La più grave crisi migratoria dal 2021, quando proprio il Marocco allentò i controlli e favorì l’arrivo di 10mila persone in territorio spagnolo. Sebbene non ci siano cifre ufficiali, si stima che questa volta 60mila persone abbiano attraversato il confine da giovedì, un afflusso massiccio che ha provocato la morte di 43 persone. Per confine s’intende la cittadina spagnola autonoma di Ceuta, circondata dal Marocco, che si affaccia sul mar Mediterraneo vicino allo stretto di Gibilterra, a 70 km a est di Tangeri e a 8 km a nord di Fnidq. “È come se in Spagna in 24 ore entrassero 34 milioni di persone, una cifra che indica che è assolutamente impossibile assimilare questa pressione”, ha rilevato il presidente dell'enclave spagnola, Juan Jesus Vivas, denunciando la “sensazione di inquietudine, impotenza in alcuni caso di abbandono della popolazione”. Le autorità marocchine hanno iniziato a utilizzare equipaggiamento antisommossa, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere la folla radunatasi al confine di Ceuta. Il cui governo insiste sulla gravità della situazione e sulla pressione sulle risorse umanitarie, e ha chiesto alla Moncloa di dichiarare lo stato di emergenza nazionale e di assumere il comando esclusivo. La richiesta è stata respinta dall’esecutivo Sanchez. ll flusso di persone al confine non si è interrotto durante la notte, e nelle prime ore di venerdì centinaia di migranti hanno continuato a entrare a Ceuta. Entrano in territorio spagnolo a nuoto e anche a piedi, costeggiando la diga foranea che separa Ceuta dal Marocco. Madrid assicura che i migranti saranno tutti rimpatriati. Alle 15 di venerdì hanno già lasciato Ceuta 25mila persone, a un ritmo di rientro in Marocco di 150 persone al minuto, fa sapere il ministero dell’interno spagnolo. Il primo ministro, Pedro Sanchez, ritiene che quanto accaduto a Ceuta sia “un attacco e una violazione della sovranità territoriale della Spagna”, la cui responsabilità è delle “mafie”. Il numero di migranti che tentano di entrare in Spagna è aumentato nei giorni scorsi, si fa notare, soprattutto dopo la recente sentenza della Corte Suprema che ha ribadito come la legge sull'immigrazione non ammetta il respingimento alle frontiere. Quella in corso, osserva Sanchez, è "una delle maggiori crisi” vissute dalla Spagna, provocata da “una lettura interessata che fa chi traffica con gli esseri umani di una sentenza della Corte Suprema, mediante la quale si dice che non è possibile il rimpatrio delle persone che entrano nel nostro spazio a nuoto”. In dichiarazioni ai media, riprese da TVE dopo una riunione con i vertici delle forze di sicurezza, Sanchez ha sottolineato che questa lettura delle mafie “si è diffusa come la polvere da sparo attraverso le reti e ha prodotto una valanga delle caratteristiche di quella che stiamo vivendo”. In attesa di stabilire se siano necessarie modifiche legislative, il primo ministro ha assicurato che si stanno accelerando le pratiche di espulsione di quanti sono arrivati negli ultimi giorni a Ceuta. Secondo alcune testimonianze raccolte dal canale La Sexta, le persone attraversano il confine perché la “vita in Marocco è più cara di quanto ci si possa permettere”. Giovedì mattina presto, ha raccontato un uomo alla tivù spagnola, ha ricevuto una telefonata che lo informava dell'apertura del confine, e non voleva “perdere l’occasione”. Pedro Mariscal, del Banco Alimentare di Ceuta, ha spiegato a Canal 24 Horas che non hanno la capacità di sfamare tutte le persone arrivate: “Questa situazione non si risolverà in 48 ore. E la gente continua ad arrivare, senza acqua e cibo”. La Commissione europea chiede rimpatri “rapidi”. Il ministero dell’interno francese intanto ha rafforzato i controlli al confine spagnolo, mentre la Finlandia ha espresso il suo sostegno all’esclusione della Spagna dall’area Schengen, promossa dal governo italiano. L’ex alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri, Josep Borrell, ha precisato, con un messaggio su X, che “secondo la legislazione UE, nessuno Stato membro può sospendere unilateralmente la partecipazione di un altro a Schengen. Questo merita di essere analizzato - ha aggiunto - poiché è abbastanza rivelatore di come i governi UE stiano imparando a comprendere, parlare, utilizzare ed abusare dell'ordinamento giuridico dell’Unione europea in chiara violazione del principio di leale cooperazione che li lega”.
Pierpaolo Arzilla

