Patteggiare, senza ammettere. Meta paga 17 miliardi di dollari e, solo negli Stati Uniti, modificherà i suoi prodotti per limitare i danni alla salute dei minori. Ma non riconosce la colpa. Nonostante l’accordo con 47 Stati, l’azienda continua a negare l'accusa secondo cui avrebbe deliberatamente messo a repentaglio la salute mentale di bambini e adolescenti, attirandoli intenzionalmente sulle sue piattaforme. Il patteggiamento, precisa il gruppo in una dichiarazione “non costituisce un'ammissione di colpa”, poiché “la dipendenza dai social media non è una malattia riconosciuta: non stiamo cercando di creare dipendenza nelle persone”. La strategia difensiva, e di comunicazione, impone a Meta di rigirare la frittata per mostrare al mondo la sua piena disponibilità a impegnarsi per la sicurezza mentale di bambini e adolescenti. In questo senso, la dichiarazione del responsabile legale di Meta Platforms, CJ Mahoney, è un capolavoro: “Come genitore, sono orgoglioso di ciò che Meta ha fatto finora per proteggere i giovani e del nuovo accordo. Ora gli altri devono seguire il nostro esempio”. Che prevede, probabilmente, una perdita di introiti pubblicitari. L'azienda dovrà investire in meccanismi di verifica dell'età più efficaci, il che la pone in una posizione di svantaggio competitivo. L’accordo, però, include una clausola che obbliga le altre piattaforme ad adottare misure simili negli USA. Mahoney parla di un nuovo standard di settore e chiede parametri uniformi per tutti: “Gli adolescenti - dice Mahoney - usano decine di app. Abbiamo quindi bisogno di soluzioni a livello di settore. TikTok e YouTube dovrebbero adottare queste normative”, riporta la redazione statunitense della tivù pubblica tedesca ARD. Il 30 per cento dei risarcimenti concordati, infatti, verrà erogato solo se anche i concorrenti implementeranno misure per limitare l’utilizzo per i minori e la verifica dell'età. Né YouTube né TikTok hanno ancora risposto pubblicamente a queste richieste. Tramite un suo portavoce l’UE si aspetta un impegno analogo di Meta nei 27. Per Bruxelles occorre “una gestione adeguata del tempo trascorso davanti allo schermo e controlli parentali appropriati su queste piattaforme”. Ora “spetta all'azienda proporre questi impegni all'interno dell'UE per proteggere anche i nostri figli qui”. L'elenco delle misure è lungo: i minorenni potranno trascorrere al massimo 2 ore al giorno su Facebook e Instagram. I genitori potranno, tuttavia, estendere questo tempo. I filtri di bellezza estremi saranno disabilitati. Non sarà possibile scorrere i post durante l'orario scolastico e di notte, e le notifiche saranno disattivate. Non sarà neanche più possibile mettere “mi piace” ai post degli adolescenti e ci sarà la possibilità di tornare alla semplice timeline invece del feed basato sull’algoritmo. Un elemento centrale cardine saranno poi i meccanismi efficaci di verifica dell’età e la questione della privacy dei dati. Il procuratore generale della California, intanto, si gode il momento: “Non abbiamo fatto alcuna concessione. Abbiamo ottenuto il massimo, anzi di più: niente interminabili battaglie legali, niente appelli: abbiamo ottenuto i cambiamenti che volevamo”.
Pierpaolo Arzilla

