Lunedì 19 ottobre 2026, ore 18:58

Bruxelles

L’Ue sfida Trump sul sostegno a Kiev

Il sostegno all’Ucraina l’Europa accetta la sfida di Trump e va avanti da sé. Mentre Washington si sfila, Bruxelles si prende il rischio dell’iniziativa solitaria per salvare Kiev. Perché “la Russia sta tentando in ogni modo di distruggere le infrastrutture energetiche e idriche” dell’Ucraina, non aderendo alla tregua energetica proposta da Trump, e quindi “dobbiamo aumentare la pressione sulla Russia”, scandisce Ursula von der Leyen al termine del vertice dei 27 con Volodymir Zlensky. Bruxelles sta elaborando il 22esimo pacchetto di sanzioni, annuncia il presidente della Commissione, avvertendo che “finché la Russia non porrà fine alla guerra non revocheremo alcuna sanzione”. L’accordo Russia-USA su diesel “è qualcosa di cui non avevamo sentito parlare, la fine delle sanzioni è stata una sorpresa; dovevano tenerci al corrente, abbiamo ricevuto qualche informazione dopo l’accordo fatto”, ammette il presidente ucraino. “Capiamo che gli USA hanno bisogno del petrolio russo, ma i russi colpiranno le nostre strutture, e allora ci servono missili per difenderci. L’Europa - osserva - ha il numero di intercettori Patriot necessario per permetterci di superare l’inverno”. Allo stesso tempo, aggiunge, procederemo con il progetto Freja per arrivare alla nostra difesa missilistica, ce la faremo: se ora ci uniamo tutti e l'Europa ci sostiene il futuro sarà più facile”. Putin, secondo Zelensky, “non vuole finire la guerra; il Donbass non gli basta. Trump vuole tagliare le sanzioni? Non accettiamo gli accordi proposti perché dopo il diesel ci sarà il gas e poi altre cose”. Il presidente russo, rincara, “vuole annientarci; pensa che noi non siamo un Paese, una nazione”. La parte orientale dell’Ucraina “non gli basta”. E “se non riusciremo a difenderci, arriveranno 20 milioni di ucraini in Europa”. L’UE si scopre sempre più isolata nell’approvvigionamento delle armi, e ora anche nella difesa satellitare contro la guerra aerea. Le falle nell’intelligence dei giorni scorsi e il caso Starlink evidenziano, infatti, che sono gli Stati Uniti a controllare il giocattolo, a cui possono staccare la spina in ogni momento. L’UE può continuare in qualche modo a promuovere sanzioni e a vendere armi a Kiev, ma è anche consapevole dei suoi limiti. L’Unione europea non è in grado di sostituire Starlink a breve termine, come ammesso da Kaja Kallas, in un momento in cui l’Ucraina lamenta restrizioni alla rete satellitare di Elon Musk, un sistema cruciale per il suo esercito. Starlink, riconosce la responsabile della diplomazia UE, “è davvero indispensabile per l’Ucraina e, purtroppo, l’Europa non può sostituire questa capacità nel breve periodo”. Il ritardo dei 27 in questo settore è enorme. Zelensky si sta guardando intorno e ha detto che sta parlando con la Francia per cercare di “ottenere capacità supplementari” in caso il sistema di Musk si “inceppi” ancora e rallenti le capacità difensive ucraine di rispondere ai droni russi. Le capacità di connessione alla rete Starlink di SpaceX in Ucraina, tra l’altro, non sono ancora state ripristinate completamente. Il Consiglio europeo ha poi trovato l’accordo sull’ETS. Il testo approvato invita la Commissione “ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell'ETS 2, in particolare la sua concezione e le sue garanzie”. Inoltre, “ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, proteggere efficacemente dalla rilocalizzazione delle emissioni di CO2, ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e attenuare il suo impatto sui prezzi dell'energia elettrica, preservando nel contempo il ruolo essenziale dell’ETS”. Le conclusioni sulla competitività dei 27, infatti, fanno sapere fonti vicine al governo, hanno recepito diverse priorità promosse dall'Italia, in particolare sulla necessità di ridurre i costi dell'energia, tutelare la produzione industriale europea e intervenire, nel quadro della revisione in corso del sistema Ets, sulla volatilità dei prezzi della CO2 e sul loro impatto sui costi dell'elettricità. Sull’immigrazione Italia, Danimarca e Polonia hanno fatto fronte su 3 aspetti considerati fondamentali: riconoscere la migrazione irregolare come “sfida per le società europee”, accelerare il lavoro per ridurre i fattori di attrazione e trovare strumenti per incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri quando attuano politiche nazionali sulle migrazioni che potrebbero avere ripercussioni sugli altri Paesi.
Pierpaolo Arzilla
 

( 16 ottobre 2026 )

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