Lunedì 27 luglio 2026, ore 23:39

Economia

Trump rilancia la macchina dei dazi

Ci mancava pure il Trump amico dei lavoratori. La scusa ufficiale per l’ultima ondata tariffaria è il mancato contrasto al lavoro forzato. Da venerdì l’amministrazione USA ha imposto dazi fino al 12,5 per cento sulle merci provenienti da 60 partner commerciali, accusati di non essersi adeguatamente opposti a questa grave violazione dei diritti umani che coinvolge circa 27,6 milioni di persone nel mondo. La misura, annunciata giovedì, estende i dazi a molti Paesi. La maggior parte dei partner commerciali è soggetta a dazi del 12,5, tra cui Vietnam e Cina, ma un'aliquota inferiore del 10 si applica a 17 Paesi che prevedono alcuni divieti sul lavoro forzato, tra cui Regno Unito, Canada e Messico. Altri 5 partner commerciali, tra cui l'Unione europea, dovranno affrontare un ulteriore dazio per portare la loro aliquota tariffaria totale della clausola della nazione più favorita al 10 o al 12,5 per cento. Secondo quanto trapela da alcuni televisioni americane, la Casa Bianca considera il provvedimento, l’”azione più radicale in materia di diritti dei lavoratori a livello internazionale mai intrapresa dagli Stati Uniti, e da qualsiasi altro Paese”. Per l’amministrazione Trump, è il messaggio di senso che filtra, il lavoro forzato è un problema non solo per le preoccupazioni relative ai diritti umani, ma anche perché i Paesi che non stabiliscono divieti sul lavoro forzato godono di un vantaggio sleale rispetto agli Stati Uniti, che invece li applicano. I dazi in vigore dal 24 luglio intendono combinare l'applicazione delle norme con incentivi che incoraggiano i partner commerciali statunitensi ad adottare e applicare efficacemente gli stessi divieti di importazione stabiliti da Washington. I nuovi dazi sono entrati in vigore subito dopo la scadenza della precedente serie di imposte del 10 per cento sulla maggior parte delle importazioni. I dazi sul lavoro forzato, spiegano gli analisti, rappresentano l'ultimo tentativo di Donald Trump di ripristinare il suo sistema globale di dazi, dopo che a febbraio una sentenza della Corte Suprema ha annullato la maggior parte delle tariffe Paese per Paese. L'alta corte ha stabilito che Trump aveva utilizzato illegalmente una legge sui poteri economici di emergenza per imporre dazi a gran parte del mondo. Trump ha successivamente promesso di reintrodurre i dazi attraverso altre vie legali, sostenendo che le imposte sono necessarie per rilanciare la produzione manifatturiera statunitense e prevenire quelle che lui considera pratiche commerciali sleali da parte di altri Paesi. Molti economisti, però, avvertono che i dazi possono portare a prezzi al consumo più elevati e a una crescita economica più lenta. L’UE intanto valuta positivamente che “le misure correttive adottate” siano “in linea con gli impegni tariffari degli Stati Uniti” concordati nell’ambito dell’accordo di Turnberry, di cui Bruxelles ha già adempiuto alla propria parte”. In “prospettiva”, ha spiegato un portavoce di Palazzo Berlaymont, l’UE “si aspetta che gli Stati Uniti continuino a rispettare i termini della dichiarazione congiunta UE-USA, anche per quanto riguarda eventuali misure correttive nell'ambito di ulteriori indagini ai sensi della Sezione 301”. La Commissione europea ricorda che le nuove misure della Casa Bianca “stabiliscono un'aliquota tariffaria globale del 10 per cento per i 27 e reintroducono le esenzioni tariffarie aggiuntive per l'UE, relative al sughero e ai diamanti, che si aggiungono a quelle già in vigore per aeromobili e componenti, medicinali generici e principi attivi. L’essere in linea con la dichiarazione di Turnberry, rileva Palazzo Berlaymont, fornisce “uno slancio positivo” per continuare a esplorare ulteriori esenzioni tariffarie e ad approfondire la cooperazione in un'ampia gamma di settori, tra cui “le risorse naturali critiche, la sicurezza economica, l'intelligenza artificiale e le questioni digitali”. Bruxelles considera “essenziale” il rispetto degli impegni “per continuare a garantire ai nostri rispettivi mercati la stabilità e la prevedibilità di cui hanno tanto bisogno”. La Sezione 301 è la base legale USA che consente l'imposizione di dazi di durata maggiore in risposta a pratiche commerciali sleali, ma solo previa indagine governativa, che si è conclusa questa settimana. L'amministrazione sta conducendo diverse altre indagini ai sensi della Sezione 301 che potrebbero portare all'imposizione di ulteriori dazi, come quelli del 25 per centi imposti in settimana al Brasile.
Pierpaolo Arzilla

( 24 luglio 2026 )

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