Lo Stato profondo non molla. E non mollerà. Dopo la Cia, tocca al Mossad il compito di destabilizzare il già fragilissimo tentativo di cessate il fuoco definitivo. Dalla Francia, Yossi Cohen, direttore del servizio d’intelligence israeliano dal 2016-2021 si dice “preoccupato”, dopo l’intesa tra Iran e USA. In un’intervista a RTL, Cohen rileva che “l'Iran ha minacciato non solo lo Stato di Israele, ma anche la nostra regione”. Se un accordo di pace verrà firmato tra Teheran e Washington, osserva, “significherà che Donald Trump accetta il regime iraniano,”, di cui “non mi fido assolutamente”, poiché l'Iran “sta perpetrando una menzogna completa ai danni di tutti”. E le menzogne, da quelle parti, e non solo, si lavano col sangue. Ecco perché a Tel Aviv ritengono legittimo continuare ad alimentare le “provocazioni”, con bombardamenti continui sul libano che potrebbero irritare ulteriormente sia Washington che Teheran. Mercoledì, infatti, diversi raid israeliani hanno colpito il Libano meridionale, secondo l'agenzia di stampa nazionale libanese NNA, in particolare l’area di Nabatieh al-Fawqa e la periferia orientale della vicina città di Kfar Tebnit. L’IDF ha anche lanciato un attacco con droni contro la città di Ansariyeh, nella zona di Zahrani. L’obiettivo è far perdere la pazienza agli ayatollah. Il ministero degli esteri iraniano ritiene che la continua presenza di forze israeliane in Libano costituirebbe una violazione dell'accordo che dovrebbe essere firmato venerdì. Tel Aviv risponde che le sue truppe rimarranno in un'ampia area del Libano meridionale che occupano di fatto da 3 mesi e mezzo, costringendo decine di migliaia di residenti all’evacuazione. Il punto esclamativo, ancora una volta, ce lo ha messo Itamar Ben-Gvir, lo sceriffo cattivissimo di Bibi Netanyahu: “L'accordo di Trump non ci vincola, in Libano non arretriamo”. In questo senso, in una dichiarazione congiunta, i capi di Stato e di governo del G7 hanno chiesto “un cessate il fuoco immediato e deciso” in Libano. Hanno inoltre affermato di sostenere “gli sforzi della leadership libanese per raggiungere il disarmo di Hezbollah e la fine del suo monopolio sulle armi, nonché per proteggere l'integrità territoriale e la sovranità del Libano attraverso adeguate garanzie di sicurezza internazionali”. Nella stessa dichiarazione, si dice di “sostenere fermamente un accordo diplomatico” che dia un seguito “solido e completo al memorandum d'intesa concluso dal presidente Trump, per stabilire la pace e la sicurezza per tutti nella regione”. Il G7 sottolinea, in questo senso, “la necessità di condurre negoziati per contrastare le minacce poste dall'Iran nella regione e oltre, e per garantire che non acquisisca mai armi nucleari”. Le prime petroliere cariche di petrolio iraniano hanno oltrepassato il blocco statunitense nello Stretto di Hormuz, secondo quanto riportato dal sito di monitoraggio, TankerTrackers, che cita dati di tracciamento digitali confermati da immagini satellitari. È il segnale del ripristino del libero passaggio nello Stretto, che il segretario generale della NATO, Mark Rutte, saluta come “un enorme passo avanti”. Papa Leone XIV definisce l’accordo “il risultato incoraggiante di un lavoro paziente di dialogo e negoziato”.
Pierpaolo Arzilla

