Celebrare unitariamente il Primo Maggio non è un fatto rituale ma una scelta politica chiara. Da Marghera, palco della manifestazione nazionale, a ogni altra piazza d'Italia in cui Cisl, Cgil e Uil si ritrovano insieme sul tema del lavoro dignitoso. Un richiamo non retorico, ma concreto. Perché il lavoro dignitoso è la misura reale di un Paese chiamato a tenere insieme sviluppo e giustizia. Una misura che per noi ha un parametro ben preciso: la qualità della contrattazione. Una contrattazione vera, che trae la sua forza dalla rappresentanza autentica di chi i lavoratori li conosce davvero, li incontra ogni giorno, ne tutela i diritti nei luoghi di lavoro.
A questa esigenza, il Governo ha risposto con un decreto lavoro che interviene su salario giusto, incentivi all'occupazione e contrasto al caporalato digitale. La Cisl ne apprezza molti contenuti, sia nel merito sia nella indicazione, resa dalla Presidente del Consiglio, di farne il primo passo di un nuovo patto sociale.
Tra i contenuti che giudichiamo più rilevanti, secondo quanto riportato in conferenza stampa e in attesa di leggere il testo approvato in Cdm, c'è il legame introdotto tra gli incentivi all'assunzione, quasi un miliardo di euro per giovani, donne e lavoratori nelle aree Zes, e l'applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Chi applica contratti pirata non avrà accesso alle risorse pubbliche. Chi vuole le agevolazioni dovrà rispettare i lavoratori. Una scelta di campo netta, corretta, che rileva le nostre rivendicazioni di questi anni rispetto al bisogno di dare un riferimento contrattuale al salario equo.
Per la prima volta si fissa una soglia negoziale di dignità salariale che dà finalmente attuazione all'articolo 36 della Costituzione. Non un dettaglio tecnico ma un cambio di paradigma. Avanza anche la stabilizzazione occupazionale, con esoneri contributivi per chi trasforma i contratti a termine in contratti stabili. Si rafforzano inoltre le leve per la conciliazione vita lavoro e le tutele per i rider.
Non sono risultati caduti dal cielo. Ma il frutto di una interlocuzione intensa della Cisl con Palazzo Chigi: conquiste di una rappresentanza che in questi mesi ha avanzato responsabilmente e in modo determinato proposte e progetti. Sono la dimostrazione che il sindacato confederale si qualifica nella trattativa, nel dialogo, nel confronto. È da questa credibilità che si deve ripartire per costruire qualcosa di più ambizioso.
Il contesto in cui viviamo lo richiede con urgenza. Le trasformazioni in corso – la transizione ecologica, la digitalizzazione, l'intelligenza artificiale - non sono minacce da esorcizzare né promesse da accettare acriticamente. Sono processi che cambieranno profondamente il modo in cui lavoriamo, e che possono farlo in meglio o in peggio a seconda di chi li governa e con quali strumenti.
L'intelligenza artificiale, in particolare, pone al sindacato una sfida inedita: non si tratta di opporsi all'innovazione, ma di pretendere che essa sia governata attraverso la contrattazione, la formazione e la partecipazione dei lavoratori. Non sulle loro spalle, ma con il loro contributo consapevole. La dinamica di cambiamento, così gestita, esclude il regresso sociale e diventa un'opportunità. La differenza la fa la qualità delle relazioni industriali.
È anche su questo che dovrà concentrarsi l’Accordo della Responsabilità che serve al Paese. Un’Intesa che coinvolga Governo, sindacato confederale e sistema delle imprese su un orizzonte lungo: salari e produttività, formazione e innovazione, sicurezza nei luoghi di lavoro, welfare, fisco, non autosufficienza. Una visione che guardi ai prossimi vent'anni, non alle prossime elezioni.
Il segnale arrivato dalla presidenza del Consiglio va raccolto, e deve diventare impegno concreto di chi sa che il lavoro non è una variabile da ottimizzare, ma il fondamento della coesione, della crescita e della stessa Repubblica. Di chi sa che ogni lavoratrice e ogni lavoratore merita non solo tutele, ma l'ambizione di contribuire al bene comune.
Segretaria generale Cisl

