Venerdì 20 marzo 2026, ore 21:02

Bruxelles

Ue, tutti (o quasi) contro Orban

Uno contro tutti. Anzi, due. Ci sarebbe anche il primo ministro slovacco a dargli manforte, ma per il resto della compagnia “il” problema resta Viktor Orban. Il premier ungherese tira diritto sul blocco del prestito da 90 miliardi all’Ucraina. Una posizione che giudica “legalmente solida”, anche perché è in gioco il futuro di uno Stato membro dell’Unione europea. Orban si dice “pronto” a sostenere Kiev solo quando “avremo di nuovo il nostro petrolio, che è bloccato da loro”. Il motivo del contendere è l'oleodotto di Druzhba. che trasporta petrolio russo verso Ungheria e Slovacchia, e che è stato danneggiato nel suo tratto ucraino, secondo Kiev, dai bombardamenti russi. Orban accusa Zelensky di rallentare deliberatamente i lavori di riparazione. “Aspettiamo il petrolio, tutto il resto è solo una favola”, avverte il magiaro. “Crediamo solo ai fatti. Senza quel petrolio, o anche solo con qualche goccia, le aziende ungheresi fallirebbero. Non è una questione politica, ma esistenziale per gli ungheresi”, aggiunge. Per molte cancellerie, però, Orban sta solo, cinicamente, prendendo tempo per ragioni elettorali. Domenica 12 aprile si vota per il rinnovo dell’Assemblea nazionale. L’attacco (diretto) al suo ostruzionismo arriva dal primo ministro finlandese, Petteri Orpo. Orban, dice, “sta usando l'Ucraina come arma nella sua campagna elettorale, e questo non va bene. Avevamo un accordo, e credo che ci abbia tradito”. Per il suo omologo belga, Bart De Wever, è “inaccettabile prendere una decisione insieme e poi dire: ‘ma non sono disposto ad attuare ciò che ho deciso’”. Dall'inizio della guerra, l'UE ha fornito 194,9 miliardi di euro di sostegno all’Ucraina. I conti li ha fatti il Consiglio d’Europa. Gli aiuti, nello specifico, si dividono in assistenza finanziaria, economica e umanitaria (105,4 miliardi), sostegno militare (69,7), rifugiati nell’UE (17) e 3,7 miliardi provenienti da beni russi congelati. Il Cremlino, intanto, ha annunciato che i negoziati per mettere fine al conflitto russo-ucraino, sono stati “temporaneamente sospesi” a causa dell’attacco all’Iran. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato le anticipazioni pubblicate dal quotidiano Izvestia sulla sospensione dei colloqui. Si tratta, ha detto, “di una pausa temporanea, per ovvie ragioni”, aggiungendo che non appena “i nostri partner americani potranno dedicare maggiore attenzione agli affari ucraini, la pausa possa terminare e che possa iniziare un nuovo ciclo di negoziati”. Al 20esimo giorno di guerra in Medio Oriente, e dopo che il Qatar ha segnalato ulteriori “danni considerevoli” all’impianto di gas di Ras Laffan, a seguito di un altro attacco iraniano successivo a quello di mercoledì, 6 Paesi, Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone, si sono dichiarati oggi pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello strategico Stretto di Hormuz, “Chiediamo una moratoria immediata e generale sugli attacchi contro le infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e del gas”, affermano in un comunicato diffuso da Downing Street, e “ci dichiariamo pronti a contribuire agli sforzi necessari per garantire la sicurezza del passaggio attraverso lo Stretto”.
Pierpaolo Arzilla

( 19 marzo 2026 )

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