Racconta il testimone oculare di un doppio attacco in Iran: “Ci siamo girati per raccogliere le nostre cose e abbiamo visto che il sangue schizzava ovunque. Qualcuno aveva una mano caduta a terra, una testa era caduta... C’erano scalpi strappati, mani mozzate, alcune persone giacevano qui tutte tagliate” ha detto Shahin, un testimone che era stato al bar e ha chiesto di essere identificato solo per nome. Drop Site News ha pubblicato un nuovo articolo che include resoconti incredibilmente inquietanti di testimoni sulla carneficina provocata dagli attacchi aerei dell’alleanza tra Stati Uniti e Israele su una zona densamente popolata di Teheran. Il racconto parla dell’Iran, ma potrebbe essere ambientato ovunque. “Un colpo e non è stato così grave, ma quando è arrivato il secondo, all’improvviso è esploso tutto. Le finestre sono andate in frantumi. Chiunque avesse il narghilè è stato gettato a terra”, ha detto Shahin. “Uno dei miei amici che non conosco molto bene era seduto qui. Il suo narghilè è rimasto in mano fino all’ultimo momento. È stato tagliato a metà. Metà di lui è stata lanciata di lato. L’ho rimesso insieme e l’ho rimesso dov’era. Un pezzo del suo cervello è stato gettato qui sul pavimento”. Bisogna raccontarla, la guerra, per comprenderne le schegge mortali. Quelle fisiche e quelle spirituali. La scrittrice giornalista Caitlin Johnstone scrive che “la guerra è la cosa peggiore del mondo. Gli occidentali ne parlano come se fosse un fottuto videogioco, tipo ’hurr durr, entriamo e raggiungiamo i nostri obiettivi e vinciamo’, quando in realtà la guerra significa fare a pezzi corpi umani. Bambini che bruciano vivi davanti ai genitori. Persone che si tengono le budella tra le mani mentre la loro vita scivola lentamente via. Persone che rimangono intrappolate sotto le macerie e muoiono di una morte atrocemente lenta per soffocamento o disidratazione. Persone che raccolgono pezzi dei loro cari familiari. Gli occidentali riescono ad avere questa mentalità da videogioco compartimentato sulla guerra perché la guerra non sembra qualcosa che possa capitare a noi. Non abbiamo mai avuto l’esperienza di vedere una mano mozzata a terra dopo un’esplosione e cercare di capire a chi appartenesse. Non abbiamo mai avuto l’esperienza di vedere il corpo a brandelli di nostro figlio dopo un’esplosione e pensare a come lo avevamo aiutato con cura a vestire quel prezioso corpo per la scuola poche ore prima. Guardiamo solo i film. I documentari di guerra propagandistici. I notiziari edulcorati. Non sono reali per noi. Non sono personali. Sono solo questa immagine hollywoodiana e sdolcinata di bravi ragazzi che fanno capriole e spingono i cattivi giù dalle scogliere”. Io ascolto spesso i racconti di amici militari, quelli che hanno vissuto situazioni analoghe. E penso anche a quelli che ho conosciuto e poi perduto perché saltati su una mina o prosciugati dalla leucemia. Penso ai loro racconti, al loro primordiale e vitale entusiasmo e a come la guerra li abbia condotti a tragiche morti pur essendo giovani. Ho visto la loro pelle rigida, bluastra, tesa all’inverosimile come un grilletto, distesa su carrelli d’acciaio. Penso anche ai miei amici e amiche inviati di guerra che hanno perso la vita a causa di tumori e malattie contratti in ambienti di guerra contaminati. Ne ho ascoltato la tosse ed il respiro breve, sempre più flebile. E so che loro ora guarderebbero con tremenda riluttante compassione chi non comprende il significato profondo della immanenza in un mondo dilaniato da rischi e conflitti, che mai come in questo periodo ha toccato il suo punto massimo. Caitlin Johnstone scrive che “se gli occidentali avessero una comprensione reale e viscerale di cosa sia veramente la guerra e di cosa significhi realmente, e