Giovedì 24 settembre 2026, ore 0:26

Pensioni

Per la Ragioneria generale dello Stato la spesa salirà fino al 2041

Un rapporto tra spesa per pensioni e Pil in aumento che raggiungerà il suo picco nel 2041, arrivando al 17,1%, livello su cui si manterrà anche per il successivo triennio, per scendere progressivamente dal 2045 in poi, con intensità diverse, portandosi al 16,2% nel 2050 e al 14% nel 2070: è la previsione contenuta nel Rapporto presentato della Ragioneria generale dello Stato sulle previsioni di spesa, in rapporto al Pil, di medio e lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario. Una stima, quella della Ragioneria, legata soprattutto all'aumento del numero di pensioni rispetto a quello degli occupati, condizione questa determinata “dalla transizione demografica collegata all'ingresso in quiescenza delle generazioni del baby boom, solo parzialmente compensato dall'innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento e dall'effetto del contenimento degli importi pensionistici, esercitato dalla graduale applicazione del sistema di calcolo contributivo sull'intera vita lavorativa”. Per quanto riguarda, invece, la riduzione del rapporto fra spesa pensionistica e Pil prevista fino al 2070, questa per la Ragioneria è una conseguenza dell'applicazione generalizzata del calcolo contributivo che si accompagna alla stabilizzazione, e successiva inversione di tendenza, del rapporto fra numero di pensioni e numero di occupati, andamento che “risente sia della progressiva uscita delle generazioni del baby boom, sia dell'adeguamento automatico dei requisiti minimi di pensionamento in funzione della speranza di vita” come descrive il documento della Ragioneria, la quale analizza anche l'andamento negli anni della spesa complessiva per pensioni, sanità e long term care, sempre in rapporto al Pil. L'analisi registra come la spesa pensionistica abbia subìto diverse variazioni nell'arco di vari decenni, con un aumento registrato a partire dai due trienni 2008-2010 e 2012-2014 per via dell'impatto della recessione e del conseguente calo dei livelli di prodotto. A partire dal 2015, in presenza di un andamento del ciclo economico più favorevole e del graduale processo di innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento, il rapporto fra spesa pensionistica e Pil si è ridotto, attestandosi al 15,1% nel biennio 2017-2018, mentre dal 2019 al 2022, prima è aumentato raggiungendo il 16,9% nel 2020, e poi si è ridotto nei due anni seguenti. Alla fine del biennio 2023-2024, tenuto anche conto dell’elevato livello dell’indicizzazione, la spesa pensionistica in rapporto al Pil è tornata ad aumentare, portandosi al 15,3%.
Previsioni, quelle fatte dalla Ragioneria dello Stato sulla spesa del sistema pensionistico in rapporto al Pil, che hanno riguardato anche l’età anagrafica necessaria nei prossimi anni per il pensionamento in base all'aspettativa di vita. Secondo quanto riportato nel Documento, nel 2029 per andare in pensione sarà necessario aver raggiunto 67 anni e 6 mesi, tre in più del 2028: una stima che, anche se provvisoria, si basa sulle previsioni demografiche dell'Istat. Un'età, questa, che è destinata a salire ancora di più negli anni successivi: 67 anni e 8 mesi nel 2031, 67 anni e 9 mesi nel 2033, fino ai 67 anni e 10 mesi nel 2035, e ai 68 dal 2037. Variazioni che interesseranno anche l’assegno anticipato: nel 2029 per lasciare il lavoro saranno necessari 43 anni e 4 mesi di contributi per gli uomini, e 42 anni e 4 mesi per le donne, che diventeranno rispettivamente 43 anni e 6 mesi, e 42 anni e 6 mesi dal 2031; 43 anni e 7 mesi, e 42 anni e 7 mesi, dal 2033.

Anna Taverniti

( 23 settembre 2026 )

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