“Un Paese nel quale nessuno sia costretto a scegliere tra la salute e il salario, tra lavoro e famiglia, tra restare nella propria terra e costruirsi un futuro. E se qualcuno pensa che la responsabilità sia debolezza, che il confronto sia rinuncia, venga a vedere i volti delle persone che oggi sono qui.
Sono i volti di un sindacato che non ha paura di scegliere e di battersi per ciò in cui crede. L’Italia non è condannata al declino, può cambiare, può tornare a crescere, può tornare a sperare dentro un grande accordo per il lavoro, la coesione e la crescita”. Così Daniela Fumarola, da Genova, ha lanciato un “messaggio forte”: “il futuro non si aspetta e non si appalta. Si costruisce insieme!”. Lo ha detto, in un discorso da autentica leader, abbassando la bandierina del pronti via de “Il Patto che unisce”, ed un viaggio del sociale che percorrerà come un brivido l’Italia, dalla città della Lanterna, simbolo di mare e lavoro scelta significativamente come punto di partenza, fino a Gioia Tauro, nel profondo Sud nostrano, per finire a Roma. Lo ha ha fatto presso il Palasport davanti al mare in una grande convention sindacale come forse mai vista in Italia, una festa, tra cento bandiere bianche e verdi, non tanto e non solo per entusiasmo, determinazione e pathos da commuovere, ma piuttosto per i contenuti, la linea politica e la filosofia di un sindacato che usa confronto, dialogo, tutela ostinata del mondo del lavoro piuttosto che barricate e violenza verbale. Fumarola è partita proprio dalla città dell’evento, dai cantieri del Terzo valico, “fermi – ha dichiarato - per una lite sui conti tra Rfi e Webuild, con centinaia di operai in cassa integrazione”, che non devono pagare “il prezzo di un braccio di ferro tra due giganti”. Patto Cisl, ha sottolineato, che non riguarda solo l’Italia: “il mondo brucia. La guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina continua a provocare morte e distruzione. I principi del diritto internazionale sono calpestati anche da un’intesa vergognosa tra Washington e Mosca, con un presidente americano che congela le sanzioni e chiede a Kiev di cedere territori. Speriamo che questa impostazione cinica, vigliacca, scellerata del capo della Casa bianca sia la prima a cadere sotto l’onda blu delle elezioni di medio termine di martedì scorso.
Una pace che umilia un popolo invaso e premia l’aggressore non è pace, ma disfatta in attesa della prossima guerra. E lo stesso vale a Gaza, dove la tregua regge solo sulla carta. Invochiamo aiuti che entrino davvero, il disarmo di Hamas, diplomazie democratiche al lavoro per due popoli e due Stati capaci di vivere in sicurezza e dignità”. L’Europa “sappia parlare con una voce sola e investire sulla propria autonomia strategica e sul proprio modello sociale. Altrimenti l’Italia e l’Europa resteranno vasi di coccio tra le pressioni crescenti di Stati Uniti e Cina”. Durissima contro “con un termine che fa rabbrividire: “remigrazione”. Una parola orrenda per un’idea sporca, la deportazione su base etnica. Da questa terra di partenze e di arrivi, dove tanti italiani si sono imbarcati per emigrare, non lontano da Quarto, dove è partita la spedizione che ha portato all’Unità d’Italia”. Segretario nazionale Cisl molto concreta poi sulle “conseguenze dell’instabilità globale arrivano nelle nostre case, dove si guarda il costo della spesa e della bolletta, si rimanda una visita medica, si rinuncia a una cura. L’inflazione non ha eroso solo salari e pensioni. Ha eroso la speranza delle persone”. Mentre circa la sicurezza ha ricordato le mille morti all’anno: “la sicurezza è un diritto che viene prima di ogni bilancio aziendale”. Ci sono “obiettivi che appartengono a tutti. Salari e pensioni che devono tornare a crescere. Una sanità che funzioni. Il diritto ad abitare una casa. Una scuola e un’università capaci di piantare i semi del futuro”. Sulla questione giovanile, forte condanna a “devastazioni, con i saccheggi che abbiamo visto il 17 ottobre nelle nostre città. Puro teppismo, violenza deliberata da condannare senza ambiguità”. Ma non si cavalchi ciò perché “tantissimi studenti hanno sfilato in modo civile, magari aspro ma pacifico, contro aule sovraffollate e scuole fatiscenti, affitti e mutui impossibili, lavori poveri, mobilità inesistente e un futuro che non arriva”. “Genitorialità e lavoro – ha proseguito - non sono “doveri da donna”. Bisogna rompere questa narrazione paternalistica e patriarcale”. Chiaro scuri poi sulla Legge di Bilancio: Non piacciono a Cisl flat tax al 15 % fino a 100 mila euro per gli autonomi che crea disparità. A pari reddito “un dipendente o un pensionato paga più del triplo di tasse”. E no all’adeguamento a partire da pensioni di circa a 1800 euro netti al mese. “Parliamo non di ricchi. Ma di infermieri, insegnanti, impiegati, operai specializzati ora in pensione, che hanno versato contributi per quarant’anni o più”. Si prendano soldi su rendite speculative e di posizione, economia sommersa da duecento miliardi l’anno. No a condoni, rottamazioni, bisogna guardare a chi negli anni delle crisi ha visto i profitti gonfiarsi. I cinque miliardi chiesti a banche e assicurazioni, insieme alla tassa raddoppiata sulle transazioni finanziarie, sono un buon inizio”. E una politica industriale “che smetta di rincorrere le crisi quando sono già esplose. Non possiamo delegare il futuro della manifattura alla magistratura!”, come per ex Ilva. E quindi, tra decine di interruzioni per applausi, ecco il tema del Libro Verde: “Non elenco di rivendicazioni ma piattaforma aperta. Offerta che Cisl mette sul tavolo della politica, delle imprese e degli altri sindacati per un accordo su riforme e investimenti che durino non per i prossimi mesi elettorali, ma per i prossimi 10 anni. Grandiosa e con parole da statista la rivendicazione dell’autonomia Cisl, come “cultura della responsabilità”: “Cisl non ha governi amici o nemici, riconosce ciò che è positivo, chiede di correggere ciò che è insufficiente, contrasta le scelte che ritiene sbagliate. Non è la strada più comoda. È più facile schierarsi automaticamente con una parte che pesare ogni misura nel merito”.
Dino Frambati

