Mercoledì 4 marzo 2026, ore 23:08

Guerra in Iran

Gas e petrolio, è già psicosi Ue: “Nessuna emergenza”

File di macchine a Teheran e in Libano, per sottrarsi alla carneficina. Code ai benzinai di Parigi, per riempire il serbatoio. Uno scenario, quest’ultimo, ipotizzabile a breve? Se non è ancora panico, poco ci manca. La resa dei conti con gli ayatollah ha scatenato rappresaglie. Tra queste la più importante, è la chiusura dello Stretto di Hormuz, da dove passa il 20 per cento della produzione mondiale di petrolio. Lunedì il prezzo del greggio ha superato gli 80 dollari al barile e nel pomeriggio di martedì ha registrato 83,36 dollari. La decisione di QatarEnergy di interrompere la produzione di GNL ha fatto salire, martedì mattina, il contratto future olandese TTF, considerato il benchmark europeo, di oltre il 23 per cento, dopo essere balzato sopra il 33, a 59,44 euro per megawattora, un livello che non si vedeva da febbraio 2023, a seguito dell'impennata dei prezzi dovuta alla guerra in Ucraina. Le famiglie temono forti rincari. L’UE ha assicurato che le attuali riserve sotterranee di gas sono piene al 30 per cento circa e sono ancora entro i limiti fissati per garantire livelli adeguati per la fine dell'inverno e il rifornimento in estate. Bruxelles, dunque, non sta adottando misure di emergenza, poiché “non c'è carenza e non c'è emergenza”, anche se è in agenda la possibilità di convocare un gruppo di coordinamento sul gas. Oltre alla unità di crisi sull’energia convocata per giovedì, non sembra tuttavia all’ordine del giorno, per ora, un Consiglio UE straordinario sull’Iran. In Francia cominciano a temere file di macchine ai distributori. Il ministro dell’economia e delle finanze, Roland Lescure garantisce che non vi è “alcun rischio” per l'approvvigionamento a breve termine di gas e benzina, ma ha comunque istituito un'unità di crisi giornaliera per monitorare gli indicatori energetici. “Non creiamo un problema che non esiste - ha avvertito - non c'è motivo di correre alle stazioni di servizio”. Su petrolio e gas, gli esperti invitano a non allarmarsi. Sul greggio, l’Europa dipende in gran parte da Norvegia e USA. Sul gas liquefatto la dipendenza dalle importazioni è maggiore, più concentrata e rende difficile aggirare lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, non c'è motivo di agitarsi, poiché la domanda di GNL raggiunge il picco in inverno e in estate, quando sono necessari riscaldamento e aria condizionata. Con marzo appena iniziato, non sembra ancora il caso di disperare, a condizione che la sconfitta dell’Iran sia, come auspicato, questione di settimane anziché di mesi. Il margine di tempo è anche rafforzato dal fatto che, dall’avvio della guerra in Ucraina, l'Europa ha intrapreso la costruzione e il riempimento di innumerevoli impianti di stoccaggio di gas naturale. I veri problemi, si fa però notare, sono sul cherosene. L’Europa, rileva Antoine Andreani, responsabile della ricerca per XTB France, sta chiudendo o convertendo gran parte delle sue raffinerie, mentre la domanda di voli passeggeri sta raggiungendo livelli record. Se “non si trova rapidamente un modo per diversificare in questo ristretto segmento del mercato degli idrocarburi - scrive sul sito della piattaforma di trading - le conseguenze per la valutazione delle compagnie aeree europee potrebbero essere drammatiche”.
Pierpaolo Arzilla

( 3 marzo 2026 )

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