Il Libro Verde verso un Patto sociale di sviluppo, lavoro e coesione, frutto di un percorso condiviso, capace di tenere insieme analisi e rappresentanza, conoscenza ed esperienza, ricerca e vita concreta delle persone che lavorano”: è con queste parole che la segretaria generale Cisl, Daniela Fumarola, ha annunciato oggi a Firenze il progetto avviato dalla Confederazione di Via Po, il Libro Verde appunto, che non vuole essere un documento da consegnare agli archivi ma una piattaforma aperta di confronto nazionale: il primo tassello di una proposta organica e complessiva che la CISL intende aggiornare, consolidare e offrire al Paese. Non una somma di rivendicazioni, ma una visione condivisa di sviluppo, lavoro e coesione per lo “scambio politico” necessario a dare una prospettiva di sviluppo nei prossimi anni", ha chiarito Fumarola. Un cantiere di idee aperto per investire sul pensiero lungo, sulla proposta e sulla capacità di indicare una direzione strategica su macroeconomia, lavoro, formazione, casa e parità di genere – come descrive la Cisl in una nota - col desiderio di costruire una cultura all'altezza delle sfide del Paese. È questa l’idea alla base del progetto di un Libro Verde elaborato dalla Cisl, in grado di offrire una risposta strutturata alle grandi trasformazioni del nostro tempo. Una giornata costruita come un vero e proprio laboratorio alla presenza di esperti di alto profilo come Maurizio Del Conte, Francesco Giorgino, Sonia Malaspina, Marco Marcatili, Tommaso Nannicini, Elena Prodi, oltre agli interni Aldo Carera, Emmanuele Massagli, Stefano Mastrovincenzo, che hanno dato il proprio contributo su temi che toccano il cuore dell'agenda Cisl: dallo scenario macroeconomico alle relazioni industriali, dalla formazione al sistema produttivo, dalla questione abitativa alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
"Una società complessa non si comanda ma si coinvolge”: ha affermato Fumarola. “Le grandi scelte prese soltanto nelle stanze del potere, senza il radicamento di chi dovrà poi viverle e attuarle, restano fragili, contestate, spesso inefficaci. Il Patto che immaginiamo nasce da una logica diversa: un’integrazione vera tra ciò che viene dall’alto e ciò che cresce dal basso. Non un’utopia: la nostra legge sulla partecipazione dimostra che questo metodo sappiamo già praticarlo. Ora dobbiamo trasformarlo da metodo a politica. Alla nostra organizzazione serviva un laboratorio capace di riunire competenze diverse, esperienze autorevoli e anche idee eterodosse. Uno strumento con due finalità: accrescere la nostra capacità riflessiva e promuovere la divergenza costruttiva. In un cambio d’epoca, non accontentarsi della prima risposta è ciò che ci permette di non sbagliare le scelte importanti. Lo porteremo nei territori, nelle categorie, nei luoghi della rappresentanza e del confronto sociale. Intendiamo discuterlo con le istituzioni, con il sistema delle imprese, con il Terzo Settore, con il mondo della cultura, delle professioni e dell’associazionismo. Una piattaforma di proposte capace di diventare l’ossatura di un Patto sociale per lo sviluppo, il lavoro e la coesione".
Per Fumarola c'è una priorità su tutte: impedire che il Paese scivoli in una polarizzazione sempre più profonda e drammatica. "Da una parte, una componente più istruita, più professionalizzata, già inserita nei circuiti dell’innovazione. Dall’altra, una parte molto più ampia della popolazione, esposta a lavori poveri, discontinui, poco qualificati, con scarse possibilità di mobilità sociale. E nel mezzo, il tradizionale ceto medio, che rischia di assottigliarsi, perdendo sicurezza, reddito disponibile e fiducia nel futuro", ha rimarcato Fumarola. "La vera posta in gioco è la capacità del Paese di impedire che la tecnologia diventi un nuovo moltiplicatore di diseguaglianze. Anche il Governo sembra aver colto la centralità di questa sfida. L’istituzione dell’Osservatorio sull’intelligenza artificiale presso il Ministero del Lavoro è un segnale positivo, che riconosciamo ma non è sufficiente. Una trasformazione destinata a incidere così profondamente sul lavoro, sulle competenze, sulle tutele e sulla qualità dello sviluppo non può essere governata senza un coinvolgimento pieno, stabile e sostanziale delle parti sociali. E oggi, su questo punto, siamo ancora troppo indietro".
