Martedì 28 maggio 2024, ore 13:45

Industria

Milano: tessile in difficoltà tra cig, solidarietà ed esuberi

Dopo la pandemia c’è stato un momento di forte ripresa della domanda, ma adesso il comparto è tornato a vivere una fase di incertezza. Tengono bene i grandi brand, sono più in sofferenze le imprese che realizzano filati e tessuti”.Eustachio Rosa, segretario generale della Femca Cisl di Milano, fotografa così la situazione della produzione tessile nell’area metropolitana, che vanta una lunga tradizione ed è molto importante per il made in Italy.

Rosa, cosa è successo in questi anni?
Il tessile fa parte del sistema-moda, che ha una filiera molto lunga. Fra il 2021 e il 2022 la richiesta di prodotti italiani ha fatto segnare una crescita significativa, soprattutto sui mercati europeo e statunitense. Alcune aziende del milanese hanno investito sulle strutture e sulle risorse umane, assumendo nuovo personale. Questo per garantire l’aumento dei volumi produttivi e rispettare i tempi di consegna che erano diventati sempre più stringenti. E’ c’erano grandi speranze anche per il 2023. 

In che senso?
Nel senso che si pensava di replicare l’andamento dei periodi precedenti, ma poi la situazione si è fatta difficile, soprattutto a causa di fattori non controllabili. Il primo problema è stato l’aumento enorme dei costi dell’energia, determinato dal conflitto in Ucraina e anche da qualche speculazione. Il comparto tessile è fortemente energivoro e gli importi delle bollette hanno pesato molto sui conti delle aziende. Poi c’è un secondo fattore da considerare.

Ovvero?
Persiste una situazione di mercato complicata, registrata già nel 2023 e confermata in questo inizio di 2024, a causa della forte concorrenza, che potremmo definire anche sleale, esercitata da imprese ubicate in luoghi dove il costo del lavoro è più basso rispetto a quello italiano e dove le tutele della manodopera non sono come quelle in vigore in Occidente. Penso a Paesi come Turchia, India, Pakistan, Cina, Egitto. Per alcune realtà del nostro territorio è sempre più difficile mantenere in casa le lavorazioni e questo incide sull’occupazione. 
Ci sono dei dati?
Una decina di aziende ha fatto ricorso alla cassa integrazione, complessivamente per circa 300 dipendenti. Altre stanno chiedendo al personale di smaltire le ferie residue e ci sono oltre 500 lavoratori con contratto di solidarietà. In qualche caso si parla di esuberi in vista. Mi sono fatto fare dai nostri operatori e delegati un quadro della situazione, azienda per azienda. Un campione di una quindicina in tutto, posso citare qualche passaggio. 

Prego…
“Situazione molto al limite, mercato sempre più difficile, prezzi italiani sempre meno competitivi”; “Attualmente in concordato preventivo a causa di una difficile situazione debitoria, ma a livello di volumi sta procedendo abbastanza bene”; “Situazione di mercato molto complicata, che non consente mai una programmazione a lungo termine”; “Situazione molto tranquilla sia sotto il profilo dei volumi che finanziario”. Come vede lo scenario ha luci e ombre. Forse più ombre. Un quadro simile emerge nel calzaturiero, che è una presenza radicata nel milanese ed è un altro pezzo significativo del sistema-moda. Lì le difficoltà arrivano in particolare dal mercato russo, molto importante soprattutto per l’alta gamma, che ovviamente risente del conflitto in Ucraina. 

Mauro Cereda
 

( 21 marzo 2024 )

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