'agenzia di stampa ufficiale Petra. Dietro la ripresa della pressione militare di Washington, secondo l’Iran, c’è la forte influenza di Tel Aviv. Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che definisce un “serpente”, di aver manipolato l'amministrazione statunitense per indurla a entrare in guerra con l’Iran. “Quando parla in ebraico, Netanyahu si vanta apertamente di aver manipolato l'amministrazione statunitense per spingerla a entrare in guerra contro l'Iran in nome di Israele”, ha scritto Araghchi su X. Netanyahu, ha aggiunto, “ride esplicitamente di come abbia influenzato l'America attraverso mille ore di trasmissione sulla televisione americana”. E “quando parla in inglese, elogia la leadership del presidente americano”. Trump, da par suo, si affida anche alla guerra psicologica. Sul suo social Truth ha scritto che l’isola strategica di Kharg, principale terminale di esportazione del petrolio greggio iraniano nel Golfo Persico settentrionale, è stata “ridotta in macerie”. Il messaggio è integrato da un video generato dall'intelligenza artificiale che mostrava l'esplosione di un serbatoio di petrolio e di una petroliera. La National Iranian Oil Company, la compagnia petrolifera statale che si occupa della produzione e distribuzione di petrolio, ha definito il post “ridicolo”, riporta la Fars, affermando che le operazioni sull'isola non sono state interrotte.
Pierpaolo Arzilla
 

( 31 agosto 2026 )

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