Fumarola ha elencato le priorità di fondo che il Libro Verde della Cisl è chiamato a sviluppare: elevare il potenziale di crescita e di redistribuzione della nostra economia; innovare il welfare, per renderlo più coerente con il nuovo assetto sociale, demografico e produttivo del Paese; ridurre la tassazione sul lavoro, alleggerendo in particolare il peso che grava sui ceti medi, senza inseguire scorciatoie di stampo populistico come la patrimoniale. Ma la priorità delle priorità, secondo la segretaria generale Cisl, insieme alla ripartenza delle retribuzioni, deve essere l’inclusione delle nuove generazioni. “Troppo spesso - ha concluso Fumarola - i giovani italiani riescono a lasciare la famiglia d’origine più tardi dei loro coetanei europei non per scelta, ma per mancanza di opportunità, reddito e sicurezza. Serve una fiscalità di vantaggio che accompagni l’ingresso nel lavoro, sostenga percorsi professionali stabili e favorisca l’autonomia personale e familiare”.
Per Aldo Carera, presidente della Fondazione Pastore, “Una società stanca si rigenera solo ricostruendo fiducia e legami comunitari duraturi: è questa la nostra visione. Per la Fondazione Pastore - ha dichiarato Carera - valorizzare la storia e la cultura della Cisl significa rimettere al centro i processi umani: una sfida che richiede tempo e fatica, oltre la logica dell'algoritmo”. Interessante anche l'intervento di Maurizio Del Conte, dell'Università Bocconi. “La formazione in Italia deve essere profondamente riformata per dare alle persone ciò che serve nel mercato del lavoro e dare al Paese quel capitale umano di cui ha bisogno per crescere”. Una formazione che, secondo Del Conte, deve essere di qualità, di massa e per tutti, accompagnata da un sostegno per renderne effettivo il diritto anche per chi non ha un lavoro. Per il presidente della Fondazione Tarantelli, Emmanuele Massagli, “L’accordo del ‘93 aveva un’intuizione giusta, che la Cisl ha ripreso: il livello contrattuale nazionale dedicato al recupero salariale e inflazione, e il livello decentrato per la parte espansiva”.
A seguire la relazione di Tommaso Nannicini, dell'Istituto universitario europeo dell'Università Bocconi, che ha fatto il punto sui giovani che scappano all'estero.“Negli ultimi 10 anni 1,5 milioni di adulti hanno lasciato l'Italia, il 60% under 35”: ha sottolineato. “Più che le culle vuote, a preoccupare devono essere gli aerei pieni di giovani che scappano all'estero per inseguire opportunità che qui mancano, schiacciati da salari d'ingresso sempre più bassi. È il momento di investire sul loro futuro”. Infine l'intervento di Stefano Mastrovincenzo, presidente Ial, che ha chiuso la sessione mattutina dei lavori, affrontando i problemi legati alla formazione. “I fondi del programma GOL si stanno esaurendo: cosa succederà con il crollo delle risorse regionali?” si è chiesto Mastrovincenzo, per il quale non è più possibile ignorare il fatto che il lavoro e le politiche attive siano LEP vitali per il Paese.
Nella sessione pomeridiana del Comitato esecutivo Cisl, l'intervento di Elena Prodi, dell'Università San Raffaele di Roma, per la quale “Di fronte alla polverizzazione del lavoro e all’arrivo di attori globali come la Cina, la contrattazione decentrata può diventare strumento di solidarietà e coesione territoriale. La partecipazione dei lavoratori non è un optional: è una risposta di sistema”. Poi è stata la volta di Marco Marcatili, del Gruppo Lombardini22, che ha evidenziato un dato shock, ossia che tra mutui/affitti (oltre il 35% in molte aree) e costi di gestione, l'abitare assorbe oggi il 50-60% del salario medio. “La sola politica salariale o il recupero di produttività – ha detto Marcatili - non basteranno a colmare questo gap nel medio termine. Per questo serve una contrattazione di nuova generazione che agisca su mobilità, welfare aziendale e territorio, e che trasformi l'abitare in piattaforma di riscatto sociale”.
Infine gli interventi di Sonia Malaspina (GLS Italia) che ha sottolineato il valore femminile nelle aziende come leva di competitività, e quello di Francesco Giorgino, per il quale “In un'epoca in cui domina la verosimiglianza e non la verità, proporre un patto che richiede ascolto e costruzione comune è una scelta coraggiosa e controcorrente”.
Anna Taverniti