se potessero comprendere veramente e profondamente che le persone colpite da quegli attacchi aerei sono esseri umani proprio come loro, non sosterrebbero in alcun modo l’infliggere simili incubi ai loro simili. Ecco perché tutto nella nostra civiltà è volto a nasconderci questa realtà”. La guerra viene presentata come eroica e affascinante contro selvaggi subumani squilibrati. “Ma le conseguenze concrete dei guerrafondai occidentali vengono nascoste il più possibile all’opinione pubblica. Devono farlo perché l’impero occidentale dipende dalla guerra. La guerra è il collante che tiene insieme gli imperi. Hanno bisogno che lo spargimento di sangue su larga scala continui e hanno bisogno che l’opinione pubblica non opponga alcuna resistenza allo spargimento di sangue”. Secondo un rapporto di Politico, il Pentagono si sta preparando a un conflitto con l’Iran che potrebbe durare almeno 100 giorni e potenzialmente protrarsi fino a settembre, mentre gli Stati Uniti intensificano il supporto dell'intelligence militare alle operazioni legate all’allargamento della guerra che coinvolge Israele. “Guardi questi esperti con gli occhiali e questi politici viziati che blaterano di guerra come parlerebbero dei loro progetti di ristrutturare la cucina o di fare un viaggio a Parigi, e sai che se la guerra vera e propria si presentasse mai alla loro porta, se la farebbero letteralmente addosso. Non si riprenderebbero mai. Trascorrerebbero il resto della loro vita sotto shock e trauma, perché ciò che hanno visto li avrebbe scossi irreparabilmente nel profondo. Li avrebbe colpiti in questo modo perché la guerra è la cosa peggiore al mondo. Chiunque abbia un centro di empatia funzionante e una visione del mondo basata sulla verità sposterebbe le montagne per impedire che la guerra accada. Eppure siamo governati da sociopatici che la cercano attivamente. La guerra è la cosa peggiore al mondo, e siamo governati dalle persone peggiori al mondo. Il mondo non conoscerà mai la pace finché non smetteremo di permettere a queste creature di governarci”. Qualcuno parla ancora di guerra necessaria, di timeline, di domini e sottomissioni, in un mondo sempre più stremato e più povero. Per l’economista americano Michael Hudson, la crisi commerciale e finanziaria sarà così globale da pensare che “possiamo considerare l’attacco di sabato 28 febbraio all’Iran come il vero fattore scatenante della Terza Guerra Mondiale”. Per gran parte del mondo, l’imminente crisi finanziaria (per non parlare dell’indignazione morale) definirà il prossimo decennio di ristrutturazione politica ed economica internazionale. I paesi europei, asiatici e del Sud del mondo non potranno procurarsi petrolio se non a prezzi che renderanno molte industrie non redditizie e molti bilanci familiari insostenibili. L’aumento dei prezzi del petrolio renderà inoltre impossibile per i paesi del Sud del mondo onorare il debito in dollari, in calo a causa degli obbligazionisti occidentali, delle banche e dell’Fmi. I paesi - osserva Hudson - potrebbero evitare di dover imporre austerità interna, svalutazione monetaria e inflazione solo riconoscendo che l’attacco all’Iran ha posto fine all’ordine unipolare statunitense e con esso al sistema finanziario internazionale dollarizzato. “Il diritto internazionale crollerà a causa della riluttanza di un numero sufficiente di paesi a proteggere le norme del diritto civile a sostegno dei principi di sovranità nazionale, liberi da interferenze e coercizioni straniere, dalla Pace di Westfalia del 1648 alla Carta delle Nazioni Unite E per quanto riguarda le guerre che inevitabilmente dovranno essere combattute, risparmieranno i civili e i non belligeranti?”. Risposte ottimiste non sembrano una possibile opzione.
Raffaella Vitulano

