Un’affluenza vicina all’80 per cento, oltre quanto fatto registrare nel 2022 e soprattutto nel 1990, cioè per le prime elezioni libere dopo la caduta del Muro. L’alta percentuale di votanti ha praticamente reso ufficiale la fine politica di Viktor Orban prima dello spoglio delle schede. Ora, però, Peter Magyar è atteso alla prova delle riforme. Ursula von der Leyen scrive su X che “L'Ungheria ha scelto l’Europa” e che “l'Europa ha sempre scelto l’Ungheria”. Dopo il voto di domenica, commenta il presidente della Commissione europea, “un Paese riprende il suo cammino europeo. L'Unione si rafforza”. Un cammino che avrà non poche priorità, dal ripristino del corretto funzionamento delle istituzioni statali e della libertà di stampa a un’indagine sull'uso fraudolento di fondi pubblici, fino a una migliore spesa pubblica per migliorare la qualità di istruzione, sanità e sostegno sociale. Il nuovo primo ministro prevede una maggiore spesa pubblica e una riduzione delle tasse. L’Ungheria è ancora soggetta alla procedura per disavanzo eccessivo. Secondo le ultime stime sarà necessario un aggiustamento dell’1,7 per cento del Pil per conformarsi alle norme fiscali comunitarie, il cui rispetto è fondamentale per la stabilità macroeconomica e anche per l'accesso ai fondi europei. Anche se le carenze in materia di Stato di diritto, che hanno ritardato l'erogazione dei fondi UE, venissero affrontate rapidamente, il mancato rispetto dei requisiti per il deficit eccessivo, fa notare il think tank Bruegel, potrebbe comunque portare alla sospensione dei finanziamenti europei. Altri Paesi dell'UE potrebbero concedere un certo margine di manovra iniziale, ma sarà essenziale per il nuovo governo definire un percorso fiscale credibile. In questo senso, il programma di TISZA, il partito di Magyar, delinea le modalità per reperire risorse aggiuntive. Un pilastro fondamentale è rappresentato dal risparmio di spesa, ottenibile eliminando gli appalti pubblici sovra prezzati, ponendo fine agli sprechi e interrompendo gli investimenti di prestigio ingiustificati. Il margine di risparmio è, di fatto, considerevole. Nel 2024, ricorda Bruegel, la spesa ungherese per i servizi pubblici generali (esclusi istruzione, sanità, difesa, sicurezza, protezione sociale e ambientale, alloggi e cultura) ammontava al 10 per cento per cento del Pil, il doppio rispetto a quella degli altri paesi dell'Europa centrale. Ulteriori risparmi, fa notare il centro studi bruxellese, potrebbero derivare dalla riduzione dei costi degli interessi, per i quali l'Ungheria ha registrato la spesa più elevata nell'UE nel 2025. Secondo TISZA, il ripristino della fiducia degli investitori potrebbe abbassare i costi di finanziamento di circa lo 0,2 del Pil nel breve termine e di oltre l'1 in alcuni anni. L'impegno per l'ingresso nell'eurozona potrebbe poi ridurre significativamente il premio di rischio e fornire un ancoraggio credibile all'inflazione. Ciò è particolarmente rilevante, considerando il record negativo dell'Ungheria, che ha registrato il tasso di inflazione più alto – il 26 per cento – all'inizio del 2023, in seguito allo shock dei prezzi dell’energia. In politica estera la de-orbanizzazione significherà soprattutto un forte ridimensionamento dell'influenza russa.
Pierpaolo Arzilla

