Venerdì 10 luglio 2026, ore 19:43

Rapporto annuale Inps

In pensione sempre più tardi

Il lavoro italiano cresce, cambia natura, invecchia nella sua composizione demografica, dipende sempre di più dal contributo dei lavoratori stranieri e vede arretrare alcune forme storiche di lavoro autonomo, mentre crescono professionisti, collaboratori e iscritti alla Gestione separata: è la fotografia scattata dal presidente Inps, Gabriele Fava, a Montecitorio, in apertura della presentazione del XXV Rapporto annuale dell'Istituto. Un Rapporto che, come ogni anno, ha analizzato i principali dati e le dinamiche del sistema di protezione sociale italiano, alla luce dell'evoluzione demografica, del mercato del lavoro e delle prestazioni erogate dall’Inps. Al riguardo, molta attenzione è stata dedicata a quelle concernenti gli incentivi economici alle famiglie, come l’Assegno unico e universale e altri bonus alla natalità che, secondo Fava, “possono favorire un aumento delle nascite, ma rischiano di ridurre la partecipazione delle madri al mercato del lavoro se non accompagnati da interventi complementari”, a differenza di altri, come il Bonus asilo nido e il lavoro da remoto, che si rivelano particolarmente efficaci nel sostenere l’occupazione femminile, riducendo i costi e le difficoltà legati alla cura dei figli. Fava ha anche sottolineato l'importanza di una previdenza che non nasce al momento della pensione ma dal primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, e nella capacità di contrastare il sommerso. “Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito”, pensione la cui spesa nel 2025 è risultata essere di circa 371 miliardi di euro, in leggera salita dai 364 mld del 2024, come dimostrato dal Rapporto, risultato riconducibile all’evoluzione degli importi medi, agli effetti della rivalutazione e alla composizione delle prestazioni erogate, più che a un aumento rilevante del numero di pensionati, che al 31 dicembre 2025 risultavano essere circa 16,4 milioni (16.388.149 complessivi, 15.794.919 quelli Inps), di cui 8 milioni di maschi e 8,4 milioni donne. Una quota femminile maggioritaria che, però, non riflette l'entità dei redditi pensionistici, visto che l’importo dei redditi percepiti dagli uomini è stato superiore a quello delle donne di circa il 34% (2.165,78 euro per gli uomini, 1.619,39 per le donne), confermando un divario di genere già esistente anche per quanto riguarda le pensioni, la cui età di accesso, dal 1995 al 2025, è salita di 7 anni e 3 mesi. Un divario che, secondo Fava, non può essere letto soltanto come effetto della normativa previdenziale, ma proviene da carriere più frammentate, part time spesso non scelti, maternità, cura familiare, minore continuità contributiva e per via di salari più bassi. E sul tema del salario basso è intervenuto il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Calderone, secondo la quale c'è ancora tanto da fare per recuperare in modo sensibile le flessioni che hanno caratterizzato alcuni anni, anche recenti. “L'elemento tendenziale è, invece, quello di una positività dei dati su occupazione e riduzione sensibile della disoccupazione”, ha detto. Numeri importanti anche sui lavoratori assicurati Inps che, per Fava, rappresentano un record, visto che, secondo i dati Istat, nel 2025 sono stati circa 27,2 milioni, 244 mila in più rispetto al 2024 e 1,7 milioni in più rispetto al periodo precedente la pandemia.
Dato accolto con favore anche dal ministro del Lavoro, che ha sottolineato come ogni contratto stabile, ogni carriera che si consolida, sia un “mattone della sostenibilità futura del nostro welfare”, e il lavoro di oggi rappresenti la migliore garanzia per le pensioni di domani.

E sui dati contenuti nel Rapporto Inps è intervenuto anche il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga, che ha sottolineato la tenuta del sistema previdenziale e l’importanza del lavoro di qualità come elemento centrale intorno al quale ruota il futuro delle pensioni. "Per rafforzare la previdenza – ha detto Ganga – è necessario favorire le condizioni per uno sviluppo economico del Paese che sia in grado di produrre buona occupazione e salari adeguati. Nonostante i risultati positivi degli ultimi anni, permane forte l’esigenza di rafforzare le condizioni di accesso al lavoro, soprattutto per giovani e donne, migliorare le condizioni retributive attraverso il ricorso ai contratti collettivi sottoscritti dalle Organizzazioni comparativamente più rappresentative e rinnovare tutti i contratti alle scadenze naturali”. La fotografia presentata dall'Inps per il segretario confederale mette a fuoco l’evoluzione in termini di prodotti, servizi e organizzazione che ha coinvolto l’Istituto in questi anni: oltre 27 milioni di assicurati, 15 milioni 794 mila pensionati, oltre 273 miliardi di entrate per contributi sociali, 1,661 milioni di imprese iscritte, centinaia di prestazioni erogate. Una complessità che può essere affrontata “solo se l’INPS continuerà ad essere compagno di strada di lavoratori, pensionati, cittadini e imprese – ha aggiunto Ganga - curando un servizio che, accanto allo sviluppo della tecnologia e alla quotidiana attività del suo personale, veda coinvolti in modo sostanziale anche Patronati, Caf e intermediari in relazione alle competenze a ciascuno assegnate dalla legge”. Per il segretario confederale della Cisl, in un contesto di sfide sempre più complesse per il welfare, è necessario tenere saldo il modello di governance duale dell'Inps, distinguendo la gestione dall’attività di indirizzo, programmazione e vigilanza svolta dal Consiglio di indirizzo e Vigilanza dove sono rappresentate le parti sociali.

Anna Taverniti

 

( 9 luglio 2026 )

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