Mercoledì 8 aprile 2026, ore 17:07

Libri

Dario Bellezza, il Rimbaud italiano

di ALESSANDRO MOSCÈ

Un poeta tanto amato quanto dimenticato, si è detto a lungo (salvo il bel documentario di Giardina e Palmese uscito nel 2023). E in effetti Dario Bellezza meriterebbe più attenzione avendo segnato un lungo periodo, da protagonista, che va dal 1971, l’anno di uscita della raccolta Invettive e licenze con il beneplacito di Pier Paolo Pasolini, agli anni Novanta (morì di Aids nel 1996). Il libro di Maurizio Gregorini (poeta, narratore e giornalista) Dario Bellezza. Un incontro (Il Simbolo, 2026) consegna un tributo sincero e utile. Si tratta di un repertorio che addiziona critica letteraria, interviste, testi inediti, varianti, tracce diaristiche di Bellezza identificando l’uomo malato, ma prima ancora l’ambiente romano, le confidenze e le testimonianze del poeta maledetto: il Rimbaud italiano. Lo era davvero maudit, in un destino tormentato che fiutava la tragicità dell’esistenza, seppure disseminata da una religiosità laica e dall’amore inteso come gioia improvvisa e transitoria. Bellezza era raffinato nella percezione e “bar baro” nell’espressione.

La virulenza indica un segno distintivo che non può essere ritagliato solo nello spazio singolo, ma nel rinnegare la società del tempo con implicazioni crude. Eppure, come disse apertamente, il fascino del mistero, anche divino, fa essere universali. Già uscito per la prima nel 1997 e successivamente nel 2006 e nel 2016, il volume, scritto da chi Bellezza lo ha conosciuto e anche assistito nel dolore, è stimolante e necessario, corredato da attestazioni, tra gli altri, di Barbara Alberti, Luca Canali, Antonio Porta, Elio Pecora, Enzo Siciliano (lo aveva soprannominato “upupa” perché vestiva tutto di nero), Maria Luisa Spaziani e Antonio Veneziani. Chi era Dario Bellezza? Gregorini dice di averne ricevuto un dono: la sua compagnia. “Non avevo mai convissuto nell’intimità con la morte di un amico”. Conoscevamo il contenuto di Dario Bellezza. Un incontro, ma colpisce, ancora una volta, la sottolineatura dell’asso luta stima per Alberto Moravia, per la sua intelligenza, per la grandezza del romanziere, rimarcata più volte. E altrettanto considerevole è la versione risoluta che Bellezza dà della poesia: “No, non ci credo più da quando è diventata un fatto di massa. Chi fa poesia deve avere un mondo interiore da esprimere, mentre tutti questi poeti da strapazzo non hanno nulla da dire”. L’ac cusa è al mondo edonistico e consumistico, disconnesso con il senso della vita, anche da parte di chi esercita una forma d’arte.

In uno dei testi inediti Bellezza scrive: “Non merito aiuti né misericordie. / Cantando la scenata ai gatti di casa / mia, rivolgo all’As sente il vangelo / di una rosa rossa; portiamola / alla vita che è passata, o al cuore / che non batte più”. E’ puntuale la definizione di Veneziani sull’a mico: “Dario era un uomo, un poeta, uno dei più grandi. Era un lirico che amava vagare sulla superficie dello scherzo e perdersi nel fondo dell’ec cesso”. In fondo, come rimarca Spaziani, Bellezza conservava un’attrazione inusuale per la giovinezza e non è mai stato in pace con sé stesso, né con gli altri. Un poeta crepuscolare (Paris), in una precaria condizione di sospensione. Il cappello a larghe falde e il foulard davano forma ad una versione estetica, ma Bellezza sentiva l’angoscia dentro di sé e la considerava l’espediente per la destinazione verso la “misera morte” della civiltà tutta. “La morte vuol morire con me, / con me vuole morire agitandosi / invano nello strepito calmo / di una notte estiva. Chi brucia / laggiù le stoppie, chi s’affanna / a calpestare immagini trapunte / di passato?”.

( 8 aprile 2026 )

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Dario Bellezza, il Rimbaud italiano

Un poeta tanto amato quanto dimenticato, si è detto a lungo (salvo il bel documentario di Giardina e Palmese uscito nel 2023)

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