Martedì 10 marzo 2026, ore 13:23

Vertenze

Aeffe e la crisi dei marchi della moda: i lavoratori contro i licenziamenti

La crisi del gruppo Aeffe si traduce sempre più in una vertenza occupazionale che mette al centro il destino di centinaia di lavoratrici e lavoratori. Qualche giorno fa lo sciopero con presidio davanti alle sedi dell’azienda a San Giovanni in Marignano, nel Riminese, e a Milano, contro l’annuncio di 221 licenziamenti all’interno della holding della moda che controlla marchi storici come Alberta Ferretti, Moschino, Philosophy e Pollini. Secondo quanto comunicato dai sindacati, gli esuberi riguarderebbero oltre 170 dipendenti in Romagna e più di 48 in Lombardia, colpendo in modo significativo i poli produttivi e creativi del gruppo. La mobilitazione è avvenuta in concomitanza con un tavolo al Ministero del Lavoro, dal quale non sono emerse novità sostanziali rispetto al percorso di riorganizzazione già tracciato dall’azienda. Al centro della protesta c’è il metodo con cui Aeffe sta gestendo la crisi: una chiusura totale dell’azienda rispetto alle proposte sindacali. Per i lavoratori, il ricorso diretto ai licenziamenti rappresenta una scelta drastica e non inevitabile, soprattutto in un settore che sta attraversando una fase ciclica di difficoltà e che potrebbe essere sostenuto da strumenti di tutela già previsti dall’ordinamento.
Una crisi che colpisce in modo particolare l’occupazione femminile, perché la maggioranza di questi posti di lavoro è occupata da donne. Un dato che rende la vertenza Aeffe ancora più delicata in territori dove il settore della moda rappresenta una componente fondamentale dell’economia e dell’occupazione qualificata. Intanto dalla Regione Emilia-Romagna arriva la disponibilità ad attivarsi rapidamente. “Siamo pronti ad aprire un tavolo di crisi per sostenere le richieste delle lavoratrici e dei lavoratori e per difendere questo presidio produttivo”ha affermato Emma Petitti. Sulla stessa linea la consigliera Alice Parma: “Aeffe è una realtà storica del territorio e non può essere sacrificata con la sola logica dei licenziamenti”.

Mentre il gruppo Aeffe prosegue il proprio percorso di ristrutturazione finanziaria, per i lavoratori il tempo stringe. La scadenza degli ammortizzatori sociali e l’assenza di soluzioni condivise alimentano un clima di forte preoccupazione e tensione. La vertenza resta aperta e il confronto tra azienda, sindacati e istituzioni sarà decisivo per capire se la crisi potrà essere gestita senza sacrificare ulteriormente occupazione, competenze e un pezzo importante del made in Italy. Il gruppo Aeffe si trova oggi in piena crisi economica e organizzativa. I conti del gruppo evidenziano un trend negativo che si protrae da oltre un anno. Nel corso del 2025, Aeffe ha registrato un calo significativo dei ricavi: secondo i dati preliminari, i ricavi consolidati sono diminuiti di oltre il 23% nel primo trimestre e di circa il 25-27% nei primi nove mesi dell’anno rispetto al 2024. L’Ebitda del gruppo è passato in negativo, riflettendo una redditività in forte contrazione, mentre le perdite nette si sono ampliate su più fronti. L’andamento delle vendite ha penalizzato trasversalmente i principali mercati: in Italia, in Europa e persino in Asia e nelle Americhe si è registrata una diminuzione della domanda. Aeffe ha fatto ricorso alla composizione negoziata della crisi d’impresa, uno strumento previsto dalla legge italiana per cercare un riequilibrio finanziario e operativo evitando il fallimento. Questo ha portato la società anche a posticipare la pubblicazione del proprio resoconto intermedio per meglio integrare il piano industriale di risanamento richiesto durante la procedura. In questo contesto, la holding ha avviato operazioni di razionalizzazione: tra queste la chiusura di alcuni punti vendita non più sostenibili, come l’esempio della boutique Alberta Ferretti a Roma, ceduta con indennità di uscite anticipata per poter concentrare risorse sulle aree di business più redditizie. La crisi di Aeffe non è un fenomeno isolato, ma simbolico delle difficoltà che sta attraversando il settore della moda e del lusso italiano in un contesto di rallentamento globale dei consumi e pressioni sui margini operativi. La capacità del gruppo di ripensare il proprio modello di business, ristrutturare i costi e rilanciare i propri brand rappresenta oggi una sfida cruciale non solo per gli azionisti, ma per l’intera filiera produttiva e occupazionale che ruota attorno ai marchi storici del made in Italy.

Sara Martano

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