L’evoluzione vertiginosa della tecnologia con i suoi trionfi e le sue catastrofi, il clamore e l’emozione dei record sportivi, la sopravvalutazione di star strapagate che attraggono folle, gli incontri di pugilato con compensi milionari davanti a folle gigantesche: sono questi i tratti salienti che determinano l’immagine della nostra epoca, insieme con il declino di concetti morali e rigorosi nel senso buono quali quello di cultura, spirito, arte, idea.” così Thomas Mann, alla luce degli avvenimenti che stavano per sconvolgere l’Europa, all’alba della seconda guerra mondiale, dipingeva la società del XX secolo, all’interno di un breve saggio dal titolo “Avvertimento all’Europa”, pubblicato nel 1937 in Francia, comprensivo di 4 scritti (Lettera di T.Mann al Preside della Facoltà di Filosofia dell’Università di Bonn; Avvertimento all’Europa; Spagna; Cristianesimo e socialismo) con la prefazione di André Gide. Una riflessione e un ammonimento all’Europa quanto mai ancora oggi attuale, che fa lo scrittore tedesco (premio nobel nel 1929) dopo 4 anni dalla sua fuga dalla Germania dominata da Hitler. Il testo oggi ripubblicato dalla casa editrice Aragno e per la prima volta tradotto dalla lingua tedesca in italiano da Lucio Coco, comprensivo della prefazione di Gide, si presenta non solo come una “preziosa testimonianza della presa di posizione di un intellettuale di fronte al tragico destino dell’Europa nell’età dei totalitarismi, ma è una vera e propria rarità bibliografica”, come dichiara Lucio Coco nella sua prefazione al testo. Un destino determinato non tanto dalla guerra, che ne ha accelerato e aggravato il processo violento, ma da una vera e propria crisi culturale che secondo l’intellettuale tedesco aveva colpito l’Europa e che portava con sé, come conseguenza grave, la mancanza di capacità di ascolto delle giovani generazioni, prive di cultura. “L’essenziale sta nel fatto che i giovani nulla sanno della “cultura” nel senso alto e profondo, del lavoro su di sé, dell’incomodo e trovano il loro agio nella dimensione collettiva. E’ questa una zona di comfort rispetto alla dimensione individuale, una zona di agio fino alla dissolutezza; ciò che questa generazione desidera per sé, si concede e approva è il congedo dall’Io.” Ed è dall’ignoranza, nell’ebrezza della massa che libera dall’io ,che nasce la guerra e la violenza contro la quale l’uomo è tenuto a combattere e a ribellarsi perché “le grandi conquiste potrebbero andare perdute”. In poche pagine Thomas Mann riesce così, con un linguaggio fluido e semplice, ad esprimere il proprio pensiero in merito a temi quanto mai oggi attuali che vanno dalla pace alla guerra, dalle masse ai regimi totalitari, facendo appello al pensiero di grandi filosofi che invitano all’impegno dell’uomo di cultura nel sociale e nella vita politica. Un breve saggio che oggi si dimostra di grande attualità, evidenziando come in fondo la storia sembra ripetersi, senza grandi vie di uscita.

