Le indiscrezioni erano giuste. La conferma arriva dal segretario alla difesa, anzi alla guerra, Pete Hegseth. Il Washington Post ha parlato di una richiesta del Pentagono alla Casa Bianca, che dovrà girarla al Congresso, di almeno 200 miliardi di dollari per continuare la guerra in Iran. La cifra, avverte Hegseth, “potrebbe, ovviamente, ancora cambiare”. Quello che è certo è che “combattere i cattivi costa” e servono “finanziamenti adeguati per quanto già fatto e per quanto potremmo dover fare in futuro: dobbiamo assicurarci che le nostre scorte di munizioni vengano reintegrate, e non solo reintegrate, ma che superino il necessario”. Duecento miliardi di dollari è una cifra che supererebbe di gran lunga i costi della massiccia campagna di attacchi aerei condotta finora dall'amministrazione USA. Quando l'esercito statunitense ha lanciato la sua offensiva contro l'Iran 21 giorni fa, tutti a Washington sapevano che il Pentagono avrebbe presto domandato al Congresso ulteriori fondi. Nessuno si aspettava, però, che la domanda di armamenti superasse addirittura i 200 miliardi. Secondo le stime, un giorno di guerra contro l'Iran costa all'esercito USA 1 miliardo di dollari. Il Pentagono ha a disposizione circa 870 miliardi di dollari nell'attuale anno fiscale. La Casa Bianca ha ricevuto la richiesta ufficiale del dipartimento della difesa e probabilmente entro fine mese la presenterà a Capitol Hill. “Chiediamo questo per diverse ragioni, che vanno oltre l’Iran”, avverte Donald Trump. “Viviamo in un mondo molto instabile”, dice il presidente americano, “e l'equipaggiamento militare, il potere distruttivo di alcune di queste armi è inimmaginabile. È un piccolo prezzo da pagare per mantenere tutto perfetto”. Di perfetto, probabilmente, ci sarà l’ennesima tempesta politica che si annuncia al Congresso tra repubblicani (divisi) e democratici. Il sostegno pubblico all’iniziativa, rilevano gli osservatori, rimane tiepido e i democratici si stanno mostrando ferocemente critici, reagendo con indignazione alla richiesta del Pentagono. Alcuni parlamentari Dem hanno calcolato cos'altro si potrebbe finanziare con quei soldi: assistenza sanitaria universale, asili nido in ogni Stato, pasti scolastici gratuiti. “È un po' sfacciato che vogliano rivolgersi al Congresso per ottenere i fondi, e che non lo abbiano fatto quando si è trattato di autorizzare la guerra", ha dichiarato alla CNN Angus King, membro indipendente del gruppo democratico al Senato. I repubblicani, da par loro, hanno sì manifestato il loro appoggio alla prossima richiesta di stanziamenti supplementari, ma non si sono ancora impegnati in una strategia legislativa né hanno individuato un percorso chiaro per superare la soglia dei 60 voti necessari al Senato. E comunque non arrivano compatti a un eventuale voto favorevole. Tutto dipenderà dai dettagli, che verranno esaminati, e dall’obiettivo che il Pentagono vuole ottenere. Il Congresso, però, avverte il senatore Rep, Thomas Lankford, “non dovrebbe mai dare carta bianca a un’amministrazione”, come riporta la televisione tedesca ARD. La maggioranza dei membri repubblicani resta all’ascolto. E dovrà però fare i conti con la corrente MAGA all’interno del partito, che non nasconde malumori per il fatto di dover dover continuare a impegnare fondi pubblici da spendere altrove e non negli Stati Uniti. La base trumpiana, dunque, sembra in rivolta. E pensare che proprio Trump ha basato la sua campagna elettorale sulla promessa di porre fine all'avventurismo americano all’estero, criticando spesso l'amministrazione Biden per l'ingente somma di denaro stanziata per finanziare la guerra in Ucraina. Fino allo scorso dicembre, secondo l'ispettore generale speciale statunitense per l'operazione Atlantic Resolve, riporta il Post, il Congresso ha approvato per il conflitto russo-ucraino una spesa di circa 188 miliardi di dollari. Solo nella prima settimana, la guerra in Iran, è costata più di 11 miliardi di dollari, secondo quanto riportato da diverse fonti ufficiali. Il blitz di Israele e USA, tuttavia, non piace agli americani, in un momento in cui la popolarità della stella di David è al minimo storico. Secondo un sondaggio Gallup di un giorno prima dell’inizio delle operazioni in Iran, citato dalla CNN, l’opinione degli americani su Israele ha raggiunto il punto più basso nel 21esimo secolo, mentre la simpatia per i palestinesi continua a crescere.
Pierpaolo Arzilla